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Dove lo zucchero era futuro: l’ex Eridania e la promessa (ancora) tradita di Policoro

Dove lo zucchero era futuro: l’ex Eridania e la promessa (ancora) tradita di Policoro

C’era una volta lo zucchero. Ma non è una favola a lieto fine. È la storia dell’ex zuccherificio Eridania di Policoro, entrato in funzione il 13 agosto 1955 e spento definitivamente nel 1991. Trentasei anni di gloriosa attività, oltre trenta di abbandono. Per la Basilicata l’Eridania fu un pilastro industriale: il primo vero esempio di trasformazione agricola della piana jonica. Bietole lucane, pugliesi, calabresi e campane diventavano zucchero, lavoro, economia, futuro. Oggi, su circa 30 ettari di area, restano due ciminiere alte 40 metri, un grande edificio su tre piani – la storica “casa bietole/zucchero” – uffici, laboratori e vasche di decantazione che, nel frattempo, hanno deciso di reinventarsi oasi naturali. L’ex zuccherificio, però, non è solo un sito di archeologia industriale. È una ferita aperta nel cuore della Basilicata. Un simbolo di ciò che potrebbe essere e che, inspiegabilmente, ancora non è. Un’“orrida bellezza” che affascina, ma soprattutto imbarazza, perché racconta meglio di qualunque convegno il rapporto irrisolto tra Sud, sviluppo e decisioni che non arrivano mai. La sua posizione è tutt’altro che marginale. L’ex Eridania è una cerniera naturale tra il centro urbano di Policoro e il lido ionico. Riqualificarla non significherebbe solamente dare dignità ad un luogo strategico, ma attivare un vero volano economico per la provincia di Matera e per l’intera regione. Centri congressi, spazi di co-working, incubatori di imprese, strutture ricettive, aree verdi, ricerca sull’energia alternativa: tutto è stato già pensato, progettato e disegnato. Tutto, per ora, è rimasto fermo. Mentre altrove gli scheletri industriali diventano poli di innovazione e cultura, simbolo di riscatto e di rinascita, a Policoro si continua a contemplare il passato come se fosse un destino inevitabile. L’ultimo capitolo è il Piano d’Ambito Paesistico, adottato dal Consiglio comunale dopo una gestazione durata 31 anni. Un primato che, da solo, dice molto. Il piano, redatto dall’architetto Luigi Acito, ridisegna il futuro dell’area a valle della Statale 106 verso il mare, partendo proprio dall’ex zuccherificio. Sviluppo turistico non solo stagionale, equilibrio ambientale, tutela del paesaggio, mantenimento delle attività agricole della Riforma fondiaria e delle storiche case coloniche degli anni Cinquanta. Completamento del lungomare, una nuova piazza centrale e persino un grande orologio solare: almeno così lo scorrere del tempo sarà visibile a tutti, visto che finora lo si è avvertito solo nei rinvii. Il sindaco Enrico Bianco parla di una visione a 50-100 anni. Una prospettiva necessaria per una città che vive un paradosso evidente: d’estate è piena, d’inverno fatica persino ad ospitare un centinaio di persone per un evento di rilievo extraregionale. Il progetto, va detto, c’è. E anche i fondi. Il recupero dell’ex zuccherificio è stato annunciato come finanziato dal PNRR con 32 milioni di euro. A lavori ultimati, il complesso dovrebbe ospitare il Centro ricerche “Società & Energia: in sinergia con l’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica. Un caso unico in Italia. Non si tratta di una scatola vuota o di una suggestione teorica. L’idea progettuale è strutturata, credibile, pronta a partire. Coinvolge il Consorzio TRAIN (con soci come ENEA e Università di Salerno), Cascina Costruzioni, la Società Energetica Lucana, ATER Matera, il Comune di Policoro, ENFOR, il terzo settore, l’IIS Pitagora di Policoro, con il sostegno di ANCI Basilicata. Un ecosistema completo, che integra ricerca, formazione, rigenerazione urbana e politiche sociali. Eppure, ironia della sorte, tutto sembra giacere in qualche cassetto ministeriale, in attesa di un via libera che non arriva. Il decreto c’è. Le competenze pure. E allora? A rendere la situazione ancora più surreale è un dato normativo preciso: con il DPCM del 10 novembre 2023, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 novembre, l’Agenzia per la Coesione territoriale è stata soppressa e tutte le sue funzioni trasferite al Dipartimento per le Politiche di Coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Tradotto: non esistono più alibi. Le responsabilità sono chiare. E il Dipartimento oggi ha il dovere di attivarsi. Non domani. Non dopo l’ennesimo tavolo tecnico. Ora. Le domande, a questo punto, sono inevitabili. Chi sta realmente frenando questo progetto? È solo burocrazia o c’è disattenzione politica? Perché lo sviluppo si inceppa sempre quando arriva in Basilicata? E soprattutto: chi ha paura della crescita di Policoro? Riqualificare significa lavoro, attrattività, autonomia per i giovani, futuro. Evidentemente non tutti considerano tutto questo una priorità. La Basilicata merita di più. La riqualificazione dell’ex zuccherificio Eridania non è un capriccio urbanistico, ma un atto di giustizia verso una comunità che chiede sviluppo vero, non annunci. Lasciare marcire un simbolo così potente significa scegliere consapevolmente l’immobilismo. 

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