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Le nuvole parlanti

Le vette del fumetto di Germano Massenzio raggiunte da "La sedia del diavolo" della sua Motta Montercorvino

«Volevo raccontare questi territori a me cari sin dall'infanzia, mi sentivo quasi in debito, mio padre era di Motta Montecorvino (Fg), così ho conosciuto questa zona, questi luoghi che poi con queste pale eoliche hanno dato un cambiamento al paesaggio»

Le vette del fumetto di Germano Massenzio raggiunte da "La sedia del diavolo" della sua Motta Montercorvino

Illustratore, docente di fumetto (presso l’Accademia del fumetto di Caserta e la Scuola d’arte In Form of Art di Napoli) ma soprattutto autore di graphic novel di grande sensibilità, Germano Massenzio è artista a tutto tondo. Al Comicon 2019 ha presentato con successo il libro “La sedia del diavolo”- Douglas Edizioni- scritto e disegnato da lui, dedicato alla terra d’origine di suo padre: Motta Montercorvino, in provincia di Foggia.

Germano, come nasce la tua passione per i fumetti?

Io appartengo a quella generazione cresciuta con gli anime, che io diversi anni fa ho definito la “Goldrake generation”, per intenderci. Siamo nati prima guardando i cartoni animati per poi passare a leggere i fumetti, un passaggio normale, quasi inevitabile. Come gli anime, anche il mondo del fumetto mi ha dato la possibilità di conoscere degli autori straordinari che grazie al loro fantastico immaginario hanno poi influenzato le nostre scelte.

Come sei diventato disegnatore professionista?

All'inizio ero soprattutto autodidatta, poi ho avuto la fortuna di conoscere diversi maestri che mi hanno dato dei consigli importanti sul modo di lavorare, in seguito ho frequentato un corso, per l'esattezza un master, di una scuola di Fumetto, dove mi hanno aiutato a crescere per il tipo di lavoro che volevo realizzare. Io penso per chi vuole esprimersi in questo campo, il fumetto è qualcosa che ognuno di noi già ha dentro di sé, è innato, ma deve essere bravo poi a farlo “uscire” fuori. Questo lavoro è un percorso duro che pian piano cresce, si evolve. Io ho cominciato in un periodo nel quale stavano nascendo un buon numero di autori e disegnatori del fumetto italiano, che cominciavano a pubblicare con case editrici minori che con il tempo sono diventate importanti, non dimentichiamo poi quelli che si sono fatti conoscere tramite il web cito Sio per esempio, ma anche Zerocalcare. Oggi il mondo delle nuvole parlanti comunque è in piena avanguardia, venti/trenta anni fa sarebbe stato difficile collocare alcuni autori nel mondo del fumetto italiano.

Quali sono stati e sono i tuo idoli?

Ma i nomi sono diversi, ogni autore “lascia” in me qualcosa del suo modo di lavorare, poi vado un po' a periodi…

Molti anni fa erano di gran moda le riviste specializzate su fumetto, penso a Linus, L'intrepido, Eureka, Frizzer e molte altre. Molti autori italiani e stranieri avevano avuto la possibilità di farsi conoscere e apprezzare proprio grazie a queste pubblicazioni, trovi che allo stato attuale la mancanza di questo genere di giornali sia causa di mancanza di opportunità per i nuovi artisti del fumetto?

Le ricordo tutte benissimo, l'ultima grande rivista è stata una bolognese: Mondo Naif che ha influenzato il mio modo di fare fumetti. Mi è dispiaciuto poi vedere diversi anni fa che ha chiuso i battenti, ma ormai le pubblicazioni di autori sono così tante che l'opportunità per farsi vedere c'è sempre.

Cosa pensi dei colleghi fumettisti di ultima generazione?

Tra loro ci sono molti disegnatori bravissimi, però quello che a molti manca è la capacità di raccontare oltre che disegnare. Non sono molti gli autori completi, ancora meno quelli che riescono a raccontare storie che toccano le emozioni.

Tu sei da sempre un autore di grafic novel, ma hai mai pensato di lavorare su serie regolare?

