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Ruvo in giallo

Così il giallista Lombino, sceneggiatore di Uccelli di Hitchcock, ha appassionato la sua Ruvo del Monte

Presentazione in anteprima nazionale, nella sua prima edizione italiana a spese del Comune, del suo indiscusso capolavoro “Le Strade d’Oro”

Ed McBain. Ma anche Evan Hunter, Evan Hunter, Hunt Collins, John Abbott, Ezra Hannon, Curt Cannon, Matthew Hope. Questi tutti gli pseudonimi di Salvatore Albert Lombino. Affermatosi come scrittore di romanzi polizieschi e sceneggiatore cinematografico, Lombino è entrato a far parte della storia della letteratura poliziesca del Novecento non solo per aver scritto per
Hitchcock la sceneggiatura de Gli Uccelli, ma soprattutto per essere stato “inventore” dei romanzi “polis procedural”, incentrati sulle dinamiche investigative di un “gruppo di poliziotti”, tanto più innovative quanto più rivolte ad esaltare le peculiarità relazionali dei singoli componenti della “squadra”. Un nuovo intrigante genere letterario, in realtà, che, a discapito di tanti indiscussi e sofisticati supereroi solitari della giallistica mondiale -della levatura di Sherlock Holmes o di Poirot- ha portato alla ribalta la normalità della gente comune e, con essa, la spasmodica propulsione investigativa proveniente “dal basso”, alimentata, cioè, dalla eterna sete di equità di tutte le minoranze della strada. “87esimo Distretto” -una delle serie più longeve della letteratura di settore– rappresenta, a ragione, la soglia del successo di questo scrittore, premiato dal pubblico proprio per la geniale intuizione di aver affidato ad un “protagonista collettivo” e a tutte le molteplici diversità delle tante anime che lo compongono e lo alimentano, una nuova modalità di narrazione.
Salvatore Lombino era nato in America nel 1926, ricevendo in eredità dal padre il nome e le radici tricolori. Quelle radici che, insieme al jazz, ha voluto celebrare nel romanzo autobiografico “Streets of Gold”, in verità l’unico testo assai distante dalla sua produzione abituale. La storia è quella di un pianista cieco dalla nascita, costretto, per questo, a sperimentare tutto “di seconda mano”, attraverso gli occhi degli altri, annaspando nelle vicende della vita con un unico prioritario obiettivo: salire sul
podio della dignità personale, familiare e sociale. In quel pianista Lombino si è identificato, “suonando”, pagina dopo pagina, le cangianti note della personale storia di immigrato di seconda generazione nell’East Harlem di New York, malato di miopia, perché incapace di mettere a fuoco il suo passato e fissato del jazz, perché perfettamente radicato nel nuovo mondo d’America. 25 anni
prima suo nonno materno era arrivato lì da un paesino lucano in provincia di Potenza, stremato dalla miseria. Era uno come tanti, partito in pellegrinaggio dal Sud Italia “alla cieca” per fare l’esperienza empirica delle strade dell’oro di cui si credeva lastricata l’America. In tasca la ferrea volontà di scoprire il segreto di sopravvivere per sé e la propria famiglia, il preciso obiettivo di risparmiare per il viaggio di ritorno e il grande sogno di ritornare presto in Patria “ricco e felice”. A
quel nonno il libro è stato dedicato come anche al suo irrealizzato sogno di “rincasare”. È per questo, forse, che “Streets of Gold” è il romanzo di cui Salvatore Lombino andava più fiero quale sublime momento di riconciliazione con il proprio passato e di riconoscimento della propria identità.
Il tema della definizione della identità, non solo di persone ma anche di comunità, viene in rilievo nell’interessante progetto “Ruvo in Giallo” messo in campo lo scorso agosto dal Comune lucano di Ruvo del Monte. Il progetto prende le mosse dall’arte scrittoria di Lombino “servita” come piatto di punta delle tante rassegne di film e telefilm tratti dai suoi romanzi e organizzate per l’occasione. Nel menu anche la presentazione in anteprima nazionale, nella sua prima edizione italiana a spese
del Comune, del suo indiscusso capolavoro “Le Strade d’Oro”, offerto anche con letture pubbliche collettive.
L’iniziativa punta a sviluppi ancora più interessanti quali la costituzione di un centro studi orientato ad una letteratura popolare di profilo alto, capace di attivare aggregazioni e conseguenti scelte culturali sfidanti. In realtà sviluppi fondamentali ad una riflessione tra passato e presente e tra presente e futuro per la definizione di un modello di “benessere sostenibile” rispettoso delle tracce della storia e dell’identità di una comunità. Un vero e proprio “viaggio di ritorno” come quello sognato dal nonno di Lombino che a Ruvo del Monte - paese da cui era partito – avrebbe dovuto trovare destinazione. A Salvatore Albert Lombino, a Ed McBain ma anche a tutti i suoi pseudonimi, il ringraziamento per aver lasciato un segno cosciente dell’attaccamento alla originaria matrice quale unità di misura dello stare insieme in comunità.

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