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Festa della Repubblica, sfilano i medici. Speranza plaude, ma negli ospedali c'è il caos

Festa della Repubblica, sfilano i medici. Speranza plaude, ma negli ospedali c'è il caos

Roberto Speranza

«Oggi, per la prima volta, le donne e gli uomini del Servizio sanitario nazionale partecipano alla celebrazione della Festa della Repubblica. È una grande emozione e un bel riconoscimento al sacrificio e all’impegno straordinario dei nostri professionisti sanitari durante la pandemia. Grazie a loro il Paese ha retto dinanzi a una sfida senza precedenti ed è a loro che dobbiamo la ripartenza dell’Italia. Non dobbiamo dimenticarlo mai. Buon 2 Giugno a tutti». Così il ministro della Salute, Roberto Speranza, su Facebook e su Twitter, ha commentato la partecipazione di una rappresentanza degli operatori sanitari alla parata del 2 giugno a Roma. L'abile ministro sempre pronto a lodare il Ssn, ignora lo stato di fatto degli ospedali - e non solo -dimenticando il recentissimo duro sfogo del primario Alessandro Stefani, responsabile dell’Unità Parkinson a Tor Vergata: «Lo stato dei Pronto soccorso rappresenta una criticità molto specifica, che richiederebbe commissari ad hoc e decisioni drastiche. Credo di poter affermare che il vulnus originario non risieda nel desiderio di privatizzare (non esiste guadagno potenziale, neppure il più fantasmagorico dei manager riuscirebbe!) Qui si tratta - ha ribadito Stefani - di porre i cittadini al centro. Due le priorità, sicuramente: 1. Pagare le persone, con contratti ad hoc (siano giovani reclutabili con fondi PNRR fondi; siano dirigenti di specchiata competenza, ma con incentivi seri; chi dice “non è questione di soldi” é un ipocrita). 2. Realizzare la famosa medicina di territorio con filtri adeguati». Mancano circa 4.200 medici, un numero davvero enorme. Chi lavora nella medicina di emergenza è in una perenne emergenza e non è un gioco di parole. turni massacranti, ferie che saltano, reperibilità continua giorno-notte-festivi, con pazienti costretti a restare sulle barelle perché non c’è posto nei reparti di destinazione. Molti medici, esausti e demotivati, abbandonano la sanità pubblica. Una delle situazioni più drammatiche è al Cardarelli di Napoli. All’ospedale Maggiore di Bologna un paio di settimane fa i pazienti sono stati dirottati fuori provincia. Il ministro Speranza con il bonus psicologo per i più piccoli, vessati e umiliati da due anni di incomprensibili provvedimenti e restrizioni dal super green pass (che ha privato - in una democrazia occidentale - in tanti dei mezzi di trasporto pubblico e dello sport sulla base di una presunzione sanitaria, rivelatasi fin dal primo momento errata) alla mascherina in aula - in perfetto politichese - non ha fatto mancare proclami e promesse ma, ad oggi, dopo oltre due anni di pandemia i Pronto soccorso sono allo stremo. La missiva - denuncia indirizzata a Speranza dal sindacato Anaao Assomed del 16 maggio scorso è abbastanza eloquente. «La Commissione nazionale Emergenza Urgenza non intende elencarle per l’ennesima volta le condizioni disumane in cui versano i Pronto Soccorso di tutta Italia, disumane per i pazienti e disumane per gli operatori, le sono sicuramente note, sono note a tutti. A settembre 2021 la Commissione aveva elaborato un “decalogo” di provvedimenti che si ritenevano necessari per frenare l’emorragia di medici dal Pronto Soccorso. Il nostro segretario nazionale le ha rappresentato queste richieste. Ne è scaturito a novembre il decreto sull’indennità aggiuntiva per medici e infermieri di Pronto Soccorso (provvedimento che però non ha compreso tutti gli operatori dell’emergenza, non prevedendo tutto il personale del Sistema 118), che è in condizioni di estrema criticità perché paga non solo le gravissime carenze di personale, ma anche assetti organizzativi frammentati e spesso “improbabili”». Sandro Petrolati, coordinatore della Commissione Emergenza Urgenza dell’Anaao, addirittura chiede la testa del ministro della Salute: «Nel frattempo, anche se pareva impossibile poter peggiorare, la situazione di tutti i Pronto Soccorso si è ulteriormente aggravata proprio quando si stava allentando la pressione del Covid sugli ospedali. A testimoniare il fatto che i tanti problemi delle emergenze non sono stati per nulla affrontati è il gesto estremo degli operatori: dimettersi». Speranza si nasconde dietro i miliardi del Pnrr ma Petrolati ricorda che: «l grosso degli investimenti previsti con il Pnrr andrà per rinforzare la sanità sul territorio: giusto principio, tante volte invocato come strumento per evitare i congestionamenti dei Pronto Soccorso. Ma il rinforzo del territorio ha bisogno di tempo, ha bisogno spesso di creare strutture e risorse partendo da zero. Perciò la pressione sui Pronto Soccorso, sull’intero Sistema dell’Emergenza, non potrà cessare a breve». Tra la prima e la seconda fase - oltre alla stesura dell'operetta (poi ritirata) "Perchè Guariremo" cosa è stato fatto dal ministro della Salute?. Meglio le restrizioni, il coprifuoco, le chiusure e i colori delle regioni (sulla base di criteri poco trasparenti, dati poco attendibili, algoritmi poco aderenti alla realtà) al serio potenziamento della sanità - ma, in fondo - era "per il nostro bene". «Se continua così si rischia una tragedia»: dice Vito Procacci che per oltre 10 anni ha guidato la trasformazione del Pronto soccorso del Riuniti di Foggia. Ed è stato vittima anche di aggressioni violente. «Il sistema dell’emergenza-urgenza è vitale per il sistema sanitario, se non riusciamo a trattenere i giovani eroi della scuola di specializzazione e non rispettiamo chi ha sopportato il lavoro maggiore durante la pandemia, tra qualche anno rischiamo di rivolgerci agli sciamani per curarci». Ecco la decantata "nuova idea di salute".

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