IL MATTINO
Cinema
13.04.2026 - 18:20
Lo scandalo del girasole e la rivincita della carne
I fondi di magazzino tornano sempre utili non solo per chi del commercio fa il proprio mestiere, ma anche e sempre più per la TV, soprattutto perché le giornate si allungano e piuttosto che rimanere in casa si preferiuscire. La 7 non sfugge a questa regola, ha riproposto un film del 2013 che non conosce l'usura del tempo, perché del tempo che scorre ha tracciato una mappa differente, ancora nuova per la nostra epoca più che mai vecchia.Le colline dello Yorkshire, solitamente rassicuranti e immobili come un acquerello di fine Ottocento, diventano il teatro di una delle più feroci — eppure garbatissime — scomposizioni del tabù occidentale: l'invecchiamento femminile. Proiettare oggi Calendar Girls significa osservare, attraverso il buco della serratura del piccolo schermo, il momento esatto in cui il decoro borghese si scontra con la necessità brutale della vita. Esiste una convenzione non scritta che vorrebbe le donne di "una certa età" confinate nel ruolo di custodi della memoria o della cucina. Una sorta di prepensionamento estetico dove il corpo smette di essere soggetto per farsi infrastruttura familiare. Invece, queste signore trasformano il rito della beneficenza in una guerriglia culturale. Non mettono all’asta le solite torte di mele, ma l’idea — per molti ancora indigesta — che la pelle conservi una sua narrazione politica anche quando non risponde più ai canoni della freschezza da catalogo. Il fulcro della vicenda non risiede tanto nel nudo in sé, quanto nel potere dello sguardo. Spogliarsi davanti a un obiettivo, tra una teiera di porcellana e un mazzo di girasoli, non è un atto di esibizionismo, ma una rivendicazione di cittadinanza visiva. È il rifiuto di evaporare nel grigiore della mezza età. In questa trasgressione domestica si consuma un’analisi sociologica affilata: la bellezza, una volta liberata dall'ossessione della perfezione, diventa uno strumento di solidarietà e di etica collettiva. Il dolore per la perdita — il motore che muove la trama — non si traduce in un lutto passivo, ma in una fioritura sfacciata e rumorosa. L'ironia sottile che percorre ogni inquadratura ci ricorda che il vero scandalo non sono i corpi svestiti, ma la sorpresa di chi guarda e si scopre turbato dalla normalità. In un’epoca saturata da filtri digitali che levigano ogni spigolo dell'esistenza, la grana della pelle di queste donne appare come un atto di resistenza pura. Ci insegnano che il tempo non è un nemico da sconfiggere con il bisturi, ma un complice con cui negoziare una nuova forma di libertà, possibilmente con un sorriso sardonico e un bicchiere di sherry a portata di mano.
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