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21.01.2026 - 12:00
Ventitré coltellate, di cui 19 al collo e al volto. Sul corpo segni di ustioni e una gamba, la sinistra, completamente amputata. È il drammatico quadro che emerge dall’autopsia di Federica Torzullo, originaria di Gallicchio, in Basilicata, uccisa ad Anguillara Sabazia dal marito Claudio Carlomagno e seppellita in un canneto alle spalle dell’azienda dell’uomo. L’esame autoptico conferma l’impianto accusatorio già delineato dai pm di Civitavecchia, che ora contestano all’uomo il nuovo reato di femminicidio, oltre all’occultamento di cadavere. Dai primi risultati dell’attività peritale, svolta all’Istituto di medicina legale de La Sapienza, emergono elementi che delineano un delitto di “particolare ferocia”. Secondo gli inquirenti l’indagato avrebbe colpito la moglie con una lama bitagliente. Le numerose tracce di sangue rinvenute dai carabinieri del Ris sugli abiti da lavoro del marito, all’interno di un armadio e nella sua auto, rafforzano questa ricostruzione. Il fendente mortale, inferto sul lato sinistro del collo, avrebbe raggiunto le zone vitali. Carlomagno si sarebbe accanito anche sull’addome e sul ventre. Federica avrebbe tentato di difendersi: almeno quattro ferite da arma da taglio alle mani indicano una disperata resistenza alla furia omicida. Gli accertamenti autoptici evidenziano inoltre il tentativo di distruggere il corpo. I medici legali hanno riscontrato ustioni al volto, alle braccia e alla parte superiore del torace. La gamba sinistra risulta completamente amputata, dettaglio che – secondo i pm – potrebbe essere riconducibile al tentativo di ostacolare il riconoscimento del cadavere. Il torace presenta anche segni di schiacciamento compatibili con l’uso di una scavatrice, impiegata per occultare il corpo nel deposito aziendale. Il quadro indiziario risulta ulteriormente rafforzato dagli esami autoptici, nel corso dei quali sono stati effettuati anche i prelievi per gli accertamenti tossicologici. Federica Torzullo è stata vista viva per l’ultima volta l’8 gennaio, ripresa da una telecamera mentre rientrava nella sua abitazione. Mercoledì Claudio Carlomagno comparirà davanti al gip per l’udienza di convalida del fermo. Finora l’indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere, rimanendo in silenzio davanti ai pm che lo hanno interrogato in carcere. Sul movente resta confermata la pista della crisi coniugale. I due coniugi, secondo quanto si legge nel decreto, vivevano da separati in casa insieme al figlio di 10 anni. Federica aveva intrapreso una nuova relazione, mentre il marito non avrebbe accettato la fine del matrimonio. Gli inquirenti ipotizzano inoltre che l’uomo abbia utilizzato il cellulare della moglie dopo l’omicidio per depistare le indagini. Gli ultimi messaggi scambiati con la madre, dal tono definito “laconico”, risalirebbero alla mattina del 9 gennaio, tra le 7.55 e le 8.05, quando la donna sarebbe già morta. Secondo la ricostruzione investigativa, Federica sarebbe stata aggredita all’interno dell’abitazione e poi trasportata esanime nel deposito aziendale, dove è stata seppellita. “Il numero delle coltellate e la violenza riscontrata, comprese le ustioni, fanno pensare a un atto particolarmente crudele”, spiega all’Adnkronos l’avvocato Paolo Pirani, difensore nominato dal curatore speciale del figlio della coppia. “Sarà decisivo stabilire se la morte sia sopraggiunta subito o se l’infierire sia avvenuto su un corpo già privo di vita”. Intanto, per la prima volta, la Procura di Civitavecchia ha formalmente contestato il nuovo reato di femminicidio, previsto dall’articolo 577 bis del codice penale, introdotto nel 2025. Una fattispecie che riconosce la specificità dell’uccisione di una donna in quanto tale e che prevede, nei casi più gravi, la pena dell’ergastolo.
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