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Cultura

Cercatori di bellezza: a Venosa domani arriva il gospel

Isernia Gospel Choir il 27 gennaio in concerto nella Concattedrale di Sant’Andrea di Venosa, con inizio alle 19

Conclusione di tre interessantissime mostre intitolate “Speranza di Pace e di Disarmo”, “Pace e guerra spietata ai bambini” e “Corpi e migranti”, allestite nel Museo Episcopale nell’ambito dell’itinerario culturale “I Cammini”

La storia della musica Gospel è pura poesia. Affonda le sue radici nella schiavitù. Quella di tanti, tantissimi Africani costretti, fra il XVI e il XIX secolo, a lavorare per i “padroni bianchi”. Costretti, in realtà, a rinunciare alla propria dignità, a rinnegare la propria identità. Ad essi era vietato, per esempio, onorare le proprie usanze religiose tribali, tra cui la musica e il canto. Ma il cuore di un essere umano, si sa, è più forte di qualsiasi proibizione, anche quando questa si fa passare come determinazione politica, economica, o per un odioso, folle rispetto del diritto. A dispetto di tutto e di tutti, gli schiavi hanno continuato a cantare, a suonare e a ballare per secoli. Prima semplici “lamentazioni” per la propria condizione, giaculatorie di liberazione, di lode, di richiesta di aiuto. Poi vere e proprie preghiere comunitarie che, in uno dei periodi di maggior divisione, senso di differenza, razzismo e violenza che la storia umana ricordi, ha consentito a questi “musicisti inconsapevoli” di porre in essere la più grande “Operazione di Bellezza”, di integrazione, assimilazione e fusione della storia della musica e probabilmente dell’arte in generale. Blues, Rythm & Blues, Boogie, Jazz sono tutti ingredienti di quello che è il magnifico, ipnotizzante canto Gospel quale gioiosa esaltazione della musica, della vita, dell’amore, quale esuberante richiesta a Dio di alleggerire il pesante fardello terreno. Gospel significa “Vangelo”, “Buona Novella”. Ogni canzone, in realtà, è una preghiera. Una preghiera inusuale, a cui non siamo abituati, in una lingua che non è la nostra, un po’ chiassosa. Ma pur sempre una preghiera: un messaggio eccezionale e rivoluzionario di speranza e amore, valido per chi crede e per chi non crede, per chi canta e per chi ascolta. Grazie al significato profondo che racchiude e alla gioia che riesce a trasmettere, il Gospel è senz’altro strumento privilegiato di promozione e amplificazione del dialogo tra le persone, affinato nell’ottica della cultura e della pratica dell’accoglienza.
Proprio per “creare” un momento comunitario di riflessione sui temi della cosciente integrazione, della gioiosa accoglienza e della felicità della pace, l’ufficio Pastorale del Turismo e del Tempo libero e Sport della Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa ha voluto organizzare in Basilicata - da anni in controtendenza rispetto a tante altre Regioni italiane quanto a capacità di accoglienza sia in termini numerici che di inclusione - un concerto Gospel. L’idea è stata strutturata a valle di un percorso progettuale denominato “Cercatori di Bellezza” cha ha voluto indagare e cercare, appunto, la Bellezza, nella Pace, nell’Ecumenismo, nella Memoria, nella Sofferenza, nel Lavoro, nel Creato, nella Gratitudine, nel Canto. L’obiettivo che si intende raggiungere è semplicemente quello di unire le tradizioni religiose e culturali di popoli assai distanti e diversi tra loro attraverso una vera e propria festa “religiosa”, volutamente incentrata sulla Bellezza e Ricchezza della mescolanza. Una festa semplice, di note e canzoni suonate, cantate e ballate attraverso il linguaggio Gospel, storicamente protagonista assoluto delle più belle e grandi contaminazioni ed integrazioni. Una festa di aggregazione, amicizia, spiritualità allietata dalla sola curiosità di conoscere le diverse facce del mondo.
Affrontare oggi il tema della accoglienza e della integrazione significa affrontare un tema ad altissima sensibilità politica in una società, quale è quella italiana, ove vanno riemergendo sentimenti populisti, ma significa anche affrontare un tema di rilevanza culturale ed emozionale che coinvolge passioni ed emozioni difficili da contrastare. Temi incandescenti che, forse, attraverso la musica, predispongono ad una visione di equilibrio e di conoscenza. L’iniziativa assume, per questo, una valenza di pregio.
Il concerto sarà tenuto dal coro “Isernia Gospel Choir” il 27 gennaio prossimo presso la Concattedrale di Sant’Andrea di Venosa, con inizio alle ore 19:00. Segnerà anche la conclusione di tre interessantissime mostre intitolate “Speranza di Pace e di Disarmo”, “Pace e guerra spietata ai bambini” e “Corpi e migranti”, allestite presso l’adiacente Museo Episcopale nell’ambito dell’itinerario culturale “I Cammini”, co-prodotto da Matera 2019, Associazione Parco Culturale Ecclesiale “Terre di luce” e Arcidiocesi di Matera-Irsina. Degli otto possibili cammini proposti, quello organizzato a Venosa, in uno dei luoghi sintomatici della fede e della tradizione lucana, rientra nel “Cammino delle Generazioni” incentrato appunto sull’incontro, nel segno dell’accoglienza e della integrazione quali parti integranti del Vangelo. Perché non vi è buona integrazione senza una buona accoglienza. Perché non è possibile accogliere se non si è in grado di integrare. Perché il tempo che viviamo richiede una necessaria accoglienza condivisa che può iniziare con un gesto, semplice ma determinante, come quello di ricercare la Bellezza in un concerto Gospel. Basta crederci!
Per i lettori curiosi: tutte le informazioni sul progetto “I Cammini” sono consultabili sul sito internet www.terrediluce.it.

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