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La mala del Vulture

Melfi, tutti gli affari dei Delli Gatti: relazioni con un consigliere comunale e una rete di imprenditori

Dall'aggiudicazione di un terreno all'imprenditore Macchia alle estorsioni per la sagra della varola

Melfi, tutti gli affari dei Delli Gatti: relazioni con un consigliere comunale e una rete di imprenditori

Il clan avrebbe cercato anche di acquisire in regime monopolistico il controllo di alcune attività economiche, anche in Puglia, tra cui la raccolta e la rivendita di paglia e foraggi.

Il clan Di Muro-Delli Gatti di Melfi era tornato operativo più di prima. Dalle carte dell'inchiesta coordinata dal pm della Dda di Potenza, Gerardo Salvia, che ha portato all'esecuzione di 16 misure cautelari su 54 indagati, emergono per la prima volta relazioni con il mondo imprenditoriale.

Stando alle accuse, l'associazione mafiosa avrebbe operato nel Vulture-Melfese: furti, estorsioni, usura, traffico di armi e droga, le attività principali. Il clan avrebbe cercato anche di acquisire in regime monopolistico il controllo di alcune attività economiche, anche in Puglia, tra cui la raccolta e la rivendita di paglia e foraggi. E poi avrebbe mirato ad acquisire complessi fondiari nel Vulture e beni e servizi da aziende della zona, con la forza dell'intimidazione. Ad essere presi di mira erano diversi operatori economici, spaziando dagli espositori alla sagra della varola per arrivare all'ipermercato Interspar di Melfi. Avrebbero chiesto il pizzo perfino per la sagra della varola.

E il gruppo aveva anche stretto alleanze con altre organizzazioni, come con il clan Martorano-Stefanutti di Potenza. Sintomatico il tentativo di alcuni affiliati melfitani di dissuadere la vedova di Donato Abruzzese dal costituirsi parte civile nel processo a carico di Dorino Stefanutti per l'omicidio del marito.

Ma le oltre 500 pagine dell'ordinanza fotografano una serie di reati che coinvolgono alcuni dei presunti affiliati. Tra questi una presunta turbativa d'asta che coinvolge anche una consigliera comunale, Vincenza Navazio, e il fratello e presidente del Melfi Calcio, Lorenzo Giovanni Navazio, per l'aggiudicazione di una procedura di assegnazione di un terreno agricolo indetta dalla Banca delle terre. In particolare, si legge nell'ordinanza, «Lorenzo Delli Gatti, centro decisionale dell'intero complesso dei
rapporti collusivi sottesi alla partecipazione alla procedura competitiva dell'impresa "VERUS SRL" di Donato Macchia, e dell'omonima impresa individuale nella titolarità di Vincenza Navazio, consentiva a Lorenzo Giovanni Navazio di concordare, al rialzo, l'offerta economica che avrebbe presentato la Navazio con Macchia, in modo da garantire l'aggiudicazione del lotto fondiario in favore dell'impresa della stessa Navazio, ottenendo, contestualmente, ed in seguito a specifici accordi con il Lorenzo Giovanni Navazio, l'affidamento della conduzione del complesso delle attività economiche sul compendio fondiario oggetto di aggiudicazione». E ancora: Macchia «compartecipe al pubblico incanto de quo, nelle vesti gestorie dell'impresa "VERUS SRL", rendeva edotto, dolosamente e quale frutto delle proprie condotte collusive con Delli Gatti e con Navazio, lo stesso Navazio del contenuto della propria offerta economica per consentire, a Vincenza Navazio, la presentazione di un'offerta economica più alta, e, in violazione delle prescrizioni del relativo disciplinare di gara, depositando un assegno cauzionale inferiore al 10% della
base d'asta per essere escluso dallo stesso pubblico incanto e favore la partecipazione della Navazio; Lorenzo Giovanni Navazio, fratello di Vincenza, pattuendo con il compartecipe Macchia e con Delli Gatti il rialzo dell'offerta economica che avrebbe presentato la stessa NAvazio, le garantiva l'aggiudicazione del complesso fondiario in oggetto di pubblico incanto, che avrebbe destinato, successivamente e sempre in ragione dei medesimi accordi collusivi, alle attività gestorie dell'impresa dello stesso
Delli Gatti».

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