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L'epidemia in Basilicata

Coronavirus, gravidanza in quarantena.

«Il mio più grande timore è che fra dieci giorni, quando sarà appunto “il mio momento”, la situazione in ospedale sarà peggiorata»

Coronavirus, gravidanza in quarantena. La quasi mamma Sara: «Il Covid-19, una brutta parentesi nel momento più bello della mia vita»

La quasi mamma Sara

La quasi mamma Sara: «Il Covid-19, una brutta parentesi nel momento più bello della mia vita»

MARSICOVETERE- Sara è una lavoratrice lucana alla sua prima gravidanza. Risiede a Villa d’Agri, frazione del Comune di Marsicovetere (PZ), uno dei più importanti della Val d’Agri e lavora a Rapone. Una zona della Basilicata che ha registrato alcuni contagi da Covid-19. La task force regionale ha confermato la positività di un tampone, riconducibile al 26 marzo e attribuibile a Villa d’Agri. Un momento di singolare difficoltà che incrementa le incertezze di qualsiasi persona, a maggior ragione di una donna in attesa, che vede minacciata la propria serenità da notizie spiacevoli e drammi sanitari. Sara ci racconta della sua esperienza e dei cambi di programma affrontati.
Come l’emergenza ha influito sulla sua quotidianità?
«La quarantena è arrivata in un momento particolare della mia vita, esattamente il giorno in cui iniziavo il mio congedo di maternità obbligatorio dovuto al mio nono mese di gravidanza. Mi ero prefissata di riposarmi, ma anche di fare un sacco di cose per me e per il bambino che, inevitabilmente, quando lavori è difficile fare. Mi ero prefissata di passare del tempo con la mia famiglia, di godermi il momento con gli amici, di rivedere persone che non vedevo da un po’. Nulla di tutto ciò è stato possibile. Passo le mie giornate leggendo, guardando serie tv o facendo servizi in casa per quello che mi è consentito, senza correre rischi. Il passaggio dal lavorare dalle dieci alle undici ore al giorno ad una vita così sedentaria mi ha destabilizzata e non poco. Ero abituata al contatto quotidiano con molte persone e ora mi ritrovo sola tutto il giorno. È un mese molto triste».

Come si è organizzata per eventuali visite e controlli?
«Un gran bel “casino”. Per effettuare le classiche analisi mensili ho dovuto recarmi in un laboratorio privato a mezz’ora dal mio paese, perché l’ospedale del mio comune non effettuava esami di laboratorio. Inoltre ho dovuto parlare con il mio medico, affinché contrassegnasse le mie analisi come “urgenti”. Tutto ciò, ovviamente, corredato da debite autocertificazioni per gli spostamenti. Per quanto riguarda, invece, la classica vista ostetrica del nono mese non sono ancora riuscita a farla. Le visite in intra moenia sono state annullate e per farla avrei dovuto recarmi in ospedale. Di comune accordo, con la mia dottoressa, abbiamo deciso di attendere ancora qualche giorno, dato che mi sento bene e visto il periodo, essendo l’ospedale un luogo frequentato da molte persone potenzialmente portatrici del coronavirus».

Ha frequentato un corso pre parto?
«No, mai frequentati né corsi pre parto né corsi post parto. Confesso che, se avessi anche lontanamente immaginato di trovarmi in questa situazione, forse un corso pre parto lo avrei fatto, se non altro per arrivare un minimo preparata al momento».

In qual è ospedale lucano partorirà?
«Se tutto va bene e arrivo in tempo all’ospedale San Carlo di Potenza».

Alle comuni paure di una prima gravidanza si sono aggiunte quelle date della drammaticità del momento.
«Una mia paura è non arrivare in tempo in ospedale, essendo questo distante una sessantina di chilometri dal mio comune. Pensando al Covid-19, invece, il mio più grande timore è che fra dieci giorni, quando sarà appunto “il mio momento”, la situazione in ospedale sarà peggiorata. I casi continuano ad aumentare e le terapie intensive sono già strapiene. Ho paura che eventuali problematiche durante il parto, che normalmente sarebbero gestibili, con il sovraffollamento di alcun reparti, quali la terapia intensiva, possano divenire ancora più critiche».

I medici l’hanno rassicurata?
«La mia dottoressa è sempre reperibile e disponibile, ma confesso che il non poter effettuare gli ultimi controlli con la frequenza standard mi sta creando un po’ di ansia. È pur vero che io non la contatto spesso, non sono una tipa ansiosa e penso che stressarla sia abbastanza inutile. Ovvio che mi direbbe di stare tranquilla, no?».

Le sono state indicate particolari precauzioni relative al giorno del parto e al periodo successivo?
«Su questo non ho le idee molto chiare. Sento dire che il padre non potrà entrare in sala parto e, se fosse così, questo mi rattristerebbe molto perché mio marito ci tiene particolarmente ad assistere. E mi rattrista molto anche il non poter condividere una gioia così grande da subito con le nostre famiglie. I nonni non vedono l’ora di conoscere il nuovo arrivato e, invece, dovranno attendere la fine di questo incubo. Spero tutto si risolva velocemente, resterà solo una brutta parentesi legata a quello che deve essere il momento più bello della mia vita».

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