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Il termometro politico del centrodestra lucano

Nel panorama del centrodestra lucano, attraversato da quotidiane tensioni interne, scivoloni politici e lessicali e contraddizioni spesso difficili da spiegare ai cittadini, emerge con chiarezza un dato squisitamente politico: il ruolo cerniera della Lega

Il termometro politico del centrodestra lucano

Mentre Forza Italia esce fortemente indebolita dalla confusa e imbarazzante vicenda che ha visto protagonisti i Casino, padre e figlio, alle prese con le turbolente elezioni comunali a Matera, l’immagine offerta ai lucani è stata tutt’altro che edificante. Un consigliere regionale che lascia il gruppo di appartenenza, approda al misto e poi rientra addirittura nella veste precedentemente abbandonata di capogruppo pone una domanda semplice ma pesante: cosa deve pensare un cittadino davanti ad una simile giravolta? Non va meglio a Fratelli d’Italia che in Basilicata sembra impegnata in una lotta permanente con se stessa. Dalle battaglie in tribunale che vedono contrapposti Merra e Galella, fino al mal di pancia apertamente manifestato dal capogruppo Napoli, il quadro è quello di un partito ripiegato sulle proprie divisioni interne, che non disdegna affatto il fuoco amico e più concentrato a regolare conti che a governare processi. In questo scenario di fragilità e disordine la Lega rappresenta l’eccezione. Un partito strutturato che ha costruito nel tempo un radicamento autentico, fatto di amministratori, presenza costante e riconoscibilità politica. E soprattutto una forza che può contare su una leadership vera, autorevole e coerente: quella di Pasquale Pepe. Pepe incarna una doppia funzione che oggi nessun altro collega in Giunta regionale e nel centrodestra tradizionale è in grado di esprimere. Da un lato il ruolo istituzionale, svolto con equilibrio e competenza da assessore con deleghe alle infrastrutture, reti idriche e Protezione Civile nonchè da vicepresidente della Regione Basilicata; dall’altro il ruolo politico, come commissario regionale della Lega, capace di tenere insieme visione strategica, presenza sul territorio e organizzazione del partito. Numero due in Regione, numero uno nel partito. La sua forza sta proprio qui: nell’aver saputo unire il governo del territorio alla guida politica senza mai confondere i piani ma valorizzandoli entrambi. Nessun altro dirigente, nessun altro partito, può contare su una figura capace di tenere insieme due ruoli così delicati. Nessun altro, oggi, siede ai vertici della Regione e allo stesso tempo guida politicamente il proprio partito con pari autorevolezza. Una condizione che - per analisti e addetti ai lavori - non è solo un dato personale, ma un fattore di stabilità per l’intera coalizione. Nel centrodestra tradizionale lucano, oggi, non c’è partita: mentre altri arrancano tra crisi di immagine e faide interne, la Lega - come emerso a seguito delle elezioni provinciali a Matera - cresce e consolida il proprio ruolo. E lo fa grazie ad una classe dirigente che ha un punto di riferimento solido e un perno attorno al quale si poggia la credibilità del centrodestra lucano che vuole governare davvero.

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