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Analisi

L'ultimo eremita e la fine dell'innocenza: cronaca di un'espulsione

L'ultimo eremita e la fine dell'innocenza: cronaca di un'espulsione

Ci sono luoghi in cui il silenzio non è una meta assenza di rumore, ma una presenza densa, quasi tattile. Per oltre trenta anni, l'isola di Budelli è stata per Mauro Morandi non solo una casa, ma un interlocutore. La sua non è stata una fuga vigliacca, ma un esperimento radicale di resistenza. Un uomo solo contro l'entropia del mondo moderno, armato soltanto di una macchina fotografica e della pazienza infinita di chi osserva le stagioni cambiare. Ma la modernità non tollera eccezioni. E qui il racconto si tinge di una nota amara, quasi kafkiana. 

Il conflitto tra etica e burocrazia

Il ritorno forzato di Morandi alla "civiltà" è il,trionfo della procedura sull'individuo. Da un lato, le istituzioni hanno ragione: Budelli è un bene comune, un ecosistema fragile che non può essere trasformato nel feudo privato di un singolo, per quanto rispettoso e amorevole ne sia stato il custode. È la classica contraddizione etica. Proteggiamo il paesaggio, ma nel farlo eliminiamo l'anima che lo ha reso un simbolo vivente. Abbiamo preferito un'isola "giuridicamente corretta" a un'isola vissuta con devozione. Lo Stato ha ripreso possesso del suolo, ma nel farlo ha smantellato una rara forma di convivenza simbolica tra uomo e natura che, paradossalmente, nessuna associazione ambientale avrebbe saputo replicare con altrettanta dedizione. 

Il paradosso dell'icona

C'è poi un'ironia crudele in tutta questa faccenda. Morandi ha vissuto decenni lontano dal rumore, per poi scoprire di essere diventato, suo malgrado, un contenuto digitale, un'icona da consumare, un hashtag del benessere, un "Robinson  Crusoe " da citare in articoli come questo. Il mondo moderno non lo ha lasciato solo nemmeno nell'isolamento; lo ha osservato con un misto di invidia e di voyeurismo, per poi trascinarlo via quando il peso della sua stessa leggenda è diventato insostenibile per la burocrazia.

Nota a piè di pagina: L'impossibilità dello spazio non censito

L'impossibilità di replicare oggi l'esperienza di Morandi non risiede solo nella scarsità di terre "incolte", ma in una mutazione profonda della struttura sociale e tecnologica. Viviamo in un' epoca di visibilità obbligatoria. Il sistema moderno non percepisce la solitudine scelta come libertà, ma come un'anomalia o, peggio,  come un'evasione fiscale o identitaria. In un mondo mappato dai satelliti, tracciato da una burocrazia che richiede una residenza fisica per ogni diritto (dell'assistenza sanitaria all'identità digitale), l'eremita cessa di essere un " filosofo" per diventare  un fantasma amministrativo. La società dei dati non tollera il vuoto. Ogni centimetro di suolo deve essere catalogato e ogni individuo deve essere reperibile. La tecnologia ha "ucciso " l'isola deserta, trasformando ogni forma di isolamento in una performance monitorata. La cacciata di Morandi non è stata dunque un semplice atto di gestione ambientale, ma il segnale che il perimetro della norma si è chiuso definitivamente. Oggi il silenzio non è più un diritto naturale, ma una deviazione che il sistema deve, prima o poi, ricondurre all'ordine. 

Oltre Budelli: Le nuove geografie della resistenza 

Se Morandi rappresenta il tramonto dell'eremitaggio fisico, la sua cacciata apre il sipario su nuove, disparate forme di resistenza silenziosa che cercano di sopravvivere nelle pieghe del sistema. Non sono più naufraghi su spiagge incontaminate, ma eremiti di una contemporaneità che non ammette angoli bui. Ci troviamo così di fronte a diverse forme di eremitaggio come quello digitale, ovvero la sfida di chi sceglie di restare senza impronte, attraverso la cancellazione dei propri dati; poi abbiamo la sfida di chi sceglie di vivere in luoghi come i boschi, ritenendosi custodi dell'abbandono; c'è poi chi  sceglie il silenzio come obbedienza. In tutti questi casi esiste il bisogno di annullarsi per diventare invisibili e quindi liberi. Insomma proviamo nostalgia per la solitudine ma per praticarla dobbiamo diventare illegali. Ma la nostalgia che proviamo nasce dalla consapevolezza che ogni spazio geografico o mentale deve essere oggi "produttivo" o "normato". Non c'è più ossigeno per chi non vuole né produrre né consumare. Siamo diventati spettatori di una solitudine che non potremmo mai permetterci. Amiamo osservare la natura selvaggia attraverso uno schermo proprio perché abbiamo reso impossibile viverla davvero. La vera isola di Budelli non è stata sgomberata per necessità ambientale, ma perché rappresentava l'ultima crepa di un sistema che non ammette l'esistenza di un uomo senza codice a barre. La fine dell'avventura di Morandi è la prova che la libertà,  oggi, finisce dove inizia la mappatura.

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