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09.01.2026 - 19:51
Sede Regione Basilicata (Potenza)
“Il Consiglio regionale convocato oggi sulle crisi industriale arriva con oltre un anno di ritardo rispetto all’emergenza che travolge lo stabilimento Stellantis di San Nicola di Melfi e l’intero indotto automotive lucano. Un ritardo gravissimo: mentre la Regione restava ferma, qui si consumava lo smantellamento occupazionale di PMC, Tiberina, Trasnova, della logistica e perfino di settori strategici come il mobile imbottito, senza che la Giunta Bardi esercitasse un vero ruolo di governo. L’ultimo Consiglio regionale dedicato alla crisi Stellantis e indotto risale a oltre un anno fa ed è stato richiesto dalle opposizioni. Da allora, qualunque azione è rimasta nelle parole, mentre centinaia di lavoratrici e lavoratori venivano spinti fuori dal ciclo produttivo dopo decenni di lavoro, con il solito schema: esternalizzazioni, terziarizzazioni, precarizzazione e poi licenziamenti”. Lo dichiarano le consigliere regionali del M5s, Alessia Araneo e Viviana Verri, che continuano:
“I dati della produzione 2025 parlano chiaro: a Melfi il trend è nero, mentre gli investimenti sulla transizione industriale ed energetica si concentrano altrove. La responsabilità è industriale, certo. Ma è anche politica, perché Bardi non ha saputo governare né la transizione energetica nè quella delle crisi industriali. È questa incapacità che, secondo molti indicatori, continua a trascinare la Basilicata verso il fondo: crisi industriali non affrontate, nessuna strategia, nessuna tutela reale. Da oltre 90 giorni le lavoratrici e i lavoratori di PMC e Tiberina presidiano gli stabilimenti, anche durante le festività natalizie, senza che Bardi o un assessore abbiano trovato il tempo di mettere piede lì, neppure per un gesto di solidarietà. Se da un lato si prova a scaricare la crisi dell’automotive come un problema di carattere globale, la crisi del “mobile imbottito” dimostra che non si è in grado di incidere neanche sulla filiera artigianale che dovrebbe valorizzare le eccellenze del Made in Italy. È il caso della crisi del mobile imbottito, con i poli di Matera e Montescaglioso: un comparto che per decenni è stato un pilastro del manifatturiero lucano, capace di tenere insieme design, subfornitura, logistica e servizi e che oggi è profondamente segnato dai rincari delle materie prime, dai dazi doganali, dalla concorrenza delle produzioni low-cost e dove un’azienda come la Natuzzi ha recentemente annunciato 479 esuberi. Anche qui, però, la Regione sceglie l’immobilismo: un distretto abbandonato da anni, imprese costrette ad affrontare da sole innovazione, internazionalizzazione e sostenibilità, senza una cabina di regia stabile, senza strumenti di filiera, senza monitoraggio serio dei risultati”. “Il mercato globale cambia, la concorrenza internazionale cresce, i costi energetici e logistici restano volatili, le materie prime incidono sempre di più. E in più – sottolineano - si profila un rischio ulteriore: nuove tensioni commerciali e politiche tariffarie che colpiscono l’export. Davanti a questo scenario, cosa ha fatto la Giunta Bardi? Nulla di strutturale. Nessuna evoluzione del distretto in un modello moderno basato su ricerca, digitalizzazione, competenze, presidio commerciale, obiettivi misurabili e responsabilità chiare. Solo annunci, convegni e rinvii, mentre il comparto perde competitività e occupazione”. “Dopo ormai sette anni di centrodestra, continuare a ripetere la filastrocca su infrastrutture, energia e competitività è solo propaganda fuori tempo massimo. Nel frattempo i lavoratori stanno a casa, in cassa integrazione o con contratti di solidarietà che non sono una soluzione: sono solo un rinvio dell’ennesima resa. A conferma di ciò, tutti gli indicatori e gli studi mettono la Basilicata all’ultimo posto per crescita e qualità della vita. La Regione – concludono Araneo e Verri - non può continuare a trovare tempo per assestamenti, indennità e spartizioni mentre ignora chi vive da mesi sotto un presidio. Il lavoro non è assistenzialismo: è dignità. Ed è su questo che si misura la credibilità di chi governa. Oggi, quella credibilità, Bardi l’ha già persa”.
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