Ancora un colpo di scena nel centrosinistra lucano dopo mesi di tensioni e polemiche. Roberto Cifarelli ha annunciato ufficialmente l’addio al Partito Democratico. Una decisione maturata – scrive – “con rispetto, dolore e libertà”, al termine di una lunga lettera rivolta a iscritti e dirigenti. Il rapporto con il Pd era già entrato in crisi lo scorso 14 gennaio 2025, quando aveva deciso di autosospendersi per protestare contro “l’assenza di un dibattito interno” e contro “un partito fermo in logiche di autoconservazione”. Parole dure, che descrivevano una struttura chiusa e incapace di autoriformarsi. Dopo alcune settimane, però, era arrivato il rientro, nel tentativo – spiegò allora – di riaprire un confronto politico definendo il suo "un disperato gesto d’amore". Poi la partita delle comunali a Matera. Cifarelli aveva proposto le primarie, rifiutate dal Pd, e aveva quindi scelto di partecipare alle primarie civiche organizzate da un gruppo di giovani. Le aveva vinte, candidandosi a sindaco alla guida di una coalizione riformista. Il Partito democratico, tuttavia, non aveva presentato liste. Alla fine, le urne hanno premiato Antonio Nicoletti - apprezzato e stimato ex Dg di Apt - intuizione donzelliana. Nel dicembre 2025, dopo il commissariamento del Pd lucano, Cifarelli aveva rinnovato l’iscrizione, confidando – a suo dire – nell’avvio di una fase nuova. Ma le tensioni non si sono mai sopite. Nella lettera diffusa oggi parla di “atteggiamenti discriminatori”, di mancati inviti alle iniziative di partito e di comunicati che lo avrebbero indirettamente chiamato in causa. Sottolinea di essere, insieme ad Angelo Rubino, uno dei due soli consiglieri comunali di Matera iscritti al Pd. Il nodo, scrive, “non è più personale o statutario, ma pienamente politico”. Nel mirino finisce la gestione nazionale e regionale del partito, accusata di “neo centralismo”, di mortificare i territori e di aver trasformato il commissariamento in una “gestione conservativa” utile a congelare il cambiamento. Cifarelli parla apertamente di una crisi di direzione e di identità, sostenendo che in Basilicata il Pd “ha perso la voglia di vincere”. Respinge le accuse di opportunismo e rivendica coerenza: “Non lascio il Partito Democratico per rancore, né per calcolo politico. Lo lascio per coerenza e per rispetto verso la mia storia”. Si definisce ancora uomo di sinistra, riformista, europeo e liberale, assicurando che l’addio al Pd non coincide con un passo indietro dall’impegno politico. L’uscita riapre ora interrogativi sugli equilibri del centrosinistra materano e regionale. Dopo autosospensione, rientro e candidatura solitaria, oggi la rottura appare definitiva. E mentre il Pd lucano è ancora alle prese con il commissariamento e con una fase labirintica, la separazione da uno dei suoi dirigenti più esposti e autorevoli - già assessore regionale durante la presidenza Pittella - rischia di alimentare ulteriormente il dibattito interno e le divisioni in vista delle prossime scadenze politiche.