Si direi che il mio lavoro come genere lo possiamo inquadrare in quel filone, comunque no, la serialità non l'ho mai desiderata, per natura non mi appartiene. Il mio scopo è quello di raccontare oltre che disegnare, questo può essere o sembrare un limite, oggi si racconta tanto ed è difficile essere originale, ma è quello che mi piace fare. Non è una strada semplice essere sceneggiatore (nel mio caso mi ritengo raccontastorie), oltre che disegnatore, soprattutto perché oggi gli appassionati sono esigenti, sei sempre alla prova. Oggi il lettore è una “professione!!!”

Come nasce il tuo ultimo lavoro a fumetti dal titolo “la sedia del diavolo”?

Volevo raccontare questi territori a me cari sin dall'infanzia, mi sentivo quasi in debito, mio padre era di Motta Montecorvino (Fg), così ho conosciuto questa zona, questi luoghi che poi con queste pale eoliche hanno dato un cambiamento al paesaggio. Parallelamente il racconto parla anche di temi ambientalisti, in maniera molto velata. L’idea di realizzare questo fumetto nasce diversi anni fa da un'esperienza personale, ma non volevo raccontare solo qualcosa di autobiografico, ma qualcosa dove ogni lettore potesse trovare “qualcosa di sé” leggendo il fumetto, così è stato…a riguardo ho avuto tantissime testimonianze. Ritengo che a volte non sia importante sapere “chi” sta raccontando. In quest’ opera la torre diciamo che può rappresentare metaforicamente anche l'anziana del paese, che tra età e acciacchi resta sempre in piedi, ma magari resta sola tra figli e nipoti; le pale eoliche possono essere viste invece come le persone che ritornano al luogo natio nel periodo estivo o come la nuova generazione, tutta omologata, inteso a livello sociale, culturale e di outfit. Anche se con tanti difetti, le pale eoliche alla fine facevano compagnia alla torre, rendendo meno amara la sua solitudine.

La scena della torre in mezzo alle luci delle pale eoliche la trovo la più bella del libro… ha una poesia...

In realtà inizialmente quella parte la vedevo come il tallone d'Achille del racconto. Credevo non avrebbe funzionato questo monologo tra torre e pale, la rividi diverse volte nella sua struttura, per me funzionava, ma prima di sottoporla all’editore, la feci leggere a più di un collega sceneggiatore, che invece la trovarono subito molto bella e originale.

"La sedia del diavolo" ha avuto gran successo ed è stata protagonista di una bella mostra…

Nel 2019 nel circuito Comicon Off (il Comicon è una tra le più grandi mostre fumetto italiano n.d.r.) ci furono le mostre con le tavole originali di una parte degli artisti di quella edizione, io fui invitato ad esporre alcune tavole del mio fumetto, fu un grande successo. La mostra fu ospitata presso la galleria d’arte “In Form of Art” di Napoli, contemporaneamente ad altre mostre dislocate in altre strutture cittadine.

In genere come lavori? Cosa usi?

Di base inchiostro di china, acquerelli, pastelli e gouache, dipende da quello che devo raccontare, di solito prendo appunti, poi passo agli storyborad della sceneggiatura, aggiungo accanto ipotetici dialoghi, riguardo la storia e poi passo alla stesura della tavola.

Ultimi progetti?

Progetto in corso affiancato con amico sceneggiatore, in cantiere molti.

Vorrei chiederti qualcosa del lavoro che hai realizzato con Michelangelo Iossa… ho visto sul tuo profilo Instagram un disegno molto bello di Rino Gaetano…

Si è un lavoro che ho realizzato appositamente per il mio amico scrittore-giornalista  Michelangelo che mi ha coinvolto in parte per la realizzazione di questo bellissimo libro su uno dei più grandi cantautori italiani. Questo mio lavoro ha accompagnato l’uscita di questo libro e devo dire la verità che ha riscosso molto successo, ho avuto tantissimi apprezzamenti e giuro che non me lo aspettavo!

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Alessia Paragone

Alessia Paragone

Laureata in Materie letterarie presso l'Università degli studi de L'Aquila, docente presso l'Istituto Comprensivo Santa Chiara Pascoli Altamura di Foggia, giornalista pubblicista dal 1996.Ha collaborato e scritto per numerose testate locali e nazionali specializzate nel settore fumetto. Tra le sue passioni il mondo delle nuvole parlanti e l'arte come fuga dalla normalità.

 

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