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Le nuvole parlanti

Giorgio Giusfredi, una striscia di mille vite

Da uno scrittore che ama il buon cibo, la buona musica e il buon bere e che nella prima parte della sua vita è stato cuoco e enologo, non puoi non aspettarti che sappia scrivere storie interessanti.

Giorgio Giusfredi, una striscia di mille vite

Giorgio Giusfredi, lucchese, classe 1984, tra gli sceneggiatori emergenti del panorama fumettistico italiano. Curatore di Dampyr assieme al co-creatore Mauro Boselli (papà del personaggio assieme a Maurizio Colombo), ma scrive anche storie per Tex e Zagor. Un uomo dalle mille vite lavorative al quale va riconosciuta l’indubbia tenacia nell'aver saputo realizzare il suo sogno.

Giusfredi artista a tutto tondo, è l'uomo che ha il coraggio di lasciare il certo per rincorrere un sogno, senza mai rinnegare il passato anzi facendone tesoro. Parte dal suo essere e del suo vissuto, che utilizza per scrivere trame avvincenti che gli hanno permesso di diventare autore tra i più apprezzati della Bonelli, praticamente una delle maggiori istituzioni del fumetto italiano. Oltre alle sceneggiature bonelliane, l'autore ha scritto alcuni racconti in prosa, trai quali “Le code delle lucertole” molto apprezzato dagli amanti del jazz (come la sottoscritta) dedicato al famoso trombettista Chet Baker. 

Giorgio come è iniziata la tua avventura nel mondo del fumetto? 

Ne sono sempre stato un appassionato sin da piccolo e poi, per merito di Graziano Frediani, il giornalista principale della Sergio Bonelli Editore, sono entrato in contatto con la redazione della “Fabbrica dei sogni” e con tutti gli autori che per me erano star e con cui adesso ho la fortuna di collaborare. Dopo alcuni articoli per la collana Almanacchi (ora Magazine) curata da Graziano, che furono i primi lavori reali di scrittura nella mia vita, realizzai un lunghissimo e orrendo soggetto di Zagor che presentai a Moreno Burattini. Lui gentilmente mi spiegò punto per punto perché quel soggetto era tremendo (e lo era), ma non mi scoraggiò del tutto, bontà sua: mi disse che non avrebbe potuto sorbirsi un altro malloppone come quello e mi invitò a mandargli spunti di poche righe, dai quali si poteva capire se c’era qualcosa su cui lavorare. In quegli spunti qualcosa c’era e, prendendo l’inizio da uno di essi, Maurizio Colombo mi disse “ti insegno a sceneggiare”. Ero un lettore appassionato di Tex, Zagor e Dampyr, ma decisamente ignorante nella sceneggiatura e devo ringraziare i maestri che ho citato e che io stimavo e stimo e seguo tuttora, insieme a Mauro Boselli, che poi notato la mia collaborazione e che mi ha assunto come suo assistente facendomi fare un ulteriore balzo in avanti nel mondo del fumetto: oggi non lavoro solo come sceneggiatore, ma principalmente sono editor sulle mie testate preferite proprio al fianco del Boss.

Quanto è importante essere lettore per scrivere fumetti?

Secondo me è fondamentale. Chi legge conosce il personaggio e come lo si racconta. Scrivere è come fare musica, più ne ascolti e più il tuo orecchio diventa accordato… come quando vuoi cucinare una ricetta che ti piace: se hai assaggiato più pietanze e visto mentre qualcuno le preparava, hai inevitabilmente anche affinato il tuo gusto. Personaggi come Tex e Zagor sono storici, hanno un carattere ben delineato, ci sono tante regole importanti da rispettare. Le storie di Dampyr possono essere meno improntate sul personaggio principale, ma più corali. Come con la musica e con la cucina, bisogna capire che cosa si sta suonando o quale tipo di pietanza si vuol preparare.

Mi descriveresti la tua giornata tipo? Lavori a casa o in redazione con i colleghi?

Durante la settimana arrivo al mattino presto in redazione, poi rimango lì fino a sera, nei  weekend torno a Lucca per guardare la partita con mio padre sul divano e vado dal birraio a ricaricarmi a suon di birre. Lavorare in redazione è fondamentale e in Bonelli abbiamo un bel team di redattori, ma anche con i disegnatori, che invece lavorano ognuno da casa propria, si instaura sempre un ottimo feeling, del resto siamo coppie di artigiani che devono avere stessa visione per portare a termine un prodotto degno della nostra Casa editrice.

Come è il tuo rapporto con i disegnatori all’opera sulle tue storie? Concedi mai licenze stilistiche?

C’è pochissimo margine per concederle, certo, accetto suggerimenti, se uno mi fa notare che c’è un errore nel racconto e pertanto non funziona, in tal caso si discute come rendere al meglio la storia, come raccontare la scena che magari aveva qualche zoppìa nella sceneggiatura.

Esiste qualche personaggio sul quale vorresti lavorare e non lo hai ancora fatto?

In realtà, come ho detto prima, io già lavoro sui miei personaggi preferiti, mi sarebbero piaciuti anche Miister NoMartin Mystere, Nathan Never oppure Dylan Dog (anche i berardiani Julia e Ken Parker), ma per adesso, sono molto impegnato e non ne avrei comunque il tempo di dedicarmi ad altri progetti.

Secondo te che qualità deve avere uno scrittore? 

Deve essere bravo a leggersi e criticarsi, deve essere curioso, leggere  tanti libri e vedere tanti film, non pensare che un mestiere artistico non sia un lavoro e che non comporti fatica e che il talento esca dal corpo come il sudore! Ci vuole impegno, bisogna perdere tantissimo tempo ricordandosi che spesso di 1000 idee che scrivi 10 sono quelle adatte.

