IL MATTINO
Analisi
07.03.2026 - 15:17
Oggi mi sono imbattuto nella riflessione dell’amico e avvocato potentino, nonché Presidente dell’associazione Liberali Popolari e Riformisti per la Basilicata, Camillo Naborre, il quale sollecita un dibattito sui rischi di un sistema elettorale con un premio di maggioranza sproporzionato, sul premierato e sulla riduzione del numero dei parlamentari, ma anche sull’urgenza di una nuova stagione di impegno democratico. La questione della legge elettorale rappresenta oggi uno snodo cruciale per la tenuta della nostra democrazia. Come osserva Camillo, il sistema elettorale non è mai neutro: esso incide direttamente sulla struttura del sistema politico e sugli equilibri tra i poteri dello Stato. Il problema assume un rilievo ancora maggiore se collocato nel quadro delle riforme istituzionali oggi in discussione. Nella riflessione di Camillo emerge con chiarezza il rischio che un sistema elettorale caratterizzato da un premio di maggioranza molto ampio, accompagnato da listini bloccati e dall’indicazione preventiva del futuro premier, possa alterare profondamente l’equilibrio della Repubblica parlamentare, riducendo la centralità del Parlamento e comprimendo il ruolo di garanzia del Presidente della Repubblica. Se a questo si aggiungono l’introduzione del premierato e la riduzione del numero dei parlamentari, l’effetto complessivo — come sottolinea Camillo — potrebbe essere quello di spostare progressivamente il sistema verso una forma di leadership politica sempre più concentrata. Una maggioranza parlamentare molto ampia — garantita non necessariamente dal consenso reale degli elettori ma dai meccanismi del sistema elettorale — potrebbe arrivare a controllare passaggi istituzionali decisivi, dall’elezione del Presidente della Repubblica alla nomina degli organi di autogoverno della magistratura. Il rischio, osserva ancora Camillo, è quello di un progressivo svuotamento della democrazia rappresentativa e di una trasformazione dell’equilibrio tra i poteri dello Stato. Per queste ragioni diventa necessario riaprire una riflessione politica e culturale più ampia. Come suggerisce Camillo, potrebbe essere il momento di pensare a una sorta di “nuova Camaldoli”, capace di rilanciare i valori della tradizione cattolico-liberale e democratico-cristiana che hanno contribuito alla costruzione della democrazia italiana nel secondo dopoguerra. Libertà personale, solidarietà, giustizia sociale ed equilibrio tra i poteri restano infatti i pilastri di una democrazia sostanziale. Forse è tempo — come richiama Camillo nella sua riflessione — di tornare a chiamare a raccolta quegli spiriti “liberi e forti” che in altri momenti della nostra storia hanno saputo difendere il bene comune e rafforzare le istituzioni democratiche. Personalmente ritengo che il richiamo a una nuova stagione di impegno dei cattolici nella vita pubblica possa rappresentare un contributo utile in una fase storica in cui i riferimenti valoriali sembrano progressivamente marginalizzati. Oggi, però , le forze di governo sembrano troppo concentrate sugli equilibri del potere istituzionale, mentre quelle di opposizione appaiono ancora carenti di una visione.
Proprio per questo il dibattito resta aperto e richiede, più che contrapposizioni, un supplemento di pensiero e di responsabilità politica.
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