IL MATTINO
Teatro
12.02.2026 - 17:43
C’è un uovo, nella mitologia segreta di Napoli, che regge il destino della città.
È l’uovo di Virgilio, nascosto nelle viscere del Castel dell’Ovo, talismano pagano e fragile argine contro la rovina.
Da quell’immagine arcaica e ctonia prende avvio EGG, la performance che venerdì 13 febbraio 2026 alle 21 approda alla Sala Sole –ff Spazio di Teatro, nel cuore della Rua Catalana, tra i vicoli amati da Pasolini. Ma quell’uovo non è solo leggenda: è detonatore poetico, dispositivo politico, matrice di una riflessione radicale sulla maschera più celebre e fraintesa della tradizione partenopea, Pulcinella.
Firmato da Gian Maria Cervo e Bruce LaBruce, EGG nasce come versione performativa della prima parte del ciclo teatrale La magia dell’uovo, progetto più ampio dello stesso Cervo destinato a evolvere da trilogia a tetralogia.
Qui però la drammaturgia si fa corpo, la parola si ibrida con la lecture performance, la musica diventa tessuto drammatico.
In scena Matteo Bertolotti, Roberto Caccioppoli ed Eugenio Castaldo, già coinvolti nel film diretto da LaBruce e scritto insieme a Cervo, girato la scorsa estate tra il Cerriglio e la stessa Rua Catalana, in uscita nei prossimi mesi e sostenuto dal progetto Versace EMBODIED 2025.
Ma se il cinema rappresenta un’espansione dell’universo creativo del progetto, EGG vive di un’urgenza teatrale precisa: rimettere al centro Napoli come città “anarchica, ribelle e resistente”, secondo l’intuizione pasoliniana, e attraversare la tradizione della commedia dell’arte per scardinarla dall’interno.
Pulcinella oltre la maschera
Pulcinella, nel lavoro di Cervo e LaBruce, non è la figurina folklorica da cartolina né la macchietta comica cristallizzata nella tradizione. È un corpo politico. Un’entità mutante sospesa tra il lazzaro settecentesco e l’attore-performer contemporaneo. La maschera non copre: rivela. E rivela un’ambiguità costitutiva, sessuale, sociale, linguistica, che diventa chiave di lettura del presente.
La presenza di Bruce LaBruce, autore di culto della scena indipendente internazionale, noto per aver attraversato pornografia, attivismo queer e cinema d’avanguardia, non è un’operazione decorativa ma un innesto coerente.
Il suo immaginario, da sempre interessato ai margini, ai corpi devianti, alle identità dissidenti, trova in Pulcinella un antenato inatteso. Il servo che sfugge al padrone, il buffone che smaschera il potere, il corpo plebeo che si sottrae alla norma: la genealogia è evidente.
Cervo, dal canto suo, drammaturgo di solida fama internazionale e fondatore del Festival Quartieri dell’Arte, lavora da anni su una scrittura che intreccia filosofia, storia e tensione scenica. In EGG la parola si fa stratificazione: Virgilio e i culti ctoni, Pasolini e la memoria popolare, la tradizione e la sua riscrittura critica convivono in un impasto che rifiuta la linearità narrativa per privilegiare una costruzione polifonica.
Una città come campo magnetico
Napoli non è semplice ambientazione ma campo energetico.
Pasolini la definiva l’ultima metropoli preindustriale d’Europa, luogo in cui la modernità non aveva ancora cancellato del tutto la vitalità arcaica.
EGG assume questa visione come asse teorico: la città diventa simbolo di resistenza culturale, ma anche spazio di contraddizione, teatro di conflitti irrisolti.
L’intreccio tra culti virgiliani e divinità ctonie, forze sotterranee, telluriche, rimanda a una Napoli stratificata, in cui il paganesimo sopravvive sotto la superficie cattolica e la storia ufficiale convive con il mito. In questa prospettiva l’uovo non è soltanto origine, ma minaccia di rottura: promessa di rinascita o presagio di catastrofe.
La scelta della Sala Sole, spazio diretto da Sara Sole Notarbartolo, rafforza questa tensione tra intimità e respiro internazionale.
Con la sua programmazione attenta alla drammaturgia contemporanea, il teatro si conferma luogo di attraversamento, crocevia in cui la città dialoga con il mondo.
E non è un caso che il progetto abbia già una traiettoria filmica: EGG sembra concepito come organismo ibrido, capace di mutare formato senza perdere identità.
Tra lecture e rito performativo
La struttura dichiaratamente contaminata con la lecture performance suggerisce una drammaturgia che non teme l’esposizione teorica. Ma l’impianto non si riduce a conferenza teatralizzata: parola, musica e presenza scenica si intrecciano in una partitura che lavora per accumulo e slittamento.
La dimensione del racconto convive con quella del rito, l’analisi con l’invocazione.
I tre performer, Bertolotti, Caccioppoli, Castaldo, sono chiamati a un compito complesso: incarnare un “mutante polifonico”, attraversare registri diversi, oscillare tra ironia e visione.
La memoria del lazzaro napoletano come figura di resistenza, evocata nel comunicato, non rimanda a una nostalgia identitaria ma a un’energia insubordinata, a una capacità di sopravvivenza che diventa gesto scenico.
In questo senso EGG sembra interrogare anche la nozione stessa di tradizione.
Che cosa resta oggi della commedia dell’arte?
È ancora possibile usare la maschera come strumento critico?
La risposta che si intuisce è affermativa, ma a condizione di attraversarla, deformarla, politicizzarla.
Un progetto in divenire
Che la performance sia solo una delle declinazioni di un progetto più ampio, destinato a espandersi in una tetralogia e già approdato al cinema, suggerisce un lavoro in progress, un cantiere aperto.
Non un’operazione celebrativa, ma un dispositivo dinamico che si interroga sul presente a partire dal mito.
In un panorama teatrale spesso diviso tra tradizione rassicurante e sperimentazione autoreferenziale, EGG prova a tenere insieme le due polarità.
Rilegge una figura archetipica come Pulcinella senza museificarla, la immerge nelle tensioni politiche e culturali contemporanee, la mette in dialogo con un immaginario internazionale.
Venerdì 13 febbraio, nella Sala Sole dai posti limitati e dalla prenotazione obbligatoria, non andrà in scena soltanto uno spettacolo. Andrà in scena un’idea di teatro come atto critico, come luogo di attrito tra mito e presente, tra corpo e maschera, tra Napoli e il mondo. E forse, come l’uovo di Virgilio, anche questa fragile costruzione scenica terrà in equilibrio qualcosa di più grande: la possibilità che la tradizione, se attraversata con radicalità, torni a essere materia viva.
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