Cerca

Teatro: Il paradosso del deforme

Ettore Petrolini o dello sberleffo come forma di resistenza

Ettore Petrolini o dello sberleffo come forma di resistenza

Ettore Petrolini non è stato un comico, ma un’ustione nel tessuto del teatro borghese. In un’epoca che chiedeva ordine, lui rispose con lo sberleffo del non-senso; dove il regime cercava il monumentale, lui oppose la "macchietta", quella deformazione geometrica dell’umano che svela il ridicolo dietro il solenne. Gastone, Fortunello, Nerone non sono maschere, sono radiografie di un’Italia che rideva di se stessa senza accorgersi di essere nuda. La sua eredità non è fatta di battute, ma di una postura etica: il rifiuto della superficie e la scelta di un’ironia feroce, quasi astratta, capace di trasformare il vernacolo romano in una lingua universale della crisi. C’è un filo rosso, sottile e resistente, che lega le assi tarlate dell’avanspettacolo di inizio Novecento alla ricerca drammaturgica contemporanea. È il filo della scomposizione del reale, di quell’artificio che, paradossalmente, è l’unico strumento rimasto per dire la verità in un mondo di simulacri. Recuperare oggi Petrolini non significa cedere a un’operazione di nostalgia per il varietà che fu, ma andare a scavare nelle radici sociali di una risata che nasce dal fango — quello vero delle borgate e del riformatorio — per farsi astrazione intellettuale. In questa traiettoria si inserisce lo studio di Antonio Turco, “Perché sì!”, che approda a Napoli alla Sala Sole come finalista del Premio In ProgresS. Il lavoro non si accontenta del riassunto biografico, ma sceglie la strada del racconto per affioramenti, quasi un’archeologia del gesto petroliniano. Turco, formatosi alla Scuola del Teatro Nazionale e già abituato al rigore di maestri come Musella e Saponaro, affronta il mostro sacro non con la reverenza del biografo, ma con la curiosità del vivisettore. In scena, l'attore dialoga con Chiara Cianciola (che cura anche l’aiuto regia), una figura femminile che agisce come controcanto critico, impedendo alla narrazione di scivolare nel bozzetto. Insieme, ricostruiscono un'identità frammentata: quella di un uomo che ha inventato una grammatica nuova fatta di tic e deformazioni linguistiche, diventando il padre dimenticato di ogni avanguardia scenica successiva. La costruzione del lavoro si avvale di una cura artigianale che attraversa ogni piano della messa in scena: dal sound editing di Luigi Zangaro alla consulenza vocale di Valentina Elia, fino ai costumi di Anna Giordano e al supporto scenografico de La Mansarda Teatro Dell’Orco. L’occasione è data da una rassegna che, sotto la direzione di Sara Sole Notarbartolo e la direzione artistica di Mario Gelardi, trasforma il teatro in un organismo aperto. La Sala Sole diventa così il perimetro di un incontro generativo dove l’opera si mostra nel suo farsi, senza il filtro rassicurante del prodotto finito. È un ritorno alla dimensione dell'ascolto, dove l'ironia severa di Petrolini può ancora tornare a interrogarci: non per spiegarci chi eravamo, ma per mostrarci quello che rischiamo di diventare quando smettiamo di guardare sotto la superficie dei fatti.

Per assistere al viaggio di "Perché sì!" alla Sala Sole di Napoli, la prenotazione è indispensabile (via messaggio al 351 8037957).

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Castello Edizioni e Il Mattino di Foggia

Caratteri rimanenti: 400

edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione