Cerca

Salute

Fame emotiva, lo stretto legame tra cibo ed emozioni

Il desiderio irrefrenabile per un cibo è segno che qualcosa dentro di sé non è in equilibrio ed è necessario fermarsi ed osservare per comprendere cosa sta accadendo

Fame emotiva, lo stretto legame tra cibo ed emozioni

Viviamo in una società che esalta l’intelligenza e le abilità cognitive ma non insegna ad essere in contatto con il proprio mondo interiore trascurando profondamente l’emotività, nonchè la parte più sensibile dell’essere umano che condiziona qualsiasi aspetto di vita. Non riconoscere le proprie emozioni comporta non saperle gestire. Il desiderio irrefrenabile per un cibo è segno che qualcosa dentro di sé non è in equilibrio ed è necessario fermarsi ed osservare per comprendere cosa sta accadendo. Il tempo investito in un “percorso emozionale” per il proprio benessere non è tempo perso ma guadagnato in salute, serenità e sani rapporti con gli altri. All’opposto, non soffermarsi, non ascoltarsi, non concedersi questo tempo costringe ad atteggiamenti ambigui e negativi per sé e per chi ci sta intorno. Le emozioni influiscono sulla qualità e quantità di cibo assunto in ogni fase del contesto di vita. Il termine Emotional Eating sta per Alimentazione Emotiva o Fame Emotiva e consiste in un comportamento alimentare disfunzionale in cui un individuo risponde ad una situazione emotivamente carica e significativa con un modo di alimentarsi malsano: incontrollato e ipercalorico caratterizzato da abbuffate anche in assenza di fame. Mangiare per ragioni emotive o in relazione a stati emotivi è una delle principali cause della relazione conflittuale con il cibo che può sfociare, nei casi più gravi, in disturbi dell’alimentazione. Gli alimenti ricercati nei momenti di sconforto infatti, sono sempre molto appetibili, ad elevato tenore calorico e costituiti prevalentemente da carboidrati e grassi (pane, pasta, lievitati, dolci) che appena assunti provocano un miglioramento della condizione psichica riducendo ansia, rabbia, tensioni e dando un senso di calma. Ciò comporta un nutrimento veloce per una maggiore sensazione di benessere, ma questa rapidità non permette all’organismo di comunicare sazietà in tempo reale e quindi avviene un’ingestione eccessiva di cibo che crea successivamente malesseri. “L’alimentazione emotiva, inoltre, è guidata anche dalla memoria implicita: dopo aver mangiato un alimento che ci ha dato piacere e sensazioni positive, questo episodio viene immagazzinato in una memoria “automatizzata” che associa in maniera inconsapevole quel cibo al benessere (viene a crearsi un’equazione del tipo “biscotto=felicità”). Ogni volta in cui la persona si sentirà triste, sola o in ansia, il cervello attiverà il ricordo di questa equazione in maniera così veloce che porterà a mangiare il biscotto senza nemmeno accorgersene e soprattutto senza caprine il vero motivo”. Per uscire dal circolo doloroso e tormentato della fame emotiva è fondamentale conoscere, saper identificare ed esprimere le proprie emozioni ed i propri stati d’animo. Questo è possibile supportando diete o piani nutrizionali da percorsi emozionali, terapie sul comportamento alimentare, psico-educazione alimentare, mindful eating e strategie mirate per ridurre ed eliminare le abbuffate da fame emotiva. Inoltre va ri-costruita anche la relazione con il cibo che può diventare occasione di espressione oltre che di cura di sé: apparecchiare sempre la tavola graziosamente e consumare i pasti in maniera garbata, essere creativi nella preparazione del cibo, impiegare e sperimentare diversi sapori, utilizzare anche l’olfatto e la vista prima ancora del gusto, porre attenzione al momento di nutrizione senza distrazioni.

 

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Castello Edizioni e Il Mattino di Foggia

Caratteri rimanenti: 400

edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione