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Le nuvole parlanti

Del Vecchio, il purosangue di Cerignola diventato Beniamino del fumetto internazionale

Beniamino del Vecchio, classe 1969, milanese di forti origini cerignolane, è da tempo tra i disegnatori più conosciuti del panorama fumettistico italiano e non solo. Sin da giovanissimo decide di dedicarsi a quello che sarà il mestiere della sua vita: disegnare fumetti.

Del Vecchio, il purosangue di Cerignola diventato Beniamino del fumetto internazionale

Dopo l'Accademia di Brera inizia il suo percorso, dal 1995 intraprende la professione disegnando “Bad Moon” per Xenia Edizioni, “Zona X” per Sergio Bonelli Editore e “Lazarus Ledd” per Star Comics. Anni più tardi, nel 1999, entra nello staff di Diabolik, poi nel 2004 disegna diverse storie per Cronaca di Topolinia. Sempre in quell'anno,  inizia a pubblicare la miniserie western a colori, realizzata con la tecnica dell'acquerello, “Tokae”. Da settembre 2017 collabora con Sergio Bonelli Editore per inchiostrare “Dampyr” su matite di Daniele Statella, mentre nel 2018 inizia la cooperazione con diversi editori americani, quali Advent Comics, Kensaj Production, Sonictrail, RCB Studios, e con la casa francese Petit à Petit.

Del Vecchio è un autore coraggioso e sensibile, non teme il cambiamento e, nel corso della sua carriera, non rinuncia alla voglia di tentare l'avventura anche fuori dai confini nazionali. Al momento lavora molto con il mercato francese come altri suoi illustri colleghi, ma rimane legato alla sua terra dell'anima, la Puglia.  

Beniamino vorrei parlare delle tue origini… I tuoi sono di Cerignola, che rapporto hai con la Puglia e la Capitanata?
Ho un rapporto molto intenso, sin da piccolo sono sempre andato a Cerignola almeno tre volte l'anno visto che i miei genitori sono di Cerignola e lì abbiamo tanti parenti. Ho dei bellissimi ricordi, settembre lo si passava a Cerignola, nella campagna dai miei zii che avevano delle piante di fichi e io mi divertivo a mangiarne i frutti. Una parte di me sente molto l'attaccamento alle radici, è una meridionalità al 50%; considera che sono nato e vissuto sempre a Milano, ma il mio sangue è pugliese e ho vissuto tante esperienze in Puglia.

La tua passione per i fumetti nasce da quando eri piccolo?
Si, mi piacevano già da allora, ai miei tempi si leggeva un tipo di fumetto diciamo “educativo”, soprattutto molti Topolino. Poi nella mia vita di lettore sono iniziati a comparire i manga giapponesi,  Goldrake in particolare, per me era una passione enorme, ne ritagliavo le immagini sul Corriere della Sera anche se erano in bianco e nero, poi acquistavo i giocattoli vari. In quel periodo (correva l'anno 1982) uscivano in edicola fumetti tratti dai cartoni giapponesi scritti e disegnati da autori italiani. Ma cominciavano ad arrivare anche i fumetti giapponesi. Successivamente ho scoperto Dylan Dog, lo portarono degli amici e rimasi colpito da questo fumetto così innovativo tanto che sono andato a recuperare i numeri vecchi alla “ Borsa del fumetto”. In ultimo è arrivata la grande passione per Ken Parker: rimasi colpito dalla copertina di un albo, credo si chiamasse “Casa dolce casa”, era dipinta ad acquerello, una tecnica che amavo molto sin da ragazzo, ne rimasi folgorato e dopo scoprii che anche le storie di questo personaggio erano meravigliose.

Parliamo della tua scelta di diventare disegnatore? Era un'epoca non semplice per questo tipo di lavoro...
Era proprio angosciante direi. Non sapevi dove andare a parare, andavi a tentoni, ti basavi anche sulle cose che vedevi dagli altri disegnatori. Ho scelto un percorso classico: liceo artistico, poi l'Accademia di Belle arti di Brera. Proprio nel periodo dell'Accademia di Brera mi è venuta idea di far diventare reale “Sogniefumetti”, una fanzine che poi ho realizzato con alcuni amici. Erano belle esperienze, oggi gli aspiranti fumettisti hanno strumenti più importanti per potersi far conoscere, grazie a internet, all'epoca non era semplice. Comunque, mi dedicavo con passione ai miei “scarabocchi” e cercavo di capire come fare per crescere e apprendere i famosi trucchetti del mestiere. Andavo in Bonelli, copiavo dagli altri: Claudio Villa, Castellini, Civitelli, Ivo Milazzo. Poi iniziai a  proporre i miei disegni, era tipo il 1991/92. Incontrai Decio Canzio che mi regalò un texone e altri fumetti per incentivarmi a continuare, dopo iniziai a relazionare con gli art director della Bonelli.  All'epoca c’era Corteggi, l'avrò incontrato un paio di volte. Poi contattai la Xenia edizioni, che allora pubblicava Demon Hunter e riscuoteva un discreto successo. Volevano pubblicare un fumetto fantascientifico in stile Bonelli e mi diedero lo studio dei personaggi di Bad Moon. Cosi realizzai alcune tavole di prova che vennero accettate dalla direttrice della Xenia Edizioni (ricordo ancora che era il 1 Dicembre del 1994, il giorno del mio compleanno. Fu uno dei compleanni più felici della mia vita). Da lì è cominciata la mia carriera professionale da fumettista.

