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Florinda Bolkan, compleanno in bossa nova: un ritratto che respira tra cinema e tempo

Florinda Bolkan, compleanno in bossa nova: un ritratto che respira tra cinema e tempo

Attrice brasiliana di nascita e italiana d’adozione, ha attraversato decenni di cinema europeo con ruoli misurati e versatili, dal dramma borghese al thriller psicologico, sempre con precisione e naturalezza, come il ritmo discreto della musica di Ennio Morricone che ha accompagnato alcune delle sue scene più celebri. Questo pezzo è stato scritto per fare respirare il lettore: frasi brevi alternate a lunghe
pause naturali, con un ritmo ondeggiante come la bossa nova. Si consiglia di leggerlo lentamente, a voce alta e con Ennio Morricone in sottofondo.

Ieri è stato il compleanno di Florinda Bolkan. Il tempo per lei non scorre lineare. Si muove a onde leggere, come la bossa nova che Ennio Morricone compose per Metti una sera a cena nel 1969. Le note non dominano. Accompagnano. Come lei sullo schermo: presenza discreta, attenta, capace di riempire uno spazio senza farsi notare.
Nata in Brasile, Florinda Soares Bulcão arriva in Italia negli anni Sessanta. Curiosa, vigile, senza pretese di conquistare luci o applausi. All’inizio i ruoli sono piccoli, spesso marginali. Chi la osserva però percepisce subito qualcosa di diverso: lo sguardo calmo, misurato. Il passo controllato. La capacità di non sovrastare la scena pur essendo il suo centro invisibile.
Il primo spazio ampio arriva proprio con Metti una sera a cena. Diretto da Giuseppe Patroni Griffi, accanto a Jean-Louis Trintignant e Lino Capolicchio. La Bolkan interpreta Nina. Una donna che ascolta più di quanto parli. La bossa nova di Morricone segue le conversazioni, i gesti, i silenzi. La segue senza invadere. Come la Bolkan stessa.
Negli anni successivi attraversa ruoli diversi. Dal dramma borghese alla commedia leggera. Dal thriller psicologico al giallo. In Una breve vacanza di Vittorio De Sica interpreta una donna sola, fragile ma dignitosa. Cerca sollievo tra le regole della società e la malattia. La recitazione resta misurata. Mai eccessiva.
In Fulci, in Una lucertola con la pelle di donna o Non si sevizia un paperino, mostra tensione e inquietudine senza ricorrere a gesti drammatici. La scena costruisce la suspense. Lei accompagna. Ascolta. Sostiene.
Tra i thriller di Fulci e l’impegno politico di Petri, partecipa a Anonimo Veneziano (1970) di Enrico Maria Salerno, accanto a Tony Musante. Qui la sua presenza, si fonde con la musica struggente di Stelvio Cipriani. In Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970) interpreta un ruolo secondario ma determinante all’interno di un clima politico teso e complesso. Accanto a Gian Maria Volonté, la Bolkan si muove con la stessa misura che caratterizza la sua carriera: osserva, dà sostanza alla scena senza sovrastarla.
Sul set, Volonté era noto per la sua disciplina rigorosa ma anche per la capacità di coinvolgere gli altri attori nel costruire la tensione psicologica della scena. Si dice che, tra una ripresa e l’altra, Volonté invitasse la Bolkan a discutere con Petri le motivazioni interiori dei personaggi, come se quella conversazione fuori campo fosse parte integrante del lavoro sul ritmo narrativo. In un film dove ogni gesto e ogni sguardo fanno parte di un meccanismo di sospetto e potere, la presenza calibrata della Bolkan si inserisce come elemento di equilibrio, parte di un coro più ampio ma riconoscibile nei suoi dettagli.
La tensione narrativa del film, la costruzione dei personaggi politici e il ritmo della scena sembrano seguire un tempo interno simile a quello delle note di Morricone, dove ogni silenzio ha la sua importanza.
Il suo approccio è costante. Anche in televisione o in teatro. Stessa misura. Non cerca protagonismo. Sa lasciare spazio alla scena, agli altri, alla storia.
La carriera non si limita ai grandi film. Include apparizioni internazionali. Progetti minori. Ruoli che richiedono attenzione. È definita spesso “donna forte”. Ma lei si sente curiosa. Attenta alle sfumature delle persone e delle situazioni.
Il filo che unisce tutto il percorso è la misura. Dalla bossa nova di Morricone al ritmo dei dialoghi italiani. Ogni film diventa un brano. Il suo intervento è una nota precisa. Mai fuori tempo. Mai casuale.
Il giorno del suo compleanno è un' occasione per guardare indietro e per rivedere i suoi film. Non ci sono scenografie che sovrastano. C’è un volto. Un corpo. Un ritmo di recitazione che definisce lo spazio senza dominarlo.
Florinda Bolkan ha scelto una strada diversa dalle star di spettacolo: meno clamore, più tecnica, più intelligenza.
È probabile che guardando la locandina di Metti una sera a cena, con lei in un abito che sembra lasciare nudo il fianco esposto allo spettatore, Gianni Versace abbia poi creato il Safetty spin dress, il suo famoso abito, fermato ai lati dalle spille da balia, con su il suo simbolo: la Medusa
Immarcescibile come la Bolkan

Nota a piè di pagina:

Principali film di Florinda Bolkan: Metti una sera a cena (1969, Giuseppe Patroni Griffi, Nina – bossa nova di Ennio Morricone, Targa d’oro e Grolla d’oro come miglior attrice); Una breve vacanza (1973, Vittorio De Sica, protagonista – candidato ai Golden Globe); Una lucertola con la pelle di donna (1971, Lucio Fulci, thriller psicologico); Non si sevizia un paperino (1972, Lucio Fulci, thriller giallo); Anonimo Veneziano (1970, Enrico Maria Salerno, accanto a Tony Musante – colonna sonora di Stelvio Cipriani, dramma sentimentale malinconico); Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970, Elio Petri, ruolo secondario ma determinante, accanto a Gian Maria Volonté). La sua carriera include anche partecipazioni televisive, teatrali e apparizioni internazionali. La recitazione della Bolkan è caratterizzata dalla misura, dall'equilibrio, dall'estrema professionalità in luogo di una grande bellezza.

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