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Prevenire è meglio che curare: non è solo un modo di dire

L'aspettativa di vita nelle regioni meridionali continua ad essere di 2,9 anni inferiore a quella del Nord, mentre l'obesità e altri fattori di rischio comportamentale generano esiti peggiori per i cittadini del sud del Paese.

Prevenire è meglio che curare: non è solo un modo di dire

Di tutto questo, e di molto ancora, si parlerà al seminario online organizzato dalla sezione "Apulo-Lucana" della Società Italiana di Igiene,  Sanità Pubblica e Medicina Preventiva che si terrà martedì prossimo 25 maggio.

"Mi sia consentito di consigliare, in particolare a coloro che intraprendono la nostra professione, lo studio dell'epidemiologia. Noi medici della prevenzione siamo in grado di ricavare i fatti dalle nostre osservazioni e sono fermamente convinto che sia nostro preciso dovere utilizzare questa speciale opportunità”, così scriveva nel 1939 il medico inglese William Pickles.* La Prevenzione permette di vivere in buona salute e a lungo. Ma per alcuni assume importanza vitale, al pari dell'aria con la "fame" di ossigeno, solo in  situazioni di emergenza, come svelato dalla pandemia del Covid: un torto, non solo alla Prevenzione e ai tanti lavoratori ad essa "dedicati", ma alla Salute di tutti. 

“Prevenire è meglio che curare” non è solo un modo di dire. Per molti medici, veterinari, tecnici della prevenzione, infermieri, assistenti sanitari, ecc. è anche una professione. Una nobile professione. Un settore importante di sanità pubblica nel nostro Paese si occupa in via esclusiva di “Prevenire le malattie”. E se oggi abbiamo uno dei migliori Servizi Sanitari al mondo, il merito è anche suo. Ovviamente, mio caro lettore, mi riferisco al “Dipartimento di Prevenzione”, organizzativamente strutturato, seppur con alcune eccezioni tra Regioni, in tre Servizi medici (Igiene Pubblica, Igiene degli Alimenti e della Nutrizione e Medicina del Lavoro) e in tre veterinari (Sanità animale, Igiene degli alimenti di origine animale e Igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche). Nel Dipartimento, presente quasi in tutte le ASL, lavorano mediamente 182 operatori, uno ogni 2.300 abitanti circa. [1] I programmi di vaccinazione, screening oncologici, prevenzione nutrizionale, sicurezza alimentare, tutela e sicurezza dei lavoratori, sono solo alcune delle priorità dei Dipartimenti di Prevenzione.

Nella situazione attuale, i Dipartimenti sono chiamati a rilanciare, alla luce dell’esperienza della pandemia Covid-19, la visione di una "prevenzione integrata" delle malattie, anche in riferimento alle disuguaglianze sociali. [2-5] Disuguaglianze che sono i veri “determinanti sociali della salute” e dei quali abbiamo scritto domenica scorsa nella nostra rubrica settimanale. Come sottacere, ad esempio, che a tutt'oggi c'è un netto divario in termini di salute e aspettativa di vita tra il nord e il sud del Paese, che ricalca esattamente la diversa disponibilità di reddito tra le due aree geografiche. [6-8]

L'aspettativa di vita nelle regioni meridionali continua ad essere di 2,9 anni inferiore a quella del nord, mentre l'obesità e altri fattori di rischio comportamentale generano esiti peggiori per i cittadini del sud del Paese. [9] Inoltre, la compliance con i programmi di screening è inferiore al sud, con conseguenti esiti peggiori in termini di terapie antitumorali e di sopravvivenza. E come non sottolineare il sottofinanziamento della Prevenzione, che nonostante la percentuale "teorica" sia di appena del 5% del "fondo sanitario", in realtà non ha mai superato il 4,2%. E nonostante tutto, i Dipartimenti di Prevenzione sono stati in grado di garantire un elevato standard di qualità delle prestazioni, che è notevole se misurato anche in termini di elevata aspettativa di vita alla nascita e di buono stato di salute,  come dichiarato da due terzi degli italiani. [10] E che ha consentito di classificare il nostro Servizio Sanitario  come uno dei migliori al mondo dalle agenzie internazionali, come l'OMS e l'OCSE.[8]

In termini di prevenzione, il principale strumento politico e di pianificazione in Italia è il Piano Nazionale di Prevenzione (PNP).  Con la ridistribuzione delle competenze, il Governo nazionale (ovvero il Ministero della Salute) è il responsabile dell'attuazione dell'azione "centrale" a sostegno dei progetti di prevenzione regionale.  Il Piano Nazionale della Prevenzione, adottato ogni 3-5 anni (quello attuale è il 2020-2025), attraverso i Piani Regionali, rappresenta un esempio unico di pianificazione e realizzazione delle attività di prevenzione in Europa. [11]  Il piano ha un numero limitato di obiettivi comuni allo Stato e alle Regioni, in modo da consentire alla pianificazione regionale di definire la popolazione target e le azioni necessarie per raggiungere gli obiettivi associati.  In particolare, il Piano 2020-25 intende: [EpiCentro: www.epicentro.iss.it]

