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09.03.2026 - 15:45
Per la Basilicata fu un pilastro industriale, il primo vero esempio di trasformazione agricola della piana jonica. Bietole lucane, pugliesi, calabresi e campane diventavano zucchero, lavoro, economia. Oggi, su quei circa 30 ettari di area, restano due ciminiere da 40 metri, un grande edificio su tre piani – la storica “casa bietole/zucchero” – uffici, laboratori e vasche di decantazione che, nel frattempo, hanno deciso di reinventarsi oasi naturale. Gli aironi non hanno aspettato autorizzazioni: hanno occupato lo spazio e basta. L’ex zuccherificio, però, non è solo un sito di archeologia industriale. È una ferita aperta nel cuore della Basilicata. Un simbolo di ciò che potrebbe essere e che, inspiegabilmente, ancora non è. Un’“orrida bellezza” che affascina, ma soprattutto imbarazza, perché racconta meglio di qualunque convegno il rapporto complicato tra Sud, sviluppo e decisioni che non arrivano mai. La sua posizione è tutt’altro che marginale. L’ex Eridania è una cerniera naturale tra il centro urbano di Policoro e il lido ionico. Riqualificarla non significherebbe restaurare una rovina per nostalgia, ma attivare un vero volano economico per la provincia di Matera e per l’intera regione. Centri congressi, spazi di co-working, incubatori di imprese, musei interattivi sulla riforma fondiaria, strutture ricettive, aree verdi, ricerca sull’energia alternativa. Tutto è stato pensato, progettato, disegnato. Tutto, per ora, è rimasto fermo
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