IL MATTINO
Il Messaggero del Risveglio: Gli Angeli e la Pasqua Appuntamento a Forio d'Ischia pp
31.03.2026 - 06:48
Angelo dell'Acqua di Inge Kress Di Scala
Esiste un istante, a Forio d'Ischia,in cui il tempo smette di scorrere lungo la linea retta dei calendari e si incurva, diventando cerchio, rito, respiro collettivo. È il momento in cui l’Angelo si stacca dal sagrato dell’Arciconfraternita di Santa Maria Visitapoveri. Non è solo una statua lignea che scivola su un cavo d’acciaio; è il boato di una comunità che, attraverso quel simulacro, pretende di vedere l’invisibile. Nella tradizione cristiana, l’angelo non è mai un’entità astratta confinata nei cieli dorati delle icone. È, al contrario, la figura più "politica" e concreta del sacro: il mediatore, colui che rompe il silenzio di Dio per gettarlo nella mischia della storia umana. Se Dio è l’Essere, l’Angelo è il Messaggio. E il messaggio, quasi sempre, è uno shock che ribalta le certezze del mondo.
Annuncio e Resurrezione
Dobbiamo guardare a queste creature non come a figure eteree da cartolina devozionale, ma come a interruttori della realtà. Il loro ruolo nella teologia è marcare i confini dell’impossibile che si fa carne. C'è un filo rosso che lega il momento in cui l'arcangelo Gabriele entra nella stanza di una ragazza di Nazareth e quello in cui, trentatré anni dopo, un giovane vestito di bianco siede su una pietra rotolata via da un sepolcro. In entrambi i casi, l'angelo gestisce l'impatto di una notizia che la logica umana non saprebbe maneggiare. Nell'Annunciazione, Gabriele non si limita a riferire; egli interroga la libertà umana. Il mistero non si compie senza il "sì" di Maria. Qui l'angelo è l'ambasciatore di un Dio che non impone, ma propone. Nella Resurrezione, invece, diventa il primo cronista della storia: "Non è qui". Tre parole che smontano la tirannia della morte. L'angelo di Pasqua è colui che spiega l'assenza, che trasforma un vuoto (la tomba) in un pieno (la speranza). A Forio, questo passaggio teologico si fa carne e legno nel celebre Volo dell’Angelo. Quando quella figura scende verso la Madonna per annunciarle che il Figlio è vivo, il grido del "Regina Coeli" che squarcia l'aria non è solo folklore. È la necessità antropologica di gridare in faccia al dolore che la partita non è finita. È un’ironia santa contro la gravità del lutto: l'angelo vola perché si sottrae al peso della disperazione.
Un Lunedì tra Arte e Trascendenza
Quest’anno, il lunedì in Albis non sarà soltanto l’eco della festa domenicale, ma si trasformerà in un laboratorio di riflessione profonda sulla figura di questi custodi invisibili. L’Arciconfraternita di Santa Maria Visitapoveri, custode secolare di questa devozione, apre le porte a un evento che intreccia la pittura, la musica e l’esegesi, quasi a voler mappare l'impronta che le ali angeliche lasciano sulla nostra cultura.Il 6 Aprile 2026, alle ore 18.30, la Chiesa di Santa Maria Visitapoveri in Piazza Municipio si farà teatro di un’indagine corale intitolata, semplicemente ma potentemente, "ANGELI". Il cuore visivo dell'incontro pulsa nella mostra grafico-pittorica di Inge Kress Di Scala. Le sue opere non cercano la replica didascalica del sacro, ma l’evocazione di quella tensione tra luce e ombra che l’angelo rappresenta. È una pittura che si fa indagine, che scava nelle radici del visibile per trovarvi il riverbero dell'eterno. Ad accompagnare questo viaggio estetico, la voce del soprano Désireé Migliaccio darà vibrazione sonora a quella purezza che l'angelo incarna. Ma l'angelo è anche parola, logos che irrompe. Il convegno vedrà alternarsi due sguardi acuti sulla materia. La Prof. Arch. Alessandra Verde condurrà l'uditorio nel cuore del dialogo primordiale tra Gabriele e il mistero dell’annunciazione. Esiste una spazialità nell’annuncio, un’architettura del sacro che l'architetto saprà decodificare, mostrandoci come l'angelo occupi lo spazio tra il divino e l'umano, rendendolo finalmente abitabile. Di seguito, la Prof. Emilia Mastandrea affronterà il tema della Resurrezione raccontata dall’angelo, ovvero la narrazione della vittoria estrema. Se la Resurrezione è un fatto che sfugge all'occhio umano, nessun Vangelo descrive il momento esatto in cui Cristo si alza, l'angelo diventa lo strumento ermeneutico necessario: colui che traduce l'evento indicibile in una notizia capace di cambiare il corso dei secoli.
L’Angelo come Specchio dell’Umano
In un’epoca che sembra aver smarrito la capacità di alzare lo sguardo, l’insistenza di Forio nel celebrare gli Angeli appare come una forma di resistenza etica. Non è solo devozione; è il rifiuto di una realtà piatta, ridotta a pura materia consumabile. L’angelo ci ricorda che siamo esseri "annunciati", che la nostra vita non è un monologo ma un dialogo costante con qualcosa che ci eccede. Che si tratti del legno del "Volo" o dei tratti grafici di una mostra, l'angelo resta lì a ricordarci che il sacro non è lontano, ma ci sfiora ogni volta che siamo capaci di stupore, di analisi severa dei fatti e di quella sottile ironia che serve per non prendersi troppo sul serio di fronte all’immensità. L'ingresso è libero, come libera è la grazia. L'appuntamento è in Piazza Municipio: un invito a fermarsi, ad ascoltare il fruscio di ali invisibili e a riscoprire, tra i marmi e le tele, che la notizia più importante è sempre quella che non ci aspettiamo.
edizione digitale
Il Mattino di foggia