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03.03.2026 - 23:59
C’era una volta il Pd Basilicata. L’ex partito regione, quello che tutto governava e tutto decideva, quello che scandiva tempi, nomi e destini della politica lucana. Oggi, dopo l’addio di Roberto Cifarelli, resta soprattutto la nostalgia di una macchina da guerra che nel tempo è stata smontata con cura certosina, pezzo dopo pezzo, lasciando sul campo bulloni, dirigenti e qualche illusione. Più che un partito sembra un gruppo di ex compagni di classe che si ritrova per ricordare l'epoca del “quando eravamo fortissimi”.
L’uscita di scena di Roberto Cifarelli è solo l’ultima fermata di un lungo viaggio verso l’irrilevanza. Prima di lui se n’era andato ad esempio Mario Polese, già segretario regionale dem e il buon Luca Braia. Poi la parabola di Marcello Pittella, già governatore e perno di un’intera stagione politica che l'attuale presidente del parlamentino lucano ha brillantemente proseguito. Nel mezzo la gestione creativa delle risorse umane: un giovane e promettente segretario regionale come Raffaele La Regina incoronato, sacrificato e scaricato sull’altare delle politiche del 2022. Un altro - Lettieri - funzionale a molti big - spedito in prima linea senza scudo e senza assicurazione sulla vita politica. Mandato a schiantarsi senza airbag né bussola. Più che selezione della classe dirigente, una versione dem di Squid Game.
Nel frattempo il partito si è evoluto in una raffinata performance di arte contemporanea: correntizzato, commissariato, paralizzato. Un Risiko permanente per una comunità politica che una volta eleggeva parlamentari senza alcuna difficoltà e che oggi non esprime nemmeno un senatore. Alla Camera siede Enzo Amendola. Napoletano.
Poi le regionali: il campo largo versione “Sardegna Experience” implode prima ancora di decollare. Dal nome del cooperante Chiorazzo si passa ad un oculista e poi con abile regia romana del duo onomatopeico Taruffi-Baruffi alla candidatura di Piero Marrese. Una scelta di sintesi così perfetta da sintetizzare anche la voglia di vincere. Il M5s gradisce, tutti gli altri (tra finzione e realtà) pure e l’entusiasmo si astiene. Risultato finale? Pittella (Azione) e Italia Viva già in house guardano altrove e il generale Bardi viene riconfermato senza eccessivi affanni.
In questo scenario, l’addio di Cifarelli suona meno come un fulmine e più come l’ennesimo avviso di sfratto alla credibilità. Forse tornerà, forse no. Un partito che un tempo vinceva quasi per inerzia oggi fatica perfino a scegliere una linea senza dividersi in tre sottocommissioni e due comunicati contrapposti. L’unica energia percepibile è la foga ultra-comunicativa di Lacorazza, che stoicamente presidia i social network con dedizione encomiabile. Resta qualche Speranza assai remota e una domanda, più ironica che polemica: può un partito che per anni è stato sinonimo di organizzazione e di valanghe di voti sopravvivere alla propria nostalgia? E così, ad oggi - del compianto Antonio Luogo - carismatico, autorevole e preparato c'è solo il nome della sede regionale.
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