IL MATTINO
Giornata Nazionale del Teatro: Geografie del possesso
24.03.2026 - 13:45
L’amore, quando declinato al maschile, somiglia spesso a un bancone di provincia: un luogo di sosta forzata tra il desiderio di fuga e l’impossibilità di restare. Non è un caso che “Caipirinha Caipirinha”, il lavoro di Sara Sole Notarbartolo che torna a Napoli venerdì 27 marzo, scelga proprio il perimetro di un bar per consumare il suo rito teatrale. In occasione della Giornata Nazionale del Teatro, la Sala Sole di Vico Freddo alla Rua Catalana riapre le porte a uno dei successi più longevi e internazionali della compagnia Taverna Est, trasformando uno spazio intimo nel microcosmo di un’intera generazione di sentimenti contraddittori. C’è una severità quasi etica nel modo in cui la scrittura di Notarbartolo seziona il rapporto tra i tre protagonisti, interpretati da Giovanni Granatina, Marco Palumbo e Fabio Rossi. Non sono semplici maschere della commedia, ma frammenti di un’identità maschile che oscilla tra l’amicizia cameratesca e la rivalità più viscerale, tutti magnetizzati dalla figura assente-presente di Wilma. È un gioco di possesso e verità che evita accuratamente la trappola del patetismo per rifugiarsi in una sottile ironia, capace di svelare le radici profonde di certi egoismi amorosi senza mai perdere il ritmo serrato di quello che viene definito, non a caso, un "cocktail teatrale". La provincia, qui, non è un dato geografico, ma una condizione dell'anima: quel luogo dove il tempo ristagna e le dinamiche di potere tra uomini si consumano in un rimpallo di non detti e desideri irrisolti. Il percorso di questo spettacolo è, di per sé, un caso di studio che merita una riflessione che vada ben oltre la cronaca locale o il semplice successo di botteghino. Passare dai palchi del Sud Italia alle analisi accademiche dell’Università di Jena, fino alla traduzione per il mercato di lingua tedesca a cura della prestigiosa casa editrice Kiepenheuer, non è un traguardo scontato per la drammaturgia contemporanea partenopea. Questa traiettoria internazionale, che ha toccato Austria e Svizzera, dimostra come, quando un testo sa scavare nelle radici sociali e psicologiche dell'affetto, i confini geografici diventino improvvisamente permeabili. La specificità di un bar di paese, con le sue dinamiche di esclusione e appartenenza, diventa così un linguaggio universale, capace di parlare alla Mitteleuropa con la stessa forza con cui interroga il pubblico di Napoli. Tornare alla Sala Sole, in quel vicolo che taglia la Napoli del porto e dei commerci, significa oggi riaffermare il teatro come spazio di resistenza e incontro reale, quasi fisico. In un’epoca di fruizione digitale e distanziata, l'esperienza di questo spettacolo, arricchita dai costumi di Gina Oliva che segnano il tempo di un'attesa sentimentale quasi metafisica, restituisce allo spettatore quella vicinanza necessaria per comprendere che l'amore non è mai un riassunto, ma una riflessione profonda che richiede di essere vissuta "corpo a corpo". C'è un'analisi etica sottesa a ogni battuta: il racconto del desiderio che si fa pretesa, della vicinanza che si fa soffocamento. L'appuntamento delle ore 21.00 non è dunque solo una replica, ma un’analisi lucida su cosa significhi oggi desiderare e, infine, raccontarsi senza sconti. Celebrare la scena nazionale in questo modo significa onorare il teatro non come ricorrenza formale, ma come strumento per mettere a nudo le contraddizioni di un sistema sociale che spesso preferisce la superficie alla verità dei sentimenti. Un’occasione per riscoprire, tra un sorso di Caipirinha e una verità amara, che le radici del nostro vivere comune passano ancora, inevitabilmente, per la scena.
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