IL MATTINO
Analisi
09.03.2026 - 12:25
C'è stato un tempo in cui si marciava per il pane. Poi per il lavoro. Poi per la pace. Sabato 7 febbraio, invece, si è marciato per il patrimonio netto. La storia evolve, si sa. E con essa le priorità. La "Marcia dei Miliardari", già il nome pare un ossimoro, come la "dieta del tartufo " o "umiltà in elicottero", ha visto scendere in strada un manipolo di coscienze affrante, accomunate da un medesimo, nobile cruccio: la possibilità che qualcuno, da qualche parte, abbia osato pronunciare la parola "tassa" accanto alla parola "milardo".
Il corteo si è snodato con una compostezza quasi liturgica. Nessuno slogan rabbioso, nessun fumogeno, nessuna bandiera strappata. Piuttosto cartelli in carattere Helvetia, stampati su un cartoncino riciclato (l'etica è pur sempre un asset reputazionale), con scritte come: "Non penalizzate il successo" e il "5%oggi, il 100% domani?"
L'atmosfera non era quella delle grandi rivoluzioni ma piuttosto di una riunione condominiale particolarmente partecipata. I manifestanti, alcuni veri, altri forse solo simpatizzanti con conto in banca aspirazionale, avanzavano con passo misurato, come si conviene a chi conosce il valore dell'interesse composto: lento, ma inesorabile. A guardarli bene, non sembravano arrabbiati, piuttosto increduli. Come chi scopre che il parcheggio del jet privato non è più gratuito dopo la terza ora. C'era nei loro sguardi una domanda muta e insieme fraforosa: "Non vi basta tutto il resto? " Il resto, in effetti, è molto. Ma non è questo il punto.
Il punto, spiegavano, con serietà degna di un convegno macroeconomico, è il principio. Perché se oggi si tassa il miliardo, domani si mettono in discussione le stock option, dopodomani si pretenderà perfino che i superyacht paghino l'IMU. E dove finiremo di questo passo? In un mondo in cui il successo non è più celebrato, ma contabilizzato. Qualcuno, tra i più giovani, ha provato a dare alla marcia un tono generazionale. " Stiamo difendendo l'innovazione ", ha dichiarato un ragazzo con felpa minimalista e sguardo da pitch deck permanente. L'argomento è noto: senza l'incentivo dell'accumulo smisurato, chi mai si aprirebbe all'alba per rivoluzionare la consegna dei pasti per i cani gourmet?
La civiltà stessa, pare, poggerebbe su quel margine percentuale conteso. Intorno i passanti osservavano. Alcuni con curiosità antropologica, come davanti una specie rara. Altri con un sorriso che oscillava tra il divertito e il perplesso. Un signora, trascinando le borse della spesa, ha chiesto a voce alta: "È uno scherzo?" Nessuno ha risposto. Le rivoluzioni, anche quelle patrimoniali, non amano essere confuse con la satira. Eppure la tentazione di leggerla come performance artistica era forte. L'idea stessa di una marcia dei miliardari possiede una qualità teatrale irresistibile. É come se il vertice della piramide avesse deciso di scendere alla base per chiedere comprensione. Un rovesciamento che ha del poetico.
Non si può negare che tra i manifestanti vi fosse una certa coerenza estetica. Abiti sobri, ma non troppo; orologi importanti, ma non esibiti; scarpe che costano quanto una rata universitaria, ma scelte con discrezione. È la nuova grammatica della ricchezza: mostrarsi senza sembrare, possedere senza ostentare. E marciare senza sudare. Il dibattito, al di là delle caricature, è tutt'altro che banale. La questione fiscale tocca nervi scoperti, equilibri delicati, visioni opposte di giustizia e merito. Ma ciò che ha reso memorabile questa giornata non è stata la complessità economica: è stata l'immagine. L'immagine di chi, abituato ai salotti e ai consigli di amministrazione, ha scelto il marciapiede come luogo di espressione.
C'è qualcosa di profondamente democratico, in fondo, nel vedere anche i molto ricchi ricorrere agli strumenti classici del dissenso. Il corteo, il cartello, la dichiarazione ai giornalisti. È come se, per qualche ora, le differenze si fossero appiattite: tutti cittadini, tutti preoccupati, tutti convinti di avere ragione. Naturalmente le proporzioni restano. Per chi fatica ad arrivare a fine mese, il 5% è una cifra che si misura sul carrello della spesa. Per chi possiede nove zeri, è una questione di principio. Ma il principio si sa, non conosce scala. Forse , tra qualche anno, ricorderemo la Marcia dei Miliardari come una nota a piè di pagina nelle cronache.
Rimane un'immagine su cui campeggiava una frase semplice, quasi disarmante:"Lasciateci creare valore". È lì, in quell'espressione così ampia da contenere tutto e niente, si condensa l'intera faccenda. Perché il valore come la ricchezza dipende sempre da dove lo si guarda.
La Marcia è rimasta come un 'eco. Non capita tutti i giorni di vedere chi sta in cima scendere in strada per difendere l'altitudine. Ma quando succede, vale la pena osservare. Anche solo per ricordarsi che, in fondo, ogni epoca ha le sue rivoluzioni, alcune chiedono pane, altre percentuali.
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