IL MATTINO
Attualità
15.03.2026 - 18:25
"In base ai dati aggiornati a marzo 2026, si conferma che l'Italia sta affrontando una recrudescenza di focolai di influenza aviaria (sottotipo H5N1), concentrati soprattutto nel Nord, e parallelamente una serie di allerta per Salmonella in lotti di carne avicola, sebbene le due questioni siano di natura epidemiologica differente"
C'è un silenzio innaturale che avvolge alcuni capannoni tra le province di Mantova e di Verona. Non è il silenzio della produttività, ma quello della precauzione. Da circa due mesi, la "bassa" padana è tornata a essere il fronte di una battaglia invisibile che vede contrapposti gli allevatori italiani e le rotte migratorie degli uccelli selvatici. I numeri, freddi ma necessari, parlano di oltre cinquanta focolai di influenza aviaria (HPAI) registrati dall'inizio dell'anno. Il virus H5N1, che da tempo viaggia sulle ali di gru e di anatre selvatiche, ha trovato nuovamente la strada per insinuarsi tra le maglie strette della biosicurezza industriale.
Lombardia e Veneto sono le aree più colpite, costringendo il Ministero della Salute a blindare i territori con Zone di Ulteriore Restrizione (ZUR) e a prorogare misure di sorveglianza che sembravano destinate a un allentamento primaverile. Ma l'inquietudine del comparto agricolo non viaggia da sola. Nelle ultime settimane, al monitoraggio veterinario per l'aviaria si è aggiunto il rumore di fondo dei richiami alimentari. Diversi lotti di carne di pollo e di uova sono stati ritirati dagli scaffali della grande distribuzione per la presenza di Salmonella. Sebbene il batterio sia un "vecchio conoscente" dell'igiene alimentare, spesso legato a contaminazioni in fase di macellazione o a importazioni da mercati esteri come Polonia e Romania, la coincidenza temporale con l'epidemia aviaria ha alzato la soglia di attenzione dei consumatori.
Tuttavia gli esperti invitano a guardare ai fatti con la lente della precisione e non con quella del timore. L'influenza aviaria che colpisce i volatili non si trasmette attraverso il consumo di carni cotte o uova: il rischio, semmai, è economico e ambientale. Per ogni focolaio confermato, scatta la procedura, dolorosa ma inevitabile, degli abbimenti mirati per evitare che il virus compia quel "salto di specie" verso i mammiferi che la comunità scientifica osserva con rigore quasi sentinellare. Allo stato attuale, la rete dei controlli italiani, tra le più severe in Europa, sembra reggere l'urto. Il monitoraggio è costante, le macellazioni sono procedute da test rigorosi e i richiami per Salmonella dimostrano, paradossalmente, che il sistema di alletta rapida (RASFF) funziona in tempo reale. Non siamo di fronte a un'emergenza senza controllo, ma a una convivenza complicata con la biologia del mondo che cambia, dove il clima altera le rotte migratorie e la densità degli allevamenti richiede una disciplina quasi militare. La sfida, per i prossimi mesi, sarà mantenere questo equilibrio: proteggere la tavola senza soffocare una filiera che, tra costi dell'energia e rincari delle materie prime, sta già pagando un prezzo altissimo per garantire quel pollo arrosto che per milioni di italiani rimane il rassicurante profumo del pranzo.
Nota tecnica e approfondimento dei dati
L'attuale quadro epidemiologico sul territorio nazionale è monitorato costantemente dai Centri di Referenze Nazionale dell'istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie ( IZSVe). Per quanto riguarda l'influenza aviaria (HPAI), i focolai negli allevamenti commerciali sono soggetti a misure di depopolamento immediato e all'istituzione di zone di protezione (3 km) e di sorveglianza (10km) per limitare la circolazione virale. Si ribadisce che il consumo di prodotti avicoli trattati termicamente non costituisce un rischio per l'uomo. Relativamente ai recenti campionamenti positivi per Salmonella spp., le autorità sanitarie precisano che tali eventi rientrano nelle procedure ordinarie di autocontrollo e di vigilanza della filiera alimentare. La Salmonella è termolabile: la cottura completa dell'alimento (raggiungimento dei 70 gradi al cuore del prodotto) e la rigorosa separazione tra cibi crudi e cotti in ambito domestico neutralizzano efficacemente il rischio di disinfezione. Il sistema di allerta italiano garantisce il ritiro immediato dal commercio dei lotti non conformi a scopo precauzionale.
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