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A Balvano la memoria che unisce Basilicata e Campania: il messaggio di Bardi per le vittime del 3 marzo 1944

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Vito Bardi

C’è un silenzio che pesa più del fumo e dell’acciaio tra le pareti della Galleria delle Armi. È il silenzio di oltre seicento anime che, nell’oscurità di quel 3 marzo 1944, cercavano solo un pezzo di pane e hanno trovato la fine. Domani, a 82 anni dalla più grande tragedia ferroviaria d’Italia, il Presidente della Regione, Vito Bardi, sarà a Balvano per onorare la memoria delle vittime del treno 8017. “Quella di Balvano è una cicatrice che attraversa il cuore del Mezzogiorno – dice Bardi -. Uomini, donne e ragazzi che sfidavano la guerra e la fame, ammassati su un treno merci con la sola colpa di voler sopravvivere. Ricordarli oggi significa restituire dignità a chi, per decenni, è rimasto prigioniero di un oblio collettivo”. Il Presidente parteciperà alla Santa Messa, un momento di raccoglimento che unirà idealmente la Basilicata alla Campania, terre legate da un destino di dolore e solidarietà. Al termine della celebrazione, nel cimitero comunale, verrà inaugurato il mosaico in ceramica vietrese “Momento in Memoria”, un’opera che cristallizza nel colore e nell’arte il sacrificio di chi non fece mai ritorno a casa. Il ricordo corre lungo i binari della Battipaglia-Metaponto, toccando anche Cava de’ Tirreni, dove domani verrà deposta una corona di fiori per i 35 concittadini rimasti in quella galleria. “Vedere le nostre comunità unite nel ricordo, da Salerno a Potenza – continua Bardi – è il segno che quella tragedia ci appartiene ancora. Quelle persone non erano “clandestini” nel senso moderno del termine, erano padri e madri di famiglia che “nutrivano speranze di pace”, come recita la targa di Cava. Il monossido di carbonio ha spento i loro respiri, ma non può spegnere il dovere della nostra memoria. Essere a Balvano domani significa dire che nessuna vita è invisibile. E che la storia della Basilicata – conclude Bardi – passa anche attraverso queste stazioni del dolore che abbiamo il dovere di trasformare in presidi di umanità”.

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