Vorrei chiederti qualcosa su Ade Capone, uno degli sceneggiatori italiani migliori degli ultimi anni e con il quale tu hai lavorato.
Ade aveva un carattere forte, se lo avevi come amico era piacevole, simpatico, ma lavorarci era dura, pretendeva il massimo. Gestiva da solo la creazione di Lazarus Ledd (soggetti, sceneggiatura, correzioni, editoriale, supervisione disegnatori) e questo comportava  certamente una pressione psicologica importante. Certamente la collaborazione con Ade mi ha completato e devo anche sottolineare la correttezza della Star comics verso i collaboratori. Con Ade ho collaborato anche a un episodio di Erinni per la sua etichetta indipendente Liberty. Ade ne fu molto soddisfatto. Nel 1999 venni a conoscenza che all'Astorina cercavano un collaboratore da affiancare a Franco Paludetti. Presi subito la palla al balzo e realizzai alcune pagine di prova che vennero accettate. Cosi nel Settembre del 1999 cominciai a collaborare in redazione per inchiostrare il popolare fumetto Diabolik. E' stata un'esperienza importantissima che mi ha fatto conoscere tutti i passaggi per la creazione di un fumetto dal soggetto alla stampa.

Hai disegnato una graphic novel molto discussa: "Foiba rossa. Norma Cossetto, storia di un'italiana". Ti va di parlarne?
Non conoscevo la storia di Norma Cossetto e anche il dramma delle foibe. È un lavoro che ho affrontato con grande coinvolgimento. È per me motivo di orgoglio aver realizzato questa graphic novel, oltre che doveroso indagare sulle ingiustizie del passato. Con questo fumetto io non voglio dare giudizi, ma se questi fatti sono avvenuti è giusto parlarne. Si parla tanto dello sterminio degli ebrei ma nel mondo ci sono stati tante altre tragedie simili. L'intento di questo fumetto era di informare i lettori di avvenimenti poco noti in Italia.  

Hai passato diversi anni in Ucraina, come è andata la tua esperienza di disegnatore professionista in un contesto così diverso da quello italiano?
Sono molto affezionato all'Ucraina, sono stati due anni importanti della mia vita (dal 2005 al 2007). Sin da ragazzo ho desiderato vivere per un periodo nei paesi dell'Est per conoscere realtà diverse dalla nostra. Noi italiani andando là ci rendiamo conto di situazioni economiche e sociali molto diverse dalle nostre e impariamo a sentirci più soddisfatti di quanto abbiamo. L'Ucraina è un bel paese e la gente molto affabile. Per quanto concerne il lavoro in quel periodo, io ho continuato a collaborare con l'Italia (con l'editore Salvatore Taormina) perché in Ucraina i fumetti sono poco diffusi e ne vengono pubblicati soltanto pochi fumetti, di origine americana o giapponese. Mentre ero in Ucraina mia moglie, che è più abile di me con il computer, in breve tempo ha imparato a usare Photoshop e mi ha insegnato i primi rudimenti per utilizzare questo programma di disegno al computer.  Poi facendo esperienza ci ho preso gusto e ho realizzato tante pagine con Photoshop, anche se preferisco disegnare in maniera tradizionale su carta. Ci tengo a sottolineare come internet sia uno strumento eccellente per recuperare materiale fotografico.

Come è iniziata la tua collaborazione con gli editori francesi?
Quando sono rientrato in Italia dall'Ucraina, nel 2007, ho ripreso a collaborare con la Star comics per disegnare diversi fumetti. Dopo alcuni anni la Star comics non aveva altri progetti fumettistici e io mi sono rivolto al settore dell'illustrazione collaborando per circa quattro anni con il comitato Pasque Veronesi. Il mio sogno era sempre stato quello di disegnare per editori francesi e utilizzando facebook sono entrato in contatto con editori e sceneggiatori francesi che si sono dimostrati gentili e disponibili a collaborare. Il mercato francese è più prolifico, snello e ti permette di usare  inquadrature e sequenze più libere rispetto al fumetto italiano. Inoltre ti offrono più tempo per il lavoro. In questi ultimi cinque anni di collaborazione con la Francia ho trovato il tempo per inchiostrare un albo di Julia per la Bonelli editore su matite di Daniele Statella.  

Adesso una domanda tecnica: che tipo di strumenti usi per disegnare?
Da tempo disegno con micromine, anche se la matita classica ha un effetto migliore, ma è soprattutto una questione di praticità perché non occorre stare sempre a temperare. Per inchiostrare in maniera pulita uso i pennarelli numerati della Stadtler (misure 005, 01, 02, 05, 08), mi danno un maggiore controllo sul segno. Per la colorazione amo molto gli acquerelli.

Nel tuo futuro professionale che progetti ci sono?
Al momento lavoro soprattutto con il mercato francese, sto preparando una storia a colori realizzata interamente da me per quanto riguarda i disegni e i colori. Si parlerà del passato della chiesa di Morhange, con protagonisti ragazzi adolescenti che vivranno diverse avventure. Mi piace lavorare con i francesi, si lavora con calma, è un mercato più snello e ha meno schemi prefissati su inquadrature e sequenze. Il fatto di poter lavorare con tempi più diluiti è molto importante per un disegnatore.

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Alessia Paragone

Alessia Paragone

Laureata in Materie letterarie presso l'Università degli studi de L'Aquila, docente presso l'Istituto Comprensivo Santa Chiara Pascoli Altamura di Foggia, giornalista pubblicista dal 1996.Ha collaborato e scritto per numerose testate locali e nazionali specializzate nel settore fumetto. Tra le sue passioni il mondo delle nuvole parlanti e l'arte come fuga dalla normalità.

 

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