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Il seme buono di don Peppino Nolè continua a germogliare

Il seme buono di don Peppino Nolè continua a germogliare

don Peppino Nolè

Potenza oggi si è fermata, anche solo per un istante, davanti alla notizia della morte di don Peppino Nolè, spentosi all’età di 83 anni. Una notizia che non è passata come le altre, perché con lui se ne va un sacerdote che ha saputo farsi casa, voce, rifugio per intere generazioni. Per decenni parroco della chiesa di San Giuseppe Lavoratore, nel rione Lucania, don Peppino è stato molto più di una guida spirituale: è stato un compagno di strada, un volto familiare, una presenza discreta ma costante nella vita quotidiana della comunità potentina. Ordinato sacerdote nel 1966, ha attraversato stagioni diverse della Chiesa e della società senza mai perdere il centro del suo ministero: le persone. In particolare, gli ultimi. Da direttore della Caritas Diocesana di Potenza, ha svolto il suo servizio con passione silenziosa e profondo amore per chi vive ai margini, traducendo il Vangelo in gesti concreti di accoglienza, ascolto e prossimità. Non parole altisonanti, ma mani tese. Non proclami, ma presenza. Numerosi i messaggi di cordoglio giunti in queste ore. Il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Marcello Pittella, lo ha ricordato come “un sacerdote stimato e un punto di riferimento umano e spirituale per tanti fedeli, capace di svolgere il suo ministero con dedizione, discrezione e autentico spirito di servizio”. Il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, Piero Lacorazza, ha sottolineato “la sua capacità di interpretare la domanda di prossimità delle persone, con profonda disponibilità e umanità, mantenendo sempre una costante attenzione verso i più deboli e i bisognosi”. Parole che trovano eco nel ricordo intenso e partecipe della direttrice della Caritas diocesana, Marina Buoncristiano, che ha tracciato il profilo di un pastore umile e instancabile: “Don Peppino lascia un segno indelebile nella vita spirituale e sociale della nostra comunità. Ha incarnato il Vangelo non solo con le parole, ma soprattutto con i gesti concreti dell’accoglienza e della carità. La sua eredità morale è una traccia viva e feconda: uno stile di Chiesa capace di farsi prossima, di ascoltare senza giudicare e di servire senza clamore”. Don Peppino ha insegnato, con la semplicità dei gesti quotidiani, che la carità non è un’eccezione eroica, ma una carezza data ogni giorno con rispetto, mitezza e responsabilità. Un modo di stare accanto agli altri che non cercava riconoscimenti, ma che ha lasciato un’impronta profonda. La sua eredità è oggi un patrimonio umano e spirituale che interpella tutti: credenti e non, istituzioni e comunità, chiamandoli a continuare quel cammino con coerenza e coraggio. Il seme che don Peppino ha piantato nel corso della sua lunga vita sacerdotale è diventato un germoglio vivo, che continua a crescere nelle opere di bene, nelle relazioni costruite, nei cuori di chi lo ha incontrato. Domani, sabato 31 gennaio, alle ore 12, nella chiesa di San Giuseppe Lavoratore, la comunità si stringerà per l’ultimo saluto.

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