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Cinema

La geografia dell'anima: Rocco Papaleo e la riscoperta del bene comune

Oggi, 16 agosto 1958, a Lauria nasce Rocco Papaleo: il lucano della Basilicata on my mind, coast to coast

Rocco Papaleo

Di fronte a un mondo che corre verso l'astrazione digitale, Rocco Papaleo ha deciso di piantare la tenda nel tangibile, trasformando la sua intera ricerca artistica, dal pionieristico "Basilicata Coast to Coast" a "Il bene comune", in uscita nelle sale cinematografiche italiane il 12 Marzo, in una bussola emotiva per orientarsi in un presente che ha smarrito il senso del confine. Non il confine inteso come barriera, ma come quel limite sacro entro cui ci prendiamo cura gli uni degli altri. La sua cifra è sempre stata l'anarchia gentile, una forma di resistenza che non urla, ma sussurra, richiedendo il coraggio di spogliarsi dell'orpello del successo personale per tornare alla semplicità di una piazza, di un tavolino, di un dialetto che non è solo una lingua, ma radice storica e sociale.

Ne "Il bene comune" questa filosofia si traduce in un viaggio fisico e interiore. Papaleo veste i panni di Biagio, guida turistica e allenatore che, insieme al nipote Luciano, l'attore Andrea Fuorto, conduce un gruppo di detenute: Samanta, Gudrun, Fiammetta ed Anny, in una significativa escursione sul Pollino. Ad orchestrare il tutto è Raffella, attrice in cerca di riscatto che conduce un singolare laboratorio sensoriale. La pellicola adotta una struttura a cornice che strizza l'occhio al cinema americano, si tratta di una commedia, dove i flashback sul passato delle protagoniste, interpretate con magistrale intensità da: Vanessa Scalera, Claudia Pandolfi, Teresa Saponangelo, Rosanna Sparapano e Livia Ferri, finiscono per prendere il sopravvento sulla narrazione principale. È in questa sospensione tra il cammino nel presente e il peso dei trascorsi individuali che il film trova la sua sua cifra etica: la consapevolezza che, senza una limitazione del proprio io, la collettività non può esistere. La cinepresa, che indugia sulle asperità del Pollino e sulla luce abbacinante della costa Tirreno calabrese, trasforma il paesaggio in un corpo vivo che ci appartiene collettivamente,  mentre la colonna sonora firmata da Mina funge da vero e proprio linguaggio di unione, trasformando il dolore e la gioia di vivere in un unico respiro universale. Qui, l'ironia agisce da collante sociale,  sciogliendo le tensioni e permettendo a queste figure distanti di riconoscersi come parte di un solo organismo. Papaleo ci interroga silenziosamente: siamo ancora capaci di ascoltare la musica degli altri senza pretendere di dirigere l'orchestra? La risposta è un monito urgente. In un tempo di solitudine conclamata,  la comunità non è una meta, ma la fatica condivisa per raggiungerla, confermando che il viaggio, sia esso attraverso una regione o attraverso la complessità del vivere civile, vale davvero qualcosa solo se non lo si compie da soli

Nota in margine: L'orchestra e il teatro del mondo

Il progetto "Il bene comune" nasce dalla visione di Rocco Papaleo, che qui firma: regia, sceneggiatura, ideazione delle musiche, è autore dei testi ed è anche interprete, facendosi così cuore pulsante di un racconto che vive nella sinergia corale. Al suo fianco, una compagnia di attori e di attrici che hanno dato corpo a un'umanità vitale e le cui interpretazioni conferiscono profondità alle dinamiche del gruppo. La narrazione è sostenuta dalla colonna sonora firmata da Mina,  che riesce a dare il passo al film. Il tutto si sviluppa tra una Basilicata che è co-protagonista assoluta: dai paesaggi rarefatti alle distese selvagge del Pollino, alla ricerca del pino loricato, cuore del film, ogni luogo dialoga con la dimensione interiore dei personaggi. È un mosaico che si completa grazie alla cura di una troupe che ha saputo  lavorare in simbiosi, celebrando il potere gentile del fare insieme. 

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