"- ribadire l’approccio life course, finalizzato al mantenimento del benessere in ciascuna fase dell’esistenza, per setting, come strumento facilitante per le azioni di promozione della salute e di prevenzione, e di genere, al fine di migliorare l’appropriatezza e l’equità degli interventi;

- rafforzare le Azioni centrali a supporto, anche al fine di valorizzarne la funzione di integrazione tra i diversi livelli di governo;

- rafforzare l’intersettorialità, attraverso modelli organizzativi che ne favoriscano l’attuazione;

- affrontare il contrasto alle disuguaglianze sociali e geografiche quale priorità trasversale a tutti gli obiettivi;

- promuovere un approccio di tutto il governo, nazionale o locale, e dell’intera società, con un maggiore coinvolgimento della comunità e dei suoi gruppi di interesse a partire già dalla fase di pianificazione delle azioni;

- sostenere i Piani Regionali della Prevenzione (PRP) come “luoghi” istituzionali e riconoscibili per la governance delle politiche e degli interventi di prevenzione;

- sostenere l’interazione organizzativa, funzionale, operativa di tutte le risorse interne ed esterne al sistema sanitario, a partire dal Dipartimento di prevenzione;

- rafforzare il sistema di monitoraggio e valutazione dei processi e dei risultati."

Una volta individuati i principali obiettivi a livello nazionale, è importante contestualizzare tali target nel contesto epidemiologico regionale. Inoltre, per tradurre le linee guida nazionali in attività, è necessario adottare azioni strategiche incentrate sulla Medicina Basata sull'evidenza e sul concetto di qualità dell'assistenza. Mio caro lettore, come vedi, la Prevenzione non è un "dio minore" della Sanità pubblica (e di questo in molti hanno dovuto ricredersi e prendere coscienza anche a causa della pandemia), ma si avvale di competenze elevate delle risorse umane impiegate e di strategie basate su evidenze scientifiche. Di tutto questo, e di molto ancora, si parlerà al seminario online organizzato dalla sezione "Apulo-Lucana" della Società Italiana di Igiene,  Sanità Pubblica e Medicina Preventiva che si terrà martedì prossimo 25 maggio.


Note

* Pickles WN. Epidemiology in country practice. Torquay: The Devonshire Press Ltd; 1939


Bibliografia

1 . Poscia A, Silenzi A, Ricciardi W. Organisation and Financing of Public Health Services in Europe. Health Policy Series 2018: 49.

2 . Serapioni M. Economic Crisis and Inequalities in Health Systems in the Countries of Southern Europe. Cad. Saude Publica 2017; 33 (9).

3 . Dyakova M, Hamelmann C, Bellis MA, et al. Investment for Health and Well-Being: A Review of the Social Return on Investment from Public Health Policies to Support Implementing the Sustainable Development Goals by Building on Health 2020. Copenhagen: WHO Regional Office for Europe; 2017 (Health Evidence Network (HEN) synthesis report 51).

4 . Rosso A, Marzuillo C, Massimi A, et al. Policy and Planning of Prevention in Italy: Results from an Appraisal of Prevention Plan Developed by Regions for the Period 2010-2012. Health Pol 2015; 119: 760-9.

5 . WHO. Nutrition, Physical Activity and Obesity. Italy. 2013. http://www.euro.who.int/__data/assets/pdf_file/0018/243306/Italy-WHO-Country-Profile.pdf.

6 . Ferré F, et al. Italy: Health System Review. Health Systems in Transition, 2014, 16 (4): 1-168.

7 . OECD. State of the Health in the EU. Italy: Country Health Profile 2017. http://www.euro.who.int/__data/assets/pdf_file/0008/355985/Health-Profile-Italy-Eng.pdf?ua=1.

8 . Malizia A, et al. (2017) Emergency Department, Sustainability, and eHealth: A Proposal to Merge These Elements Improving the Sanitary System. The Internet of Things: Foundation for Smart Cities, eHealth and Ubiquitous Computing, Chapter 17, CRC Press, Taylor & Francis Group.

9 . Unim B, De Vito C, Massimi A, et al. The Need to Improve Implementation and Use of Lifestyle Surveillance System for Planning Prevention Activities: An Analysis of the Italian Regions. Publ. Health 2016; 130: 51-8.

10 . Boccia A, De Vito C, Marzuillo C, Ricciardi W, Villari P. The Governance of Prevention in Italy. EBPH 2013; 13 (1).

11 . Ministero della Salute. Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025. http://www.salute.gov.it/

https://www.biomedicineandprevention.com/manuscript/governance-prevention-italy

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F. Michele Panunzio

F. Michele Panunzio

La prevenzione nutrizionale è la più potente medicina, ma non ama la solitudine. Ancelle le sono tutte le altre discipline mediche. Si accontenta di stare in disparte, ma in cuor suo sa di essere la padrona di casa per accogliere tutti. Non è esclusiva, né ha la puzza sotto il naso. Amo la prevenzione nutrizionale, fu amore a prima vista. Scelsi di fare il medico-igienista, ma anche di laurearmi in nutrizione umana, connubio perfetto per la mia professione. La collettività e l’individuo, il gruppo ed il singolo, i sani ed i malati, la prevenzione nutrizionale è per tutti ed è per sempre. Rispondo alle vostre domande, inviatele a: redazione@ilmattinodifoggia.it

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