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Le verità che il Re del Grano si porta nella tomba

Casillo, la Foggia dell'età dell'oro e quel libro-bomba rimasto nel cassetto tra gli assaggi delle 6 del mattino al bar "Cavour"

Al marchio di mafioso Casillo non ha voluto mai rassegnarsi, raccogliendo pazientemente carte e testimonianze di una «congiura», come la definiva, ordita da poteri forti, fortissimi, che avevano “armato” i tribunali, ad iniziare da quello di Foggia, apparecchiati per essere “cucinati” in un libro-bomba che era tentato continuamente di sistemare e far pubblicare, salvo poi a tirarsi puntualmente indietro.

Casillo, la Foggia dell'età dell'oro e quel libro-bomba rimasto nel cassetto tra gli assaggi delle 6 del mattino al bar "Cavour"

Pasquale Casillo

«Non per me, che ormai sono considerato un pazzo, ma per salvare la vita a chi lo scrive, perché di mezzo ci sono tutti i vertici di un sistema politico, finanziario, giudiziario, dei servizi segreti, che hanno voluto affossarmi», mi diceva in uno di quegli incontri-confessione delle 6 del mattino a cui mi dava spesso appuntamento al bar “Cavour” di Foggia, da sempre tempio delle sue pubbliche relazioni. Anche da “Re del grano”, fin dai tempi di “Zemanlandia”, il Foggia dei miracoli in serie A, e dell’Avellino in serie B, del quotidiano “Roma” che fece resuscitare volendo caparbiamente in redazione una squadra di giornalisti “killer”, come ci chiamava lui volendo intendere, cioè, capaci di raccontare i fatti, la verità, con sfrontatezza. Era l’età dell’oro di una Foggia che girava tutta intorno alle 56 aziende del suo impero economico...

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