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L’emergenza in Basilicata

Ecco perché non c'è rischio di contaminazione Covid nelle acque. L'assessore Rosa spiega al Mattino le procedure seguite. L'intervista

«Nonostante sia chiaro che il virus non è presente nell’acqua di consumo e che le analisi dei reflui sono realizzate solo per pura prevenzione, ho chiesto ad Acquedotto lucano e ad Arpab di condurre dei nuovi campionamenti, per eccesso di zelo, al fine di rassicurare tutti i lucani»

Ecco perché non c'è rischio di contaminazione Covid nelle acque. L'assessore Rosa spiega al Mattino le procedure seguite. L'intervista

L'Assessore con delega all'Ambiente ed Energia, Gianni Rosa

L’istituto superiore di Sanità nei suoi rapporti numero nove e dieci, ha sottolineato l’importanza della gestione dei fanghi di depurazione e delle condizioni dell’acqua e servizi igienici in relazione alla prevenzione sulla diffusione del virus Sars-CoV-2. Il dibattito politico in questi giorni si è intensificato su tali argomenti, in particolare si sottolinea l’interesse del vicepresidente del Consiglio regionale Mario Polese che afferma in un comunicato: «Tracce di Covid anche nella acque di Roma e Milano. Si facciano controlli in Basilicata come indicato dall'Iss. […] Cercare tracce di Coronavirus nelle condutture è fondamentale per individuare potenziali focolai di infezione nella popolazione e quindi controllare la pandemia anche nella fase due». Qual è la situazione lucana soprattutto in rifermento alle condizioni delle acque di consumo, dei servizi igienici, dello smaltimento in discarica e della raccolta dei fanghi presso gli impianti di depurazione? Il Mattino ha contattato l’Assessore con delega all'Ambiente ed Energia, Gianni Rosa per comprendere meglio la situazione e per conoscere le azioni intraprese dal Governo regionale.

Quali sono le criticità del sistema lucano? Si garantisce un’ottima qualità dei servizi di depurazione e smaltimento dei fanghi?

«Al momento non c’è alcuna criticità. I fanghi di depurazione vengono tutti portati in discarica, non abbiamo l’impiantistica adatta per il loro riutilizzo. Abbiamo finanziato per due milioni e mezzo la modifica dell’impianto che c’è a Potenza a Tiera di Vaglio, già finanziato ed in fase di progettazione. Con queste modifiche tecnologiche i fanghi prodotti anziché in discarica verranno utilizzati per la produzione di biogas, tramite una procedura industriale. Andremo verso l’evoluzione del nostro sistema sempre con l’idea di “rifiuti zero”, non più fanghi che vengono portati in discarica, i cui oneri economici sono molto gravosi, ma dai fanghi si produrrà biogas. Andremo a chiudere un ciclo rifiuti che in Basilicata non è ancora completo».

Quindi al momento c’è una buona qualità dei servizi?

«Attualmente si. Il servizio è quello che c’è sempre stato, i reflui arrivano in depuratore, l’acqua viene depurata e i fanghi vengono portati in discariche autorizzate. Con l’investimento fatto avremo una evoluzione del nostro ciclo rifiuti, da una parte nessun apporto in discarica, e dall’altra parte la produzione di biogas. Questo sistema segue la migliore tecnologia esistente».

Da questo documento emerge che il virus può sopravvivere fino a 96 ore nei flussi corporei. I pazienti che purtroppo hanno contratto il virus, gli ospedali, i laboratori analisi, le case di cura sono sicuramente al centro di questa analisi.

«Le nostre acque sono sicure, non c’è nessun pericolo per i cittadini. Gli studiosi stanno analizzando nell’ambito dei reflui la presenza del Covid-19. Non c’è possibilità di contagio da quello che leggiamo dai rapporti degli studiosi, le analisi sono fatte soltanto per verificare per prevenzione. Tutto è in divenire, questi studi sui reflui sono rivolti all’attuazione di politiche preventive sul territorio. Se per esempio, troviamo reflui con presenza del virus in una determinata zona è lì che dobbiamo attuare azioni preventive. Aspettiamo di leggere questi studi e di imparare qualcosa».

Al momento, le acque destinate al consumo umano sono sicure rispetto ai rischi di trasmissione di Covid-19. Il virus non è mai stato ad oggi rilevato in acque destinate al consumo umano. Probabilmente, il lockdown ha portato ad avere un impatto sulla qualità dell’acqua. L’Istituto superiore di Sanità richiede a tale proposito degli aggiornamenti sui modelli di prevenzione dei piani di sicurezza dell’acqua da parte dei gestori e delle autorità di prevenzione e controllo. Come ha deciso di muoversi la nostra Regione?

«Provo a spiegarlo in parole povere soprattutto per i non tecnici. L’acqua prima di giungere nelle nostre case, ha un procedimento di sanificazione tramite l’inserimento di “cloro”, perde così centinaia di virus e batteri. L’acqua che esce dalle condotte è sicura al cento per cento, ha un trattamento di sanificazione. La certezza è scientifica, non lo dico io, lo dicono gli studiosi. Non deve passare assolutamente l’idea che dalle condotte possa passare il virus, daremo una informazione sbagliata. Nonostante sia chiaro che il virus non è presente nell’acqua di consumo, che le analisi dei reflui sono realizzate solo per pura prevenzione, ho chiesto ad Acquedotto lucano e ad Arpab di condurre dei nuovi campionamenti, per eccesso di zelo, al fine di rassicurare tutti i lucani circa la sicurezza delle nostre acque. Il controcomunicato di Polese di ieri cita i reflui di Roma e Milano, lui cambia sempre prospettiva mettendo un messaggio di terrore, la questione del virus nelle acque è già all’attenzione del Dipartimento. Le analisi dei reflui in quelle zone è legata alla possibilità di stabilire una strategia di prevenzione da parte delle autorità. Se analizzando i reflui di una zona, si riscontra una presenza importante di virus, vuol dire che c’è un trasferimento di virus tra persona a persona, e lì che sarà possibile mettere in campo alcune attività preventive come le analisi epidemiologiche».

 

 

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