IL MATTINO
Basilicata terra di cinema
24.03.2026 - 17:56
«Solidarietà, compartecipazione, senso di comunità, che è quello che un po' comincia a vacillare oggi». Nelle parole di Rocco Papaleo c'è una riflessione che si incastona nel racconto cinematografico. Il film si intitola Il Bene Comune. E già nel titolo si raccoglie una tensione, quasi un programma. Papaleo lo porta in Basilicata per il lancio, nei luoghi che ne sono stati non soltanto il fondale ma l’anima: il Parco nazionale del Pollino, alla ricerca del Pino Loricato. Il paesaggio diventa argomento. A Potenza, nel pomeriggio, l’attore e regista di Lauria si definisce con una formula che ha il sapore di una dichiarazione etica prima ancora che artistica: «Essere solo un povero artista che cerca di mettere in campo una carezza per il pubblico, in un misto di umorismo e poesia». In questa auto-rappresentazione c’è una misura, un rifiuto dell’enfasi, ma anche la consapevolezza di un compito: accarezzare, cioè entrare in relazione. E tuttavia, subito dopo, il discorso si allarga. «Il bene comune - ha aggiunto - è un'ambizione molto forte, almeno nella mia visione della società». Qui il cinema diventa dichiaratamente visione del mondo. «Oggi l'uguaglianza è un'utopia forse irraggiungibile, però che almeno nessun essere umano viva sotto la soglia del necessario». È una frase che contiene una rinuncia e, nello stesso tempo, un limite invalicabile. Se l’uguaglianza si allontana, resta almeno il dovere di non lasciare indietro nessuno. Il viaggio del film tra Basilicata e Calabria non è, allora, una scelta produttiva. «Aver girato tra Basilicata e Calabria testimonia l'idea di comunità. Posti incantevoli, straordinari, anche poco visti». Il richiamo ai luoghi non è descrittivo ma politico, nel senso più originario del termine: riguarda la polis, la convivenza. «Girare le mie storie da queste parti è un'opportunità, perché oltre la storia attraente ed empatica posso contare su luoghi incantevoli che danno maggiore originalità». L’originalità, in questa prospettiva, non è un artificio ma una conseguenza del radicamento. Non stupisce, allora, la dichiarazione che segue: «Ho scelto la Basilicata perché mi piace e perché è perfetta per le mie storie». Il legame è dichiarato senza sovrastrutture. E si chiude con un giudizio netto, che è insieme soddisfazione e rivendicazione: questo è «il migliore film che io abbia fatto» e «sono soddisfatto di aver raggiunto il tono di questo film che è quello che mi rappresenta meglio». Il punto, qui, non è soltanto il risultato, ma il tono. Come se il problema, oggi, fosse trovare una voce che sia riconoscibile e coerente con se stessa. Il film, intanto, si muove. Il tour di quattro giorni, partito da Matera, attraversa la regione: la multisala di Tito, il cineteatro Due Torri di Potenza, poi Pisticci, Montescaglioso, Lagonegro. Sette sale della Basilicata lo proiettano in contemporanea. È un percorso che ricalca, in piccolo, l’idea di comunità evocata dal film: una circolazione, un attraversamento.
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