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Il ricordo

Gianni Cipriani, il costruttore di ponti

Amava creare legami tra l’antico e il moderno, cogliere con curiosità la persistenza della tradizione classica in tanti aspetti non solo della dimensione letteraria, ma anche della vita reale

Gianni Cipriani, il costruttore di ponti

Il Prof. Gianni Cipriani

Gianni ha amato profondamente Foggia e il suo Ateneo, dove ha percorso gli anni più intensi della sua brillante carriera accademica, nata e sviluppatasi in precedenza a Bari. Qui si era formato con una serie di maestri che hanno offerto contributi fondamentali agli studi classici: Virgilio Paladini, Paolo Fedeli, ma soprattutto Emanuele Castorina, filologo siciliano che negli anni del suo magistero barese trovò in Gianni l’allievo più promettente e versatile. (I funerali si terranno domani, venerdì 9 marzo, a Bari, ore 15, presso la Chiesa di San Giovanni Battista, in via Arcidiacono Giovanni 53)

Ricordare Gianni Cipriani, col cuore ancora in preda all’emozione per la sua scomparsa improvvisa, non è facile. Verrà sicuramente il momento per ricordare adeguatamente lo studioso, il latinista profondo e innovatore che non solo a Foggia ha lasciato una traccia viva e profonda. In latino si sarebbe detto un signum: di qui il sostantivo “insegnante”. Gianni ha amato profondamente Foggia e il suo Ateneo, dove ha percorso gli anni più intensi della sua brillante carriera accademica, nata e sviluppatasi in precedenza a Bari. Qui si era formato con una serie di maestri che hanno offerto contributi fondamentali agli studi classici: Virgilio Paladini, Paolo Fedeli, ma soprattutto Emanuele Castorina, filologo siciliano che negli anni del suo magistero barese trovò in Gianni l’allievo più promettente e versatile.

Se dovessi usare una metafora per indicare la sua concezione di studio, il modo concreto di operare, direi che Gianni è stato un costruttore di ponti. Amava creare legami tra l’antico e il moderno, cogliere con curiosità la persistenza della tradizione classica in tanti aspetti non solo della dimensione letteraria, ma anche della vita reale, soprattutto di quella delle generazioni più antiche che potevano conservare ancora una traccia vitale di un passato arcaico, ma perenne. E la sua versatilità lo spingeva a guardare con curiosità dentro i testi e oltre i testi. I grandi capolavori della letteratura latina, da Virgilio a Orazio, da Catullo a Ovidio (su cui stava lavorando intensamente, in particolare attorno alla raccolta delle Heroides), non avevano segreti per lui. Ma, se il suo occhio di filologo rigoroso lo portavano sempre a un rispetto puntuale e attento del testo, la sua intelligente curiosità lo spingeva a cogliere rapporti forti e documentati con altri momenti della storia della cultura. Proprio in questi ultimi mesi aveva assiduamente lavorato su Virgilio e Alfieri, cogliendo per primo analogie profonde tra autori così lontani, anche da un punto di vista ideologico (Virgilio poeta al servizio di un principe; Alfieri, al contrario, fiero della sua libertà di intellettuale); speriamo che il volume a cui stava lavorando con la sua consueta passione possa ugualmente vedere presto la luce.

Gianni aveva la capacità di saper fare “squadra”: creava rapporti forti tra persone, cementati dalla sua personalità esuberante, ma sempre rispettosa; propositiva, ma ugualmente attenta all’ascolto dell’altro. Credeva nel suo lavoro di studioso, credeva soprattutto nel ruolo dell’insegnamento, senza barriere tra scuola secondaria e università. A lui si devono, in questo senso, moltissime iniziative culturali finalizzate a valorizzare la didattica e le modalità di insegnamento del Latino che lui intendeva svecchiare dalle logiche del grammaticalismo tradizionale. Di qui il contatto frequente col mondo della scuola: la proposta, avanzata in anni lontano, quasi in solitaria lungimiranza, di saper inserire i “testi” nei “contesti” reali del mondo antico, in una prospettiva autenticamente democratica, aperta e priva del fastidioso e sorpassato retaggio della superiorità, morale oltre che intellettuale, del “classico” rispetto ad altre forme del sapere.

Lo voglio ricordare per la sua preziosa e generosa collaborazione al Centro di Studi sulla Fortuna dell’Antico di Sestri Levante, dedicato al latinista fiorentino Emanuele Narducci, suo carissimo amico, prematuramente scomparso nel 2007. Nella collana “Echo”, da lui fondata e diretta, abbiamo regolarmente pubblicato i nostri Atti, cosa che mi inorgogliva particolarmente, poiché valorizzava, come gli ricordavo scherzando, il fatto di essere dimidiatus foggiano (foggiano “a metà”: mia madre è orgogliosamente foggiana), per quanto ligure. Anche qui Gianni era sempre propositivo e costruttivo: portava le sue idee, incoraggiava sempre quelle degli altri, in particolare dei più giovani, con un senso dell’amicizia caldo e generoso.

Ora purtroppo Gianni ci ha fatto questo dispetto: se n’è andato, quasi in punta di piedi, senza voler disturbare. Sarà difficile continuare la sua lezione: abbiamo la fortuna di contare sulle sue brillanti allieve che continuano il suo magistero, da Grazia Maria Masselli, a Francesca Sivo, ad Antonella Tedeschi, a Tiziana Ragno, a un vivaio di allievi giovani e brillanti. Ma sappiamo che il suo ricordo ci aiuterà anche nei momenti difficili; sentiremo ancora la sua mano sulla spalla, la sua battuta sapida e acuta, il calore del suo affetto. e avremo la certezza di non essere stati lasciati soli.

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