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La curiosità

Impazza la giornata mondiale delle tette, ma non esiste: i lussuriosi possono consolarsi con la "Zizzona" e le "Tette delle monache"

In tendenza, al top, su Twitter impazza la #giornatamondialedelletette che, però, non è mai esistita. Esiste, invece, la la Giornata Mondiale senza reggiseno dedicata alla lotta contro il tumore al seno

I lussuriosi, comunque, potranno consolarsi con la mitica "Zizzona" di Battipaglia, variante particolarmente accattivante della Mmozzarella di latte di bufala, o con le "Tette delle monache", dolci tipici dell’alta Murgia in particolare di Altamura che si trovano in realtà in tutta la Puglia e Basilicata.

Sarà stato il prurito genialoide di qualche buon tampone, sta di fatto che su Twitter impazza la la #giornatamondialedelletette che, però, non è mai esistita. Esiste, invece, la la Giornata Mondiale senza reggiseno, il No Bra Day: nulla di legato alla liberazione sessuale, però, nessun sapore di femminismo, come verrebbe da pensare. E nemmeno una delle (tante) occasioni per esibire sui Social il proprio generoso décolletée. Dal 13 ottobre di 20 anni fa, la Giornata Mondiale senza reggiseno è dedicata alla lotta contro il tumore al seno, per mettere l’attenzione sulla prevenzione e incoraggiare le donne a sottoporsi a esami periodici e screening, a imparare a svolgere l’auto-esame al seno per riuscire a riconoscere i sintomi del cancro al seno.

I lussuriosi, comunque, potranno consolarsi con la mitica "Zizzona" di Battipaglia, variante particolarmente accattivante della Mmozzarella di latte di bufala, o con le "Tette delle monache", dolci tipici dell’alta Murgia in particolare di Altamura che si trovano in realtà in tutta la Puglia e Basilicata.

La zizzona di Battipaglia e la sua romantica leggenda
All’origine di questo delizioso prodotto campano c’è un’antica leggenda che racconta la storia d’amore tra la ninfa Baptì-Palìa e il giovane Tusciano. Secondo la leggenda, la zizzona nacque dalle mani della ninfa che, ogni mattina all’alba, mungeva le bufale che pascolavano nelle paludi della pianura di Battipaglia per ricavarne il latte. Dalla filatura della cagliata, grazie ad un segreto procedimento, tagliava delle sfere, chiamate appunto “mozzate”. Questi prodotti venivano poi riposti in cestini di vimini ed insaporiti con ramoscelli di mirto ed aromi vari, per poi essere portati in dono agli Dei. Un giorno, tuttavia, la ninfa si innamora perdutamente di Tusciano, un giovane dall’aspetto etereo ed affascinante, al quale svela come pegno d’amore il segreto della mozzata di bufala. Il giovane però, incapace di mantenere il segreto, lo svela a tutti i comuni mortali, e così facendo provoca l’ira degli Dei, i quali condannano i due innamorati ad amarsi e cercarsi, senza riuscire a trovarsi. Oggi i due amanti si sono trasformati, rispettivamente, nell’attuale Battipaglia e nel fiume Tusciano, che scorre tra la terra come se volesse abbracciare ciò che resta del suo antico amore. Ancora oggi chi lavora la zizzona di Battipaglia si sveglia all’alba per mungere le bufale, dalle quali si ricava il latte per la mozzata. A differenza della mozzarella di bufala, la zizzona non può essere classificata come prodotto D.O.P perché supera la dimensione massima di 800 grammi di peso, ma resta comunque una mozzarella di latte di bufala al 100 %.

Le tette delle monache pugliesi

Le tette delle monache sono dei dolci tipici dell’alta Murgia in particolare di Altamura, si trovano in realtà in tutta la Puglia e Basilicata. Si tratta di gusci sofficissimi di pan di spagna ripieni di una generosa dose di crema chantilly, il tutto ricoperto da zucchero a velo . La forma ,particolare di un seno, é dovuta alla puntina posta al centro dello stesso. Chiamate anche sise delle monache o sospiri(con una ricetta simile) sembra che il nome derivi dal fatto che una monaca, durante la preparazione di un pan di spagna, si accorse di averne fatto uno dalla forma particolare, appunto di “tetta” leggermente appuntita. Tradizione vuole ,in quel di Altamura, che le tette delle monache siano realizzate totalmente a mano senza l’aiuto di nessun tipo di macchinario. Tette ,sise o ,per i più pudici, sospiri: tanti nomi per un unico dolce “peccaminoso “. La ricetta originale parla di tette delle monache , in atre zone della Puglia si preferisce chiamarle sise o sospiri (soprattutto a Bisceglie). Il nome ,nasce dalla forma del dolce che ricorda quello di un seno di donna. La leggenda narra di un errore commesso da una suora durante la preparazione del pan di spagna, errore notato da un passante che in dialetto diventò ” le monne de le suor” .  Secondo un’altra leggenda, le Tette delle Monache sarebbero dolci nati per omaggiare Sant’Agata, co-patrona di Gallipoli, alla quale fu strappato un seno come punizione per aver ceduto alle avances del proconsole romano Quinzano. Ad Altamura ,fino a poco tempo fa ,esisteva un presidio di suore che erano le depositarie della famosa e antica ricetta delle Tette delle monache  che venivano preparate all’interno del monastero di Santa Chiara.

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