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Buen Camino. Ma in Basilicata la fatica non è una scelta

Buen Camino. Ma in Basilicata la fatica non è una scelta

Da qualche giorno è uscito nelle sale “Buen Camino”, film che consacra Checco Zalone (alias Luca Medici) come re dei box office italiani con la miglior apertura di sempre per un film di Natale. La finalità di questo articolo non è esprimere un giudizio sulla pellicola ma condividere alcune riflessioni sul suo protagonista immateriale, cioè il Cammino di Santiago di Compostela, un'esperienza che unisce fede, sfida personale e avventura perché ci sono luoghi che non si attraversano soltanto: si vivono, si respirano, si soffrono. Il Cammino di Santiago è uno di questi; la Basilicata è l’altro. Chi percorre il Cammino di Santiago conosce la fatica dei passi lenti, delle salite infinite, della mancanza di comodità. Chi vive in Basilicata affronta un cammino simile ogni giorno: non verso una cattedrale, ma verso un ospedale, una scuola, un servizio essenziale. Lo stesso trattamento è riservato anche a chi deve raggiungere la ragione da fuori, per assistere i propri cari o anche solo per condividere festività e vacanze. I due “percorsi” sono caratterizzati da azioni simili che però nascono da cause profondamente diverse. Se nel Cammino di Santiago si cammina per scelta, affrontando salite fisiche in cui la solitudine è voluta perché meditativa, nel cammino lucano, si marcia per necessità, scontrandosi con salite burocratiche e logistiche, con un indesiderato isolamento geografico a fare da contorno. La motivazione principale di questa differenza è che nel Cammino di Santiago la fatica è rito e scelta; in Basilicata è una conseguenza politica, dovuta a decenni di investimenti mancati e promesse non mantenute, imputabili trasversalmente a tutti i colori politici. Le inefficienze sono totali, vorrei però concentrarmi sulle due tipologie maggiormente impattanti: difficoltà sanitarie e logistiche, provando in entrambi i casi a sintetizzarle. I disagi di tipo sanitario sono caudati da: ospedali depotenziati o chiusi; reparti essenziali mancanti; tempi di percorrenza lunghissimi per raggiungere cure urgenti; carenza di personale e di servizi territoriali sia a livello qualitativo che quantitativo. Una menzione d’onore merita l’innovazione tecnologica che già, per natura, risulta di fatto inaccessibile alla fetta di popolazione in là con l’età quindi la maggioranza. A completare il quadro si inseriscono le falle dei servizi “di punta” come il Fascicolo sanitario elettronico che lo rende fuori portata anche per le generazioni native digitali. Condivido a questo proposito una recente esperienza personale che diventa però emblematica, oltre che collettiva in quanto segnalata anche da altri utenti. Il Fascicolo sanitario wlettronico, riporta spesso dati incompleti e/o non aggiornati, a differenza di quanto avviene in altre regioni. Se si prova a contattare telefonicamente sia le Asl di competenza (nel caso specifico, in escalation, Tursi, Policoro, Matera), che l’Ufficio relazioni con in pubblico per formalizzare il disservizio e per concludere l’assistenza dedicata al Fascicolo Sanitario Elettronico, si finisce in un valzer infernale di rimpalli di responsabilità, non risposte, “non so” e “non è competenza di questo ufficio” che, dopo mesi, ti lasciano impantanati nel problema, senza nemmeno il miraggio di una soluzione. Diventa pertanto legittimo, oltre che necessario, chiedersi: se non si riescono a garantire i servizi essenziali, come si può parlare di “eccellenza”? È come puntare a costruire un grattacielo senza curarsi delle fondamenta.
Lo stesso discorso è applicabile anche alle difficoltà logistiche. Provando a riassumerle, si tratta di: collegamenti stradali lenti e insicuri; infrastrutture incomplete o mai realizzate; trasporti pubblici insufficienti; isolamento dei borghi interni, sia dentro che fuori dai confini regionali. Nel momento in cui il mezzo pubblico più “comodo” che hanno a disposizione lavoratori e studenti per raggiungere dal Nord le aree interne della Basilicata, è un autobus che impiega in media 12 ore, il fallimento delle politiche infrastrutturali è lampante e totale. Altrettanto emblematica è la chiusura di uno degli impianti di scale mobili che nel capoluogo di regione, da oltre 30 anni, collega la zona dello stadio Viviani con il centro storico. La zona in questione è anche sede di numerose fermate degli autobus regionali tra cui quelle della Sita, altra entità mitologica impossibile da contattare per ricevere informazioni. Pertanto per avere risposte in Basilicata o si chiede l’intercessione della ormai celebre “mamma del bosco” oppure bisogna affidarsi alla filosofia di uno dei nostri corregionali più celebri, Rocco Papaleo: «La Basilicata esiste, è un po' come il concetto di Dio, o ci credi o non ci credi». A chiusura di questo parallelismo tra il “Cammino di Santiago” ed il “Cammino Lucano” possiamo dire che se il pellegrino sceglie la difficoltà, il cittadino lucano la subisce, essendo però spesso causa del suo male e pertanto, parafrasando Dante, è giusto che pianga sé stesso. Buon anno Basilicata anzi, per usare la stessa chiosa del film, buen camino a todos!

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