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21.01.2026 - 16:54
La sede della regione Basilicata a Potenza
La notizia è stata diffusa nel tardo pomeriggio di ieri dall'assessore regionale alle Infrastrutture e Reti idriche. Ma Roberto Cifarelli, consigliere regionale del Pd, si butta subito avanti come se fosse stato colto di sorpresa da chissà quale novità opaca, invocando trasparenza e un presunto mancato coinvolgimento del Consiglio regionale sulla candidatura di interventi idrici per oltre 700 milioni di euro nell’ambito del Pniissi. Una narrazione suggestiva, ma poco aderente alla realtà dei fatti. Perché se c’è un tema sul quale il Consiglio regionale della Basilicata è stato ripetutamente coinvolto e stimolato è proprio la crisi idrica e la relativa programmazione infrastrutturale. Basta tornare indietro di pochi mesi. Il 21 luglio 2025 - in piena estate - si è svolto un Consiglio regionale straordinario interamente dedicato alla crisi idrica con una relazione dettagliata del presidente Bardi che ha illustrato senza filtri i dati, gli scenari, le criticità e le linee strategiche.
Altro che mancanza di chiarezza: numeri alla mano è stato spiegato dal presidente che ad esempio Monte Cotugno, Pertusillo e Conza registravano cali preoccupanti, fino al 27% in meno rispetto al 2024. In quella sede non si è parlato per slogan, ma di interconnessione degli schemi, riduzione delle perdite, nuovi invasi, lavori in corso e opere da programmare, molte delle quali oggi rientrano proprio nella cornice del Pniissi. Una strategia esplicitata davanti al Consiglio, non a porte chiuse. Il 22 ottobre scorso il Consiglio regionale è tornato sul tema con il presidente Bardi che ha snocciolato sia il calo degli afflussi autunno-invernali del 2023-2024 che sono stati di soli 21 milioni di metri cubi, l’80% in meno rispetto alla media storica di 110 milioni annui, sia - ad esempio - lo stato dell'arte sui principali interventi tra i quali i lavori di ammodernamento per il tramite di Acquedotto Lucano sulla riduzione delle perdite idriche in rete, con fondi REACT EU, PON e PSC, intervenendo in 42 comuni e per oltre 3.500 km di tubature.
Non solo. L’assessore regionale Pasquale Pepe ha riferito puntualmente in Commissione: il 2 ottobre in II Commissione sullo schema idrico Basento-Bradano e ancor prima il 16 luglio in III Commissione portando relazioni, elenchi delle opere, stato di avanzamento e criteri di intervento. Atti ufficiali, non comunicati stampa. E allora viene spontanea una domanda: dov’era Cifarelli? Perché oggi evocare lo spauracchio di una programmazione a casaccio e di interventi a zonzo quando l'Assise regionale ha discusso più volte proprio di pianificazione idrica e non sono mai mancati aggiornamenti in materia dall'assessore al ramo?
Ancora più singolare è la sinistra bordata sull’assenza di una visione strategica. La Regione ha chiesto lo Stato di emergenza nazionale, ha rivendicato la revisione dell’Accordo di Programma con la Puglia, ha accelerato sul Rendina, sul Camastra, sul Basento-Bradano, sul Sinni-Pertusillo, ha investito sulla riduzione delle perdite e sulla digitalizzazione delle reti. Può piacere o no, ma definirla assenza di strategia significa ignorare deliberatamente il lavoro fatto. In particolare, dalla seconda metà del 2024 ad oggi la capacità di invaso della diga del Camastra è passata da 9 milioni a 11,5 milioni di metri cubi, grazie a risorse garantite prima dalla Direzione Infrastrutture e successivamente dal Dipartimento nazionale della Protezione Civile. Con il nuovo innalzamento si potrà arrivare a 14,5 milioni di metri cubi un risultato più che ragguardevole e che rafforza in modo strutturale la sicurezza idrica regionale che potrà contare anche sul ricongiungimento - ad oggi in fase di realizzazione - della diga di Acerenza e quella di Genzano di Lucania.
Si può fare di più? Sicuramente. Ma il punto politico è un altro. La trasparenza invocata da Cifarelli sembra più una bandiera identitaria di un Pd commissariato, in profonda crisi di idee, che una reale esigenza di merito. Piuttosto qualcuno oggi prova a riposizionarsi su un tema indubbiamente sensibile. Convocare un’audizione non è sbagliato. Fingere che nulla sia stato spiegato finora, sì, almeno dal punto di vista intellettuale. La Basilicata ha bisogno di serietà istituzionale, non di polemiche costruite a posteriori. E soprattutto di una politica che, quando parla di acqua, non muova mulini a vento.
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