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I pensieri dell'Altrove

Giugno, tra il già e il non ancora

Da sempre il mese delle promesse estive, quest'anno arriva anche con il nuovo Governo. Sono contenta che il nostro premier sia uno della mia terra, avverto nella sua voce la disponibilità ma anche la fermezza. Non ha inclinazioni dialettali, è dotto ed elegante

Giugno, tra il già e il non ancora

Ha poca esperienza politica ma forse questo può essere un valore aggiunto al suo approccio governativo. Cioè non detiene la presunzione del ruolo, ma se lo deve conquistare. Peccato solo notare il numero esiguo di donne presenti: cinque. La solita minoranza che ancora una volta deve farsi valere sconfiggendo luoghi comuni e limiti culturali. 

A giugno chiudono le scuole, si miete il nostro grano, si studia per gli esami di maturità, arrivano le ciliegie 'ferrovia', comincia l'estate. Molti programmi televisivi vanno in pausa, noi però continueremo a pagare il canone per film tappabuchi di stampo sentimentale ormai decomposto, si accende l'aria condizionata, quei meno dieci finti che come pegno lasceranno dopo cinque minuti quella tossetta stizzosa simile a quella tisica. A giugno si comprano forniture importanti di creme depilatorie e subito dopo quelle autoabbrozzanti, si ricomincia a mangiare tutti i giorni una evanescente insalata alle ore 13, 00 per poi precipitare come dannati su pane e mortadella alle ore 15,00, si iniziano a vedere gli infradito accoppiati compulsivamente alle canottiere, si fanno i conti con l'avanzata crudele della cellulite, si guardano i costumi come un un animale feroce che deve uscire da una tana, si comprano gli occhiali di tendenza anche se fanno a pugni con l'ovale della nostra faccia, ma in estate è rituale la formula che rinnovare il look fa addirittura bene alla salute. A giugno, quest'anno, è anche bello dire (come fosse una sorta di sollievo) che abbiamo un governo nuovo dopo quasi tre mesi faticosi di racconti politici, televisivi, istituzionali. Tre mesi di scelte e rifiuti, sostituzioni e astensioni, incontri segreti, svolte, giacche e cravatte, salite al colle, prese di posizioni allarmanti, quantità miracolose di microfoni e telecamere. Altro che grande fratello. Abbiamo seguito le “maratoneMentana” con la stessa ansia di chi aspetta che si scongeli in fretta quella salsiccia casereccia che ha messo segretamente da parte e non vedi l’ora di metterla in forno e mangiarla avidamente come se non ci fosse più un domani. Abbiamo seguito una narrazione drammatica, fatta di abbandoni inaspettati di corazzieri davanti alla porta del Presidente, tanto inconsueti e incredibili da farci pensare ad un colpo di stato, abbiamo sentito degli applausi. Mai prima d’ora si era vista questa cosa in sala stampa, mai si era vissuto questo applauso come una forma di liberazione collettiva, un tentativo non tanto simbolico per far capire al mondo che sì, siamo di nuovo in corsa, abbiamo uno Stato che si manifesta e si dichiara, non siamo più orfani. Un’attesa che ora vuole risposte, cambiamenti reali e qualche certezza rassicurante. Dopo un travaglio così complicato l’entusiasmo deve essere almeno pari ad una aspettativa solida che non va delusa. Sono contenta che il nostro premier sia uno della mia terra, avverto nella sua voce la disponibilità ma anche la fermezza. Non ha inclinazioni dialettali, è dotto ed elegante, ha poca esperienza politica ma forse questo può essere un valore aggiunto al suo approccio governativo. Cioè non detiene la presunzione del ruolo, ma se lo deve conquistare. Peccato solo notare il numero esiguo di donne presenti, solo cinque. La solita minoranza che ancora una volta deve farsi valere sconfiggendo luoghi comuni e limiti culturali. 
Comunque, questo mese comincia in maniera altamente istituzionale ed io, non avendo posizioni pregiudizievoli, formulo gli auguri a tutti i nostri governanti ma soprattutto a noi cittadini e a noi del Sud. Giugno è un mese centrale, uno di quelli in cui qualcosa certamente finisce ma tanto si può ancora pensare che possa iniziare o ricominciare. 
E intanto noi stiamo qui, incrociandoci con le trame della storia, infilati nelle fessure delle vicende che sono i giorni della vita. Nel mezzo delle correnti (in tutti i sensi) che cambiano l'aria e del tempo che ci invecchia il destino.

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Mariantonietta Ippolito

Mariantonietta Ippolito

Il pensiero è la forma più inviolabile e libera che un individuo possa avere. Il pensiero è espressione di verità, di crudezza, di amore. Quando il pensiero diventa parola il rischio della contaminazione della sua autenticità è alto. La scrittura, invece, lo assottiglia, ma non lo violenta. Io amo la scrittura, quella asciutta, un po’ spigolosa, quella che va per sottrazioni e non per addizioni. Quella che mi rappresenta e mi assomiglia, quella che proverò a proporre qui. Dal mondo di “Kabul” al vasto mondo dei pensieri dell’”altrove”.

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