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19.03.2026 - 15:56
L'intervento di Alessia Araneo, consigliere regionale del M5s, sull’evento dedicato a Pier Paolo Pasolini a Barile si muove su un terreno scivoloso, dove l’ironia si trasforma rapidamente in sospetto e il legittimo dibattito politico degenera in una caricatura ideologica. Perché, al netto dei toni, il punto è uno solo: davvero la presenza di Michele Napoli, capogruppo di Fratelli d’Italia, dovrebbe rappresentare uno scandalo culturale? L’idea che la memoria di Pasolini debba essere “protetta” da una parte politica non solo è discutibile, ma anche profondamente antitetica proprio allo spirito dello stesso Pasolini. Un intellettuale libero, scomodo, mai allineato, spesso critico anche verso quella sinistra che oggi qualcuno pretende di eleggere a sua unica erede legittima. Tirarlo per la giacca, oggi, per alimentare una polemica di piccolo cabotaggio politico è un’operazione che sa più di opportunismo che di rispetto. Araneo parla di “capriole della storia” e lascia intendere “intrecci di potere e parentele”. Un esercizio retorico senza mai assumersi la responsabilità di affermare apertamente qualcosa? Ancora più sorprendente è il tentativo di trasformare un evento culturale – sostenuto da associazioni, volontari e istituzioni – in un terreno di scontro ideologico. E allora la domanda vera è un’altra: chi sta davvero facendo un torto a Pasolini? Chi partecipa ad un evento pubblico, contribuendo a valorizzarlo, o chi lo usa come pretesto per una polemica politica? Perché se c’è qualcosa che stride, non è la presenza di un esponente istituzionale democraticamente eletto. È semmai questa continua tentazione di trasformare ogni spazio culturale in una trincea ideologica, dove contano più le appartenenze che i contenuti. Barile, Pasolini e il lavoro delle associazioni meritano di più. Meritano rispetto, non sarcasmo. Meritano confronto, non sospetti. E soprattutto meritano di essere sottratti a questa visione miope per cui la cultura è “di qualcuno”, invece di essere – come dovrebbe – di tutti.
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