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Basilicata "riserva di caccia" delle multinazionali: l'allarme di Verri e Araneo (M5s)

Basilicata "riserva di caccia" delle multinazionali: l'allarme di Verri e Araneo (M5s)

Araneo e Verri

“Lo scorso 14 gennaio 2025 sono pervenute in Terza Commissione - Ambiente e Energia, due istanze di permesso per ricerca idrocarburi presentati dalla società multinazionale ‘Delta Energy’, una denominata ‘Il Perito’, ricadente nei territori dei comuni di Montescaglioso e Pomarico per un’area complessiva di 78 Kmq e l’altra denominata ‘La Capriola’ ricadente nei territori dei comuni di Bernalda, Montalbano Jonico, Scanzano, Pisticci e Pomarico per un’area complessiva di 188 Kmq. Le due istanze, già presentate nel lontano 2012, avevano subito un consistente ridimensionamento delle aree idonee per la ricerca, per effetto del Pitesai (Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee), cosicché l’area idonea riguardante  ‘Il Perito’ passava dagli originari 78 mq a circa 25 kmq e “La Capriola” da 188 Kmq a circa 86 Kmq. L’annullamento del Pitesai per effetto della sentenza del TAR Lazio del 2024, però, ha fortemente inciso su queste due procedure, tanto che la Delta Energy, oltre a riprendere entrambe le istanze, ha chiesto espressamente di procedere sull’intera area originaria di 188 Kmq del permesso ‘La Capriola’ ignorando quelle che erano le aree ritenute non idonee dal Pitesai (in zone del territorio, peraltro, soggette a rischi idrogeologici)”. Lo dichiarano le consigliere regionali del M5s, Viviana Verri e Alessia Araneo, che aggiungono:

“Una decisione che lascia perplessi e che apre a scenari preoccupanti per il futuro poiché, in assenza di un piano paesaggistico regionale, la recente sentenza del TAR Lazio potrà essere utilizzata come un grimaldello dalle multinazionali del gas e del petrolio per rimettere in discussione, in modo automatico e acritico, l’impianto conoscitivo e scientifico che ha sorretto il Piano per la transizione energetica e per riproporre gli originari permessi di ricerca  in aree non ritenute idonee o a forte rischio impattante. Non dimentichiamo che il  PiTESAI è stato il risultato di un lavoro complesso, fondato su studi, valutazioni ambientali e analisi territoriali condotte da esperti e studiosi, finalizzate a individuare limiti, criticità e incompatibilità delle attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi. Svuotare di significato quel patrimonio di conoscenze equivarrebbe a ignorare deliberatamente il principio di precauzione e a ridurre la pianificazione energetica a una sommatoria di atti autorizzativi, privi di una visione strategica complessiva”.

“La Basilicata – proseguono Verri e Araneo - ha già dato moltissimo, forse troppo, in termini di estrazioni petrolifere e di gas. È una regione che ha contribuito in modo sproporzionato al fabbisogno energetico nazionale, senza che ciò si sia tradotto in benefici strutturali per i territori interessati. Le promesse di sviluppo, occupazione e crescita diffusa si sono nel tempo rivelate fragili, parziali o del tutto disattese, mentre restano evidenti le pressioni ambientali, paesaggistiche e sociali che questo modello ha prodotto. Riproporre oggi nuove concessioni o nuovi permessi di ricerca appare ancora più anacronistico se collocato nel contesto storico attuale, segnato dalla necessità di accelerare la decarbonizzazione, ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e orientare le politiche pubbliche verso la transizione energetica e la sostenibilità. Continuare a investire su un paradigma estrattivo significa insistere su un modello di sviluppo che guarda al passato e che non risponde alle sfide ambientali, climatiche ed economiche del presente”.

“Per queste ragioni, il voto in commissione a nuove istanze di ricerca, a maggior ragione su aree non ritenute idonee dal Pitesai, a differenza di quello della maggioranza, è stato fermamente contrario. Riteniamo inaccettabile che la Basilicata venga nuovamente considerata come un territorio “disponibile” per attività di ricerca di idrocarburi, senza una valutazione politica complessiva e senza un serio bilancio delle conseguenze prodotte negli anni. Il territorio lucano – concludono - non può essere trattato come una riserva da sfruttare, ma deve essere tutelato e valorizzato attraverso scelte coerenti con un’idea diversa di sviluppo, fondata sulla salvaguardia dell’ambiente, sulla salute delle comunità e su un futuro energetico realmente sostenibile”.

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