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In morte di don Nicola Scioia, prete-prete, fino alla sua ultima fibra della sua umanità

In morte di don Nicola Scioia, prete-prete, fino alla sua ultima fibra della sua umanità

C’è una storia bella da raccontare, bellissima. Una storia autentica, di perfetta letizia.
Una storia che va affidata alla diffusione più ampia per essere conosciuta e gustata.
La storia di un sacerdote. Sì, di un prete. Di un prete-prete, di un prete con tutto sé stesso, fino all’ultima fibra della sua umanità.
La sua esperienza terrena si è interrotta lo scorso undici settembre a soli 54 anni, dopo un lungo periodo di malattia.
In molti avevano chiesto la grazia della sua guarigione affidandosi alle preghiere. Il miracolo, comunque, c’è stato: aver vissuto la sofferenza e la morte non come una disgrazia, ma come un incontro, l’inizio di una festa senza fine.
“Tu con Lui davanti a un mondo che fantastica avventura! Mi hai sempre accompagnato, come promesso dalla tua Parola. Ringrazio ognuno di voi per l’affetto. Amatevi nel Signore, è l’unica cosa che dà gioia. Vi benedico da questo altare, scomodo ma importante”.
L’ultimo messaggio, postato su Facebook prima dell’aggravarsi della malattia insieme ad una foto in cui celebra l’Eucaristia in mezzo alla Natura, è solo un assaggio di quella fede sacerdotale e di quella spiritualità che danno la misura della vocazione di don Nicola Scioia.
Un prete accogliete. Così deve essere ricordato. Un uomo mite, sereno, felice di servire gli altri. Il suo “sorriso per tutti” rimane il segno distintivo del suo operato. Quel “sorriso per tutti” che offriva un posto sicuro a chiunque incontrasse il suo sguardo, che invogliava a dividere un pezzo di strada insieme, che costruiva un ponte tra Dio e l’uomo.
Un predicatore vero, capace di rispondere alle domande dell’intelligenza e di orientare ad amare comunque la vita, la terra, la storia, nonostante ogni contraddizione ed oscurità.
Un uomo della Pasqua, sempre pronto ad annunciare che la vita eterna cammina sulle strade del mondo, nutrita d’Eucaristia.
Questo era don Nicola. La voce quasi un sussurro a ripetere in continuazione “Dio è amore”, lo sguardo rivolto all’ostia consacrata ad annunciare continuamente che la salvezza passa inevitabilmente attraverso l’amore di Dio. “L’amore che libera”, scriveva. Quell’amore che fa scegliere di guardare e che consente di vedere, di osservare, di gustare la vita, di coglierla e di condividerla. Quell’amore che fa affrontare il quotidiano con la speranza della gioia vera.
La gente lo ascoltava. Presentava il Vangelo con fiducia. Bellissima la predica dell’ultima Pasqua: nessun uomo sia solo, che abbandoni ogni tristezza, che fiorisca a immagine di Dio, che abbia compagni d'amicizia e di festa, che sia creativo e ostinato nell'amore, che abbia occhi pieni di dolce speranza e di sogni, che spalanchi la vita, la testa, le braccia allo sguardo eterno di Dio.
La gente ammirava il suo esempio di accettazione della sofferenza: “Mi sento come Cristo in croce, ma Dio è amore!”.
Se n’è andato silenziosamente, accendendo una luce calda e bella in tutta l’intera comunità di Palazzo San Gervasio, ove, da quindici anni, esercitava con amore sincero la cura pastorale della parrocchia di San Nicola. Una luce di riconoscenza per aver ricevuto la grazia di incontrarlo lungo la via.
L’artista palazzese Amedeo Brogli, aiuto di Guttuso, cui don Nicola aveva commissionato la realizzazione delle nuove vetrate artistiche per la sua Chiesa, gli ha dedicato un bozzetto disegnato a matita: il profilo di un servitore che rivolge lo sguardo fino al suo padrone. Il nero della mina, alleggerito da tratti di colore blu intenso, definisce i segni del suo volto in trasformazione, quasi a indicare la consapevolezza di una fine proiettata verso l’inizio ultraterreno, tra il dolore di essere e la bellezza di tramutare questo dolore in creazione. Quel bozzetto, forse (forse), diventerà parte delle vetrate che don Nicola voleva per la sua “casa”.
Cadrà la pioggia, strariperanno i fiumi, soffieranno i venti e si abbatteranno su quella “casa”, ma essa non potrà cadere perché è fondata sulla roccia. Quella del saggio uomo di Dio che ha ascoltato le Sue parole e le ha messe in pratica.
A(d)Dio don Nicola. La linea del tuo sorriso e la lietezza della tua esperienza terrena accompagneranno nel ricordo e nella determinazione a seguire l’esempio di un prete contento.

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