La musica ti aiuta a entrare nel mood?

La musica è molto influenzante, jazz e blues, ad esempio, funzionano per i western di Tex, laddove occorre andare dritti al punto per scrivere  frasi secche ed efficaci

Come vedi il futuro del fumetto? Trovi che ci sia crisi come dicono molti? 

Più che crisi del fumetto (mi sembra che sia, nella carta stampata, l’unico ramo fiorente) parlerei dell'editoria in generale… A differenza della Bonelli, mi sembra che da parte dei grandi editori ci sia la tendenza generale di inseguire mode rendendo scrittore chi scrittore non è. Occupare scaffali, invece di produrre volumi in linea con il proprio spirito editoriale…

Lo stop alle manifestazioni, ora in lenta ripresa, secondo te possono aver influito negativamente per la vendita dei fumetti? 

La mancanza delle fiere del fumetto ha influito sul mercato della libreria sicuramente, ma non sul circuito delle edicole che sono state isole di speranza anche nei momenti più neri di chiusura per la pandemia.

Cosa consiglieresti a chi vuole fare il lavoro si sceneggiatore? Al momento esistono anche diverse scuole di preparazione che ne pensi?

Il primo consiglio è quello di leggere e rileggere anche molte volte le storie più belle, per capirne il mood, proprio come una musica, come si diceva prima. La scuola è utile e sono sicuro che alla fine ti da quel qualcosa in più, ma poi il lavoro si impara facendolo, come in tutti i mestieri. Io, per esempio, non sapevo quasi niente sulla tecnica e le regole d’ingaggio della sceneggiatura, ma ero un lettore vorace e appassionato…

Hai mai la “sindrome da spazio bianco”? 

Sinceramente ho talmente tante cose da fare che è la più lontana delle mie paure, ho molte idee nel cassetto e, anzi, vorrei più tempo per poterle sviluppare tutte.

Te lo chiederanno in molti, ma non posso resistere alla curiosità: come si arriva al mestiere di sceneggiatore passando per la cucina? Quando hai scoperto che la penna ti piaceva più della pentola?

Devi sapere che alle scuole medie la mia professoressa di lettere era molto arrabbiata con me perché avevo scelto l’Istituto Alberghiero, invece che il Liceo Classico. Mi diceva che avrei dovuto scrivere e che “I pentoloni sono pesanti, mentre la penna è leggera”. All’epoca ero combattuto, fare il cuoco rappresentava il mestiere sicuro, la scrittura invece no. Anni dopo la stessa professoressa venne a mangiare nel ristorante dove lavoravo come cuoco, mi disse che avevo fatto la scelta giusta proprio nel momento in cui (lei non lo sapeva) stavo provando a cambiare la mia vita lavorativa!

La tua cucina e la tua scrittura hanno qualcosa in comune? Sei uno chef di nouvelle cuisine oppure di cucina tradizionale?

Per quanto mi riguarda, nella cucina, come nella scrittura, la semplicità, il classico e la tradizione sono la base importante, anzi fondamentale. Come dice Samuele Bersani non occorre “complicare il pane”, non serve complicare le cose, è velleitario. Comunque sia cucinando che scrivendo ognuno mette sempre qualcosa di se stesso dentro, inevitabilmente personalizza la ricetta.

Oltre che scrittore, cuoco ed enologo tu sei un ottimo conoscitore di musica e forse non tutti sanno che hai scritto un libro sul grande trombettista Chet Baker. Come nasce questa esperienza?

Tra le tante cose (troppe, se si vuole non annoiare) che non ti ho raccontato c’è la mia bella esperienza con la scuola di scrittura creativa Barnabooth di Sebastiano Mondadori. Lui anche mi ha insegnato che più che imparare a scrivere bisogna imparare a leggere. Per il suo corso ho scritto “le code delle lucertole” e lui me lo ha editato. Quel racconto è ambientato a Lucca, la mia città natale ai tempi in cui Chet fu rinchiuso in carcere nella cittadina toscana. Rinchiudere per motivi semiridicoli un artista del genere era tutt’altro che motivo di vanto… Invece io posso essere orgoglioso di aver visto uscire questa mia storia sulla collana “I corsivi” edita dal “Corriere della Sera” tra Buzzati e Calvino… Probabilmente, ne pubblicavano uno buono e uno no alternandoli…

E adesso una domanda "fru fru". Approfitterei della tua passione per la musica per giocare ad abbinare alcuni personaggi del fumetto a qualche gruppo o artista. 

Dylan Dog?

Direi i Cure.

Tex?

Un rock classico, tipo country rock laconico tipo Johnny Cash.

Dampyr? 

Per Dampyr rispondo quel che penso potrebbero dire i miei maestri. Per Bos: folk rock europeo, magari una ballata rivista in chiave moderna, per Colombito direi una struggente sinfonia elettronica dei Tangerine Dream….

Quali sono le novità in cantiere? 

Per quanto mi riguarda a settembre debutto su Tex Willer con una storia a cui tengo molto disegnata da Fabio Valdambrini dal titolo “Il mio amico Hutch”. Poi l’anno prossimo penso usciranno il mio Tex disegnato dal grande autore argentino Carlos Gomez e forse anche una storia di Dampyr. Sto lavorando anche a due storie importanti per Zagor. Una con i disegni di Marco Villa e l’altra… Non posso dirlo!

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Alessia Paragone

Alessia Paragone

Laureata in Materie letterarie presso l'Università degli studi de L'Aquila, docente presso l'Istituto Comprensivo Santa Chiara Pascoli Altamura di Foggia, giornalista pubblicista dal 1996.Ha collaborato e scritto per numerose testate locali e nazionali specializzate nel settore fumetto. Tra le sue passioni il mondo delle nuvole parlanti e l'arte come fuga dalla normalità.

 

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