Cerca

ultime notizie

Foibe, memoria di una pulizia etnica a lungo dimenticata

Foibe, il Giorno del Ricordo per Bardi deve diventare un monito per il presente e per il futuro

Tra il maggio e il giugno del 1945, a poche settimane dalla resa incondizionata della Germania nazista, si consumò una delle pagine più tragiche e a lungo rimosse della storia italiana del Novecento. Migliaia di italiani della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia furono vittime della violenza delle milizie comuniste guidate dal maresciallo Josip Broz Tito. Un’ondata di terrore che portò a fucilazioni sommarie, deportazioni nei campi di prigionia sloveni e croati e a una morte spesso senza nome, per stenti, malattie o esecuzioni. Molti di quei civili, militari, funzionari dello Stato, sacerdoti, donne e persino adolescenti furono gettati nelle foibe: profonde cavità carsiche, fenditure naturali che in alcuni casi raggiungono decine di metri di profondità, come quella tristemente nota di Basovizza, divenuta oggi simbolo di quel massacro. Alcune testimonianze raccontano di prigionieri ancora vivi, legati l’uno all’altro con filo di ferro, trascinati nel baratro dal primo della fila, ucciso sul ciglio con un colpo di pistola. Per decenni, la propaganda jugoslava ha tentato di giustificare quelle stragi presentandole come una necessaria epurazione politica contro presunti collaborazionisti nazifascisti. Una narrazione che, in parte, continua a sopravvivere ancora oggi. Ma la realtà storica è ben diversa. Le vittime furono colpite non per ciò che avevano fatto, bensì per ciò che erano: italiani. L’obiettivo era eliminare ogni possibile opposizione all’annessione alla Jugoslavia delle terre contese del confine orientale. Si trattò, a tutti gli effetti, di una pulizia etnica, inserita in un contesto più ampio di violenze che hanno segnato tragicamente la storia dei Balcani nel corso del Novecento. Nessuno doveva restare a testimoniare l’italianità di quelle terre. A quella stagione di sangue seguì l’esodo forzato di oltre 250.000 italiani, costretti ad abbandonare case, beni e radici per sfuggire a persecuzioni e ritorsioni. Ricordare le foibe non significa riaprire ferite per spirito di vendetta, ma riconoscere la verità storica e restituire dignità alle vittime e ai loro familiari. Il Giorno del Ricordo nasce proprio per questo: per rompere il silenzio, superare le mistificazioni ideologiche e trasmettere alle nuove generazioni una memoria fondata sui fatti, affinché simili tragedie non vengano mai più cancellate o, peggio, giustificate.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Castello Edizioni e Il Mattino di Foggia

Caratteri rimanenti: 400

edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione