IL MATTINO
ultime notizie
24.03.2026 - 12:11
Come giusto che sia anche Roberto Speranza — ex ministro della Salute, lucano di nascita e campano di elezione — ha celebrato la vittoria del No su Facebook con un grande “Viva la Costituzione”, testando la memoria collettiva di chi non ha evidentemente archiviato una delle pagine più controverse della storia repubblicana. Il problema non è il post. La Costituzione è la base imprescindibile della nostra democrazia. Il problema è l'effetto nostalgia. Perché sotto quel post non si è scatenato solo l’applauso di chi si è recato alle urne per votare No, ma anche e soprattutto una slavina di commenti. “Scusa, dov’era la Costituzione quando ero confinato in casa e non potevo lavorare?” Domanda semplice, quasi ingenua. Ma letale. Perché riapre una ferita mai davvero chiusa: quella stagione in cui parole come “libertà” e “diritti” facevano a cazzotti con il coprifuoco, con le zone rosse, col mistico Rt e con 'l'egemonia culturale su basi nuove' e venivano accompagnate da asterischi, clausole e conferenze stampa serali. Tra i commenti arriva il revival: “Tachipirina e vigile attesa.” Nel frattempo qualcuno nota anche il contorno: magistrati che brindano, cori, “Bella ciao”, frecciate contro Giorgia Meloni, il tutto in barba alla sacrosanta autonomia e indipendenza delle toghe. “Mancava solo la falce e martello”, scrive qualcuno. Iperbole? Certo. Ma efficace. E poi c’è la contraddizione politica, quella che fa davvero male: “Qualche anno fa il PD avrebbe votato SÌ…” Già. La memoria selettiva è una virtù indispensabile per sopravvivere in politica, ma sui social è un difetto che si paga caro. Perché internet non dimentica, archivia. Il punto, però, è un altro. Più profondo, più scomodo. Quando un politico che ha gestito una delle fasi più restrittive del dopoguerra si presenta oggi come paladino della Costituzione, non sta facendo solo comunicazione. Sta chiedendo, implicitamente: “Avete già dimenticato?” La risposta, a giudicare dai commenti, è un sonoro no. “Il green pass è uno strumento di libertà?” Eccola lì, la domanda tagliente e ironica che torna come un meme immortale. Per alcuni era una misura necessaria, per altri un ossimoro degno di Orwell. Ma in ogni caso, oggi è diventato materiale da satira perchè come ampiamente dimostrato il Qrcode non ha 'garantito luoghi sicuri tra persone non contagiose.' E forse è proprio questo il punto finale: quando le scelte restano controverse, ogni tentativo di riscrivere la narrazione si trasforma in un boomerang. Così “Viva la Costituzione” diventa, paradossalmente, non uno slogan condiviso, ma un campo di battaglia. Non un punto d’unione, ma un promemoria. E il vero problema per Roberto Speranza non è il post. È che sotto, tra sarcasmo e rabbia, qualcuno non ha dimenticato. Quando Giorgia Meloni, nel suo discorso di insediamento alla Camera, promise che l’Italia non avrebbe mai più replicato “quel modello”, si riferiva ad un Paese che – nel pieno della pandemia – aveva visto le libertà fondamentali dei cittadini compresse come mai nella storia di una democrazia occidentale e in maniera molto più stringente rispetto ad altri Paesi europei. «L’Italia ha adottato le misure più restrittive dell’intero Occidente – ricordò la premier – ma nonostante questo è tra gli Stati che hanno registrato i peggiori dati di mortalità e contagi. Qualcosa, decisamente, non ha funzionato». Da qui la promessa: verità e chiarezza su quanto accaduto. Quel febbraio 2020 è ancora un capitolo doloroso: burocrazia, caos, paura, responsabilità tra livelli istituzionali, task force, comitati tecnico-scientifici. La conta dei decessi con Covid e per Covid. E una parte della comunità scientifica che, col tempo e per tutta la durata della campagna vaccinale, ha iniziato ad evidenziare le contraddizioni di una gestione oscillante, oggi, al centro della Commissione d'inchiesta Covid.
edizione digitale
Il Mattino di foggia