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20.02.2026 - 15:36
Le famiglie dell’area euro pagano l’elettricità fino al doppio rispetto alle industrie ad alta intensità energetica. Non si tratta di una percezione, ma di un dato messo nero su bianco nel Bollettino economico della Banca Centrale Europea. Un divario che solleva interrogativi pesanti su equità, politiche tariffarie e priorità dei governi. Secondo l’analisi, tutte le componenti della bolletta – dalla materia prima agli oneri di rete, fino a tasse e imposte – risultano più care per i nuclei domestici rispetto ai grandi consumatori industriali. Il risultato è un sistema in cui chi consuma meno e ha minore capacità contrattuale finisce per pagare di più. Il fenomeno attraversa l’intera Eurozona, ma con intensità diverse. In Francia le famiglie pagano circa il 64% in più rispetto alle industrie energivore. Nei Paesi Bassi il differenziale è intorno al 20%. È però in Germania, Spagna e Italia che il divario si fa clamoroso: qui i prezzi dell’energia elettrica per le famiglie sono più elevati di circa il 100% rispetto a quelli applicati alle imprese ad alta intensità energetica. In pratica, il doppio. Le giustificazioni non mancano: le industrie energivore beneficiano di regimi agevolati per restare competitive sui mercati globali; contratti a lungo termine e volumi elevati consentono prezzi più bassi; in alcuni casi intervengono meccanismi di compensazione pubblica. Ma resta una domanda politica: è sostenibile che la transizione energetica e la stabilità del sistema produttivo vengano finanziate in larga parte dalle famiglie? Per milioni di cittadini europei, le bollette rappresentano una delle voci più pesanti del bilancio domestico, soprattutto dopo la crisi energetica seguita alla guerra in Ucraina. Il caro-energia ha alimentato l’inflazione, eroso il potere d’acquisto e ampliato le disuguaglianze. Eppure, mentre si invocano sacrifici per la sostenibilità e la sicurezza energetica, il peso sembra distribuito in modo asimmetrico. Il nodo è tutto qui: da un lato la necessità di tutelare l’industria europea, già esposta alla concorrenza di Paesi con costi energetici inferiori; dall’altro l’esigenza di non trasformare le famiglie nel “bancomat” della politica industriale. Il rischio è duplice. Economico, perché consumi interni più deboli frenano la crescita. Sociale, perché la percezione di un sistema squilibrato mina la fiducia nelle istituzioni. Se l’elettricità è un bene essenziale, come tale dovrebbe essere trattata anche sul piano dell’equità tariffaria. La fotografia scattata dalla Bce riapre così un dossier che va oltre i numeri: chi paga davvero la bolletta della competitività europea? E fino a quando le famiglie potranno sostenere un divario che, in alcuni Paesi, ha già raggiunto proporzioni difficili da giustificare?
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