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La Basilicata che si fa memoria e sguardo

Pignola, il tempo sospeso del sacro

Nell’altalena delle stagioni lucane c'è un momento in cui l’aria cambia consistenza. Non è solo il rigoglio della primavera che preme alle porte dei calanchi o che risale le pendici del Vulture; è un’eco più antica, un ronzio che sembra provenire dalle viscere di una terra che non ha mai smesso di dialogare con l’invisibile. La Basilicata, in quei giorni che portano al silenzio del Sabato Santo e all’esplosione della Pasqua, si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto dove il sacro non è una recita, ma una grammatica dell’esistere. In questo perimetro di pietre e di cieli, la cultura non è un accessorio da esibire nelle vetrine del turismo mordi-e-fuggi. Qui, la cultura è un atto di resistenza. È l’impegno di chi, come il professor Bruno Mario Albano, aveva capito che senza il presidio della memoria saremmo soltanto atomi dispersi nel vuoto di un presente senza radici. Ed è proprio nel solco tracciato dal fondatore del Circolo Culturale “Il Portale” che la Pro Loco di Pignola lancia una sfida necessaria: il Concorso “Bruno Albano” dedicato alle Tradizioni Popolari. Non è un semplice bando di concorso. È una chiamata alle armi del pensiero e dell’immagine, un invito a fermare, attraverso la lente di una camera, quel patrimonio immateriale che rischia di sbiadire sotto i colpi di una modernità che corre troppo veloce per accorgersi della bellezza di una processione o del significato di un simbolo tramandato per secoli.

Oltre la superficie dei fatti

Il tema scelto per l’edizione 2026 – “I riti della Settimana Santa e di Pasqua in Basilicata” – ci costringe a guardare con occhi nuovi ciò che spesso abbiamo derubricato a folklore. Ma attenzione a non cadere nell’errore della semplificazione. In Lucania, il folklore non esiste: esiste la vita che si fa rito. Ogni "Venerdì di Passione", ogni "Madre Addolorata" portata a spalla per le vie dei borghi, ogni canto che lacera il silenzio notturno, è un frammento di un’analisi etica e sociale che parla di una comunità che si riconosce nel dolore e nella rinascita. Documentare questi momenti significa fare un’operazione di scavo archeologico nell’anima di un popolo. Significa chiedersi perché, in un’epoca dominata dall’algoritmo, centinaia di giovani scelgano ancora di indossare le vesti dei figuranti o di partecipare a rituali che affondano le radici in un Medioevo mai del tutto sopito. La Basilicata è terra di cultura proprio perché è capace di queste contraddizioni, di questo connubio tra la severità dell’analisi storica e la vibrazione dell’emozione collettiva.

Il gioco degli sguardi: tra Seniores e Juniores

Il Concorso, con un’intelligenza che raramente si riscontra nelle iniziative locali, sceglie di non alzare steccati, ma di costruire ponti. La suddivisione in due sezioni, Juniores e Seniores, è la traduzione plastica di un desiderio: far dialogare il passato con il futuro. Da un lato abbiamo la Sezione Seniores, giunta alla sua terza edizione. È lo spazio del rigore, della narrazione documentaristica o cinematografica matura. Qui si cercano autori, professionisti del video, anime che sappiano gestire il tempo (fino a 20 minuti) per restituire la complessità di una tradizione. Non è solo una questione di tecnica, ma di postura etica. Chi partecipa deve avere il coraggio di non essere un semplice spettatore, ma un testimone. Il premio – 2.000 euro al primo classificato e 1.000 al secondo – è un riconoscimento concreto a chi mette il proprio talento al servizio della salvaguardia del patrimonio comune. Dall’altro lato, la vera scommessa: la Sezione Juniores. Aperta ai giovani dai 16 ai 28 anni, questa categoria è un’esortazione a riappropriarsi delle proprie origini utilizzando i linguaggi della contemporaneità. Cinque minuti per raccontare un mondo. È qui che la sfida si fa acuta: come si può raccontare la millenaria Settimana Santa lucana con il ritmo dei social network? Non è una banalizzazione, ma una traduzione necessaria. Se le radici non imparano a parlare la lingua dei nipoti, sono destinate a seccare. E il premio – un buono spesa da 500 euro in elettronica – è il simbolo perfetto di questo scambio: strumenti moderni per catturare verità antiche.

Pignola e la Basilicata un laboratorio di identità

Pignola, con il suo centro storico che sembra inerpicarsi verso una comprensione superiore delle cose, si fa epicentro di questa riflessione. La Pro Loco “Il Portale” non sta semplicemente gestendo un evento; sta esercitando una funzione sociale. In un territorio che spesso ha vissuto la propria cultura come un peso o come una vergogna da nascondere, iniziative come questa ribaltano la prospettiva. La Basilicata non è una terra "minore". È, al contrario, un laboratorio straordinario di civiltà. È il luogo dove la ricerca accademica e la devozione popolare si stringono la mano. Il concorso “Bruno Albano” ci ricorda che abbiamo il dovere di essere custodi, ma custodi intelligenti, capaci di ironia verso i nostri stessi stereotipi e di severità nel difendere ciò che di autentico ci è rimasto. C’è tempo fino al 30 maggio 2026 per consegnare queste visioni. Due mesi abbondanti per immergersi nelle piazze, per parlare con gli anziani che ancora custodiscono i segreti dei riti, per osservare come la luce di Pasqua taglia i vicoli di pietra.

Un invito alla visione

Partecipare a questo concorso non significa solo ambire a un premio. Significa decidere da che parte stare. Significa scegliere se essere consumatori passivi di immagini globalizzate o creatori di una narrazione che affonda le mani nella terra cruda. La scrittura audiovisiva, in questo contesto, diventa uno strumento di indagine sociale. Ogni inquadratura su una statua lignea, ogni primo piano su un volto solcato dalle rughe durante una processione, ogni suono catturato nel vento dei nostri altopiani, è un pezzo di un puzzle che compone la nostra identità. Non cercate il pittoresco a tutti i costi. Non cercate la cartolina. Cercate la radice. Cercate quel nesso invisibile che lega il gesto di un ragazzo di oggi a quello di un suo antenato di tre secoli fa. Perché è in quel nesso, in quella persistenza ostinata della memoria, che risiede la vera forza della Basilicata. Una terra che non ha bisogno di inventarsi una storia, perché la sua storia è scritta nelle pietre, nei riti e, da oggi, anche nei fotogrammi di chi saprà guardarla con amore e acume. Chi volesse cimentarsi in questa impresa, chi sentisse l’urgenza di dare forma a questo racconto, troverà tutte le indicazioni nei bandi ufficiali e sulla pagina social della Proloco Il Portale. Ma al di là dei regolamenti, quello che conta è lo sguardo. Quello sguardo che Bruno Mario Albano ci ha insegnato a tenere alto, fiero, radicato. La Basilicata ci aspetta, con i suoi misteri pasquali e la sua eterna, magnifica capacità di restare se stessa pur cambiando continuamente.

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