IL MATTINO
I nodi della politica
12.01.2026 - 10:43
Araneo e Verri
Ad ogni comunicato stampa prodotto dall’associazione MovMenti, il M5S lucano – fattosi ormai casta – inizia a fibrillare. Dall’on. Lomuti, coordinatore regionale, alle coordinatrici provinciali e consigliere regionali Araneo e Verri, intervengono su ogni argomento possibile. È la logica del “noi ci siamo”: non sul territorio, perché questa è tutt’altra cosa, ma virtualmente. Questo attivismo risponde a esigenze molto precise: dimostrare, in vista di una possibile ricandidatura, di essere stati presenti sui temi indipendentemente dai risultati; provare che le critiche mosse da MovMenti siano infondate; tenere viva la relazione con il centrosinistra, nella speranza che l’alleanza garantisca qualche postazione istituzionale. Tutto ciò ha ben poco a che vedere con un’idea di Regione, che semplicemente non c’è. La “casta” che guida il M5S lucano non ha una visione della Basilicata: il suo unico obiettivo è restare a galla, secondo la logica del “speriamo che me la cavo”. Prima di analizzare altri aspetti, mi sono posto una domanda preliminare: che cos’è MovMenti? Per capirlo ho contattato alcuni dei suoi aderenti, i quali mi hanno confermato di essere iscritti al M5S e di condurre la loro battaglia politica all’interno del Movimento. Che sia così lo dimostra un fatto evidente: ad ogni critica che MovMenti rivolge al cosiddetto “trittico lucano”, definizione usata da Pasquale Capobianco, tra gli animatori storici del M5S, segue immancabilmente una reazione ufficiale della dirigenza regionale. Ciò che MovMenti contesta è chiaro: l’assenza di democrazia interna, la mancanza di trasparenza e l’inesistenza di una visione di Regione o, nel caso di Potenza e Matera, di una visione di città. Questo emerge con ancora maggiore evidenza dall’opportunismo politico che caratterizza le prese di posizione del “trittico lucano”. Le vicende di Potenza e Matera, denunciate nell’ultimo comunicato di MovMenti, sono fin troppo chiare: per chi guida oggi il M5S in Basilicata il problema non è cosa fare, ma come trattare per ottenere una collocazione nelle istituzioni, al netto di contenuti e programmi. Da qui nasce un opportunismo politico che purtroppo non riguarda solo la Basilicata, ma investe l’intero Movimento a livello nazionale. Basta osservare il modo in cui Conte guida il M5S: così come a livello nazionale si rincorrono le questioni senza una visione strategica, allo stesso modo il “trittico lucano” rincorre i temi sul piano regionale, illudendosi che questo basti a delineare una linea politica autonoma. È questo il senso dei cosiddetti “progressisti autonomi”, dove l’autonomia non è altro che potere contrattuale da spendere nei confronti dei potenziali alleati, senza che ciò si traduca in politiche concrete ma restando confinato alla semplice denuncia. Vengono in mente le parole del comico: “meglio pane, burro e marmellata che un tozzo di pane e acqua”. Non serviva il M5S per capire che la pace è preferibile alla guerra. Abbiamo visto in rete le foto di esponenti del M5S nell’area industriale di Melfi, ma al di là della solidarietà morale non sono in grado di portare soluzioni. La crisi dell’automotive non è dovuta solo alla globalizzazione, ma anche a una transizione ecologica sbandierata in modo ideologico, i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti. L’automotive è stato per anni un pilastro del sistema produttivo lucano e gran parte dell’export regionale si è fondato sulla produzione di automobili. Se qualcuno osa chiedere al “trittico lucano” quale sia l’alternativa, viene accusato di attentare al Führerprinzip o, per dirla in modo più comprensibile, parafrasando il Duce, si afferma che “il trittico ha sempre ragione”. La crisi dell’automotive si intreccia con la crisi demografica che colpisce la Basilicata e, più in generale, il Mezzogiorno. Su temi di questa portata il M5S non riesce ad andare oltre lo sterile comunicato stampa, che si limita a ribadire ciò che i lucani sanno fin troppo bene. Lo stesso vale per lo sfruttamento delle risorse petrolifere, per la questione acqua e per il trasporto pubblico locale. Il punto è che il M5S ha perso da tempo la sua carica propulsiva: non è riuscito ad andare oltre la denuncia e oggi utilizza un consenso che, a livello nazionale, non sembra andare oltre i risultati delle elezioni europee, mentre in ambito locale, se la tendenza dovesse essere confermata, risulterebbe nettamente inferiore a quello ottenuto alle ultime elezioni regionali. In attesa della “rivoluzione transfemminista” auspicata dall’Araneo in uno dei suoi primi interventi in Consiglio regionale, per ora i simpatizzanti del M5S devono accontentarsi del vuoto politico che caratterizza la sua dirigenza; a dirlo non sono gli avversari, ma gli stessi iscritti lucani del Movimento, che denunciano il dramma di una forza politica che in Basilicata aveva raggiunto percentuali che solo la Democrazia Cristiana era riuscita ad ottenere.
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