IL MATTINO
A un passo dalla Prima categoria
13.04.2026 - 15:49
L’Asd Unione calcio Lavello è a un passo dal ritorno in Prima categoria dopo il fallimento avvenuto nel settembre dello scorso anno e dopo i picchi della gestione Caputo che ha portato la squadra giallo verde in Serie D nelle stagioni 2020-21, 2021- 22 e 2022-23. Il campionato dei lavellesi è stato un dominio totale dalla prima giornata: 20 partite giocate, 54 punti raccolti con 70 gol fatti e solo 12 subiti. Abbiamo la possibilità di fare qualche domanda a uno dei pilastri della rinascita del Lavello, l’allenatore e condottiero della squadra: Giuseppe Alberti.
Quanto è stata dura ad inizio anno rimboccarsi le maniche e dover ripartire da zero?
«Ogni inizio porta delle complicazioni. Una piazza come quella di Lavello, ed intendo quella giallo verde, ha vissuto ciclicamente periodi come questo. Quando il Presidente Di Ciommo, l’Avvocato Di Ciommo e il Direttore Tavarone mi hanno chiesto di tuffarmi in un’avventura così audace, mi hanno onorato d’una importante opportunità. Siamo andati oltre la categoria, oltre le difficoltà che anzi ci hanno reso più forti e determinati. Infine voglio ringraziare anche il DS Antony Pace, la ciliegina sulla torta ed un lusso per questa categoria».
Se dovesse definire con una parola o una frase il gruppo squadra di quest’anno quale userebbe? E perché?
«Capolavoro. Sono stati un grande gruppo incredibile, dopo il passo falso di dicembre con il Venosa non ci siamo abbattuti ed abbiamo tenuto testa al Nova Castelgrande riuscendo a trionfare nello scontro diretto in casa loro con una prestazione stoica. Con coraggio abbiamo preso i tre punti anche su campi difficili come quelli di Scalera, Tito e Pescopagano».
Qual è la cosa che la rende più orgoglioso di questa stagione e di questo percorso?
«La cosa che mi rende più fiero è il legame che si è formato con i ragazzi. Tra noi c’è un qualcosa di magico che va oltre lo spogliatoio».
A oggi solo due sconfitte e 12 gol subiti nelle 20 partite giocate, qual è il segreto di una così grande solidità difensiva?
«Più che di segreti parlerei di certezze come il nostro centrale Mauro Marotta e della scoperta di Sainey Saldykhan. Siamo stati capaci anche ad osare schierando un classe 2009 della nostra scuola calcio come Cristian Nido e l’esperienza di Corrado Cafagna. E poi per ultimo vorrei ricordare Amoruso, giocatore cruciale in questa stagione».
Anche l’attacco ha dato il suo grande apporto con 70 gol. Sugli scudi Lorusso e Macchiarulo autori rispettivamente di 14 e 12 reti, due giocatori sicuramente superiori alla categoria in cui giocano e che hanno scelto di scendere pur di aiutare il Lavello nella riscalata, un commento sui due ragazzi?
«Lorusso per noi non è solo un giocatore, è un’icona. È un vero cuore giallo verde. Ci sarebbe un'infinità di cose da dire su di lui, ma quella che mi preme di più è che quest’anno lo vedo finalmente maturo.
Su Macchiarulo, invece, devo essere onesto: non lo conoscevo. È stato uno dei gioielli portati dal DS Pace, che lo conosceva bene. Averlo a disposizione quest'anno è stato un onore. Tra tutti, è stato l’unico giocatore che non ho mai pensato di tenere fuori. È un jolly tatticamente preparato ed intelligente».
Un gran numero di tifosi seguirà la squadra in trasferta a Bella per la gara decisiva per la promozione, quanto è stato importante avere vicino il pubblico nonostante il fallimento?
«Vedere il ritorno dei gruppi organizzati è stato magnifico. Rivedere il Pisicchio riempirsi di persone di tutte le età, dimostra come i lavellesi che amano questi colori hanno dimostrato una maturità incredibile e un attaccamento importante. Nonostante la "caduta", abbiamo deciso tutti insieme, con una passione e un entusiasmo contagiosi, di riportare questi colori dove meritano».
La società alle spalle è forte e solida, con lo stesso blocco di ragazzi è possibile puntare già alla promozione il prossimo anno? O occorre qualche modifica?
«La nostra società è il pilastro fondamentale, le fondamenta su cui poggia tutto il progetto. Senza di loro, nulla di quello che abbiamo fatto fino ad oggi non sarebbe stato possibile. Per quanto riguarda la squadra del prossimo anno, le promozioni e i programmi futuri, preferisco restare in silenzio per ora. Aspettiamo la fine del campionato purtroppo non abbiamo ancora raggiunto nulla di definitivo ed è giusto restare concentrati sul “Qui e ora”».
Infine essendo anche un educatore in una scuola calcio oltre che un allenatore, quali sarebbero le sue idee per rispondere alla crisi del calcio italiano?
«Il problema del calcio italiano non è nelle scuole calcio, non è nell’ex presidente Gravina e nemmeno negli allenatori. Per come la vedo io, il problema è culturale e profondo. L’attività motoria è stata sostituita dai display e dai tornei online, come fanno i ragazzi a crescere fisicamente e mentalmente se i genitori impediscono ai figli di allenarsi all’aperto perché hanno paura che si ammalino? Poi nelle scuole italiane l'educazione fisica è vista come una materia che se si salta è quasi meglio per tutti. È assurdo. Nella nostra regione, invece di creare nuove strutture, chiudiamo quelle esistenti per ristrutturarle. E poi? I lavori si bloccano per la burocrazia, una situazione di stallo infinita. Tutti parlano, tutti colpevolizzano gli altri, ma nessuno si preoccupa davvero di fare qualcosa. Nessuno pensa al futuro sportivo dei nostri ragazzi».
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