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Dalla Basilicata al Monte Sion: la storia di padre Ielpo, custode di Terra Santa

Padre Francesco Ielpo ha 56 anni, è nato a Lauria, in Basilicata, il 18 maggio 1970. Prima della strada religiosa, una traiettoria comune a tanti giovani: studi di Medicina, un lavoro part-time, una relazione affettiva. Poi, la domanda che cambia la rotta: «Per chi vale la pena spendere la propria vita?»

Dalla Basilicata al Monte Sion: la storia di padre Ielpo, custode di Terra Santa

È una scena che pesa come un simbolo. Ieri mattina la polizia israeliana ha fermato lungo il percorso verso la Basilica del Santo Sepolcro il Custode di Terra Santa e Guardiano del Monte Sion, padre Francesco Ielpo, e il Patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa. I due religiosi erano diretti a celebrare la Messa della Domenica delle Palme. Sono stati costretti a tornare indietro. Secondo quanto riferito dal Patriarcato, si tratterebbe della prima volta da secoli che i vertici della Chiesa non possono celebrare la liturgia nei Luoghi Santi. Che cosa significa quando il cammino verso il Santo Sepolcro — cuore pulsante del cristianesimo — si interrompe così, nel giorno che apre la Settimana Santa? La cronaca annota i fatti; la loro eco, inevitabilmente, interroga. Padre Francesco Ielpo ha 56 anni, è nato a Lauria, in Basilicata, il 18 maggio 1970. Prima della strada religiosa, una traiettoria comune a tanti giovani: studi di Medicina, un lavoro part-time, una relazione affettiva. Poi, la domanda che cambia la rotta: «Per chi vale la pena spendere la propria vita?». Da quella fenditura esistenziale nasce l’ingresso nell’Ordine dei Frati Minori. Il suo percorso si scandisce in tappe nette: l’abito francescano nel 1993, i voti solenni nel 1998, l’ordinazione sacerdotale nel 2000. Nel frattempo, un impegno costante tra aula e comunità: insegnante di religione e poi rettore dell’Istituto Franciscanum Luzzago di Brescia, con incarichi di responsabilità nel mondo educativo e nell’Ordine. Tra il 2010 e il 2013 guida come parroco una comunità a Varese, affinando quell’attenzione pastorale che, più avanti, diverrà presenza nei luoghi più simbolici della fede. Il legame di padre Ielpo con la Terra Santa si consolida dal 2013, quando diventa Commissario per la Lombardia — incarico poi esteso al Nord Italia. È membro dell’Associazione Pro Terra Sancta; dal 2022 presiede la Fondazione Terra Santa e svolge il ruolo di delegato per l’Italia. È un impegno che unisce organizzazione, prossimità e diplomazia del quotidiano. La consacrazione istituzionale arriva il 24 giugno scorso: papa Leone XIV conferma la sua nomina a Custode di Terra Santa e Guardiano del Monte Sion, ruolo ereditato da fra Francesco Patton. La definizione “uno dei ruoli più delicati e simbolici della Chiesa cattolica” non è un’iperbole: è la sintesi di una funzione che, da secoli, custodisce santuari, fraternità e una presenza che è al tempo stesso preghiera, accoglienza e ponte tra mondi. Da Lauria a Gerusalemme, il filo che unisce biografia e vocazione è fatto anche di appartenenze. Dalla Basilicata sono arrivati messaggi di orgoglio: il presidente della Regione, Vito Bardi, ha parlato di «un segno fortissimo dell’impronta che i lucani sanno lasciare nel mondo», sottolineando come padre Ielpo incarni una terra «silenziosa ma operosa», capace di «costruire ponti» e di «custodire valori profondi». Parole che risuonano con particolare forza in queste ore, mentre quei ponti sembrano, almeno per un tratto, sospesi. Secondo il Patriarcato latino di Gerusalemme, non si ricordano episodi simili “da secoli”. La formula, per quanto prudente, pesa. L’accesso ai Luoghi Santi è tradizionalmente regolato, ma quando l’alt arriva proprio alla vigilia della Settimana Santa, è inevitabile che emergano interrogativi: come si conciliano le esigenze di sicurezza con il diritto di culto delle massime autorità religiose cristiane? Quali meccanismi di coordinamento hanno funzionato — o non abbastanza — quella mattina del 29 marzo? Non si tratta solo di cronaca. È un gesto che, per accumulo storico e simbolico, parla alle comunità locali e internazionali. In controluce si intravede un equilibrio delicato, nel quale ogni deviazione di percorso — letteralmente — diventa una lente su tensioni, timori, incomprensioni. Eppure, è anche nelle frizioni che si misura la tenuta delle istituzioni: religiose, civili, di sicurezza. La Domenica delle Palme è il varco che apre alla Pasqua. È il giorno delle folle e dei rami d’ulivo, del ricordo di un ingresso nella città. Quest’anno, a Gerusalemme, l’immagine che resta è quella di un cammino che si ferma, di due figure — padre Francesco Ielpo e il cardinale Pierbattista Pizzaballa — costrette a voltarsi indietro. Una metafora amara, che però può diventare, per paradosso, la provocazione a riprendere il dialogo laddove sembra essersi incagliato. Quando a essere fermato è il Custode di Terra Santa, la notizia non è mai soltanto “tecnica”. Il Custode — oggi padre Ielpo — è volto e voce di una presenza che vive nei santuari, tra pellegrini, famiglie, opere educative e caritative. Il suo passo, come quello del Patriarca, non appartiene solo alla liturgia: è un gesto pubblico, un segno per comunità che chiedono di poter celebrare, sostare, pregare. Anche per questo l’episodio di Gerusalemme fa rumore. La storia di padre Ielpo — dalla scelta di lasciare Medicina alla guida della Custodia, dall’aula del Luzzago a Brescia alla parrocchia di Varese, dagli incarichi in Lombardia e Nord Italia fino alla Presidenza della Fondazione Terra Santa dal 2022 — racconta una leadership forgiata nelle relazioni, nel lavoro educativo, nella cura delle istituzioni. Oggi, quel capitale di esperienza è chiamato a misurarsi con una fase che chiede misura, lucidità e un supplemento di pazienza. Resta la data: 29 marzo 2026. Restano i nomi: padre Francesco Ielpo, cardinale Pierbattista Pizzaballa. Resta Gerusalemme, con i suoi varchi, i suoi percorsi, le sue attese. Resta un’affermazione del Patriarcato — “da secoli non accadeva” — che chiede verifiche e rassicurazioni. Soprattutto resta una domanda, semplice e impegnativa: come garantire, d’ora in avanti, che la via verso il Santo Sepolcro non si interrompa più sul limitare della Settimana Santa?

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