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Le nuvole parlanti

Pasquale del Vecchio, le cavalcate con Tex Willer da Manfredonia al west

Si trasferisce sin da ragazzo a Milano, sede delle più importanti case editrici del fumetto, iscrivendosi ad Architettura, ma il suo sogno resta quello di lavorare come disegnatore. 

Pasquale del Vecchio, le cavalcate con Tex Willer da Manfredonia al west

Pasquale del Vecchio, classe 1965 e manfredoniano d’origine, è ormai tra gli storici disegnatori di Tex. Si trasferisce sin da ragazzo a Milano, sede delle più importanti case editrici del fumetto, iscrivendosi ad Architettura, ma il suo sogno resta quello di lavorare come disegnatore. Prima del suo incontro con l’eroe senza macchia del western bonelliano, inizia a lavorare nel fumetto collaborando con la rivista "1984" e con Il Giornalino, settimanale della San Paolo Edizioni, per il quale hanno collaborato alcuni tra i più importanti nomi del fumetto italiano. Nel 1991 disegna insieme a Davide Toffolo Memphis Blue per le pagine di Cyborg, una storia scritta da Daniele Brolli, successivamente viene contattato dalla Sergio  Bonelli Editore che gli commissiona una storia per Zona X mai pubblicata. L'esordio ufficiale per l'editore di via Buonarroti avviene nel 1 993 sulle pagine di Nick Raider e due anni dopo disegna una nuova storia per Zona X. In seguito Del Vecchio entra nello staff di Napoleone e alla chiusura della serie approda tra i disegnatori di Tex. Le sue prime tavole dedicate al ranger saranno quelle incluse nella storia intitolata Soldi sporchi (albi n. 561 e 562), su sceneggiatura di Claudio Nizzi.

Pasquale una curiosità prima di iniziare l’intervista, qual'è il tuo primo ricordo legato al fumetto? Il mio ad esempio, è quello di quando leggevo di nascosto i Diabolik che mio nonno nascondeva sotto il cuscino della poltrona. ( All’epoca Diabolik era considerato lettura nociva per le giovani menti n.d.r.)

Il primo fumetto che ho letto, in assoluto, è stato un Tex che mi comperò mio padre. In quei giorni dovevo essere operato alle tonsille, ero ovviamente spaventato e mio papà mi fece questo regalo per distrarmi e tranquillizzarmi. Non ricordo esattamente di che numero si trattasse, ma era storia horror.

Come sei diventato disegnatore professionista? Che studi hai fatto, che esperienze di lavoro hai avuto prima di arrivare alla Bonelli?

Ho fatto il liceo scientifico a Mnafredonia, poi architettura. Ho scelto Milano come sede universitaria anche perché vi erano le maggiori case editrici, il mio intento era cominciare a studiare e poi lavorare nel fumetto, Alla fine mi sono laureato, ma negli ultimi anni già lavoravo come disegnatore professionista. Ho realizzato nel frattempo alcune storie brevi per il Giornalino, all'epoca c'era Gino d'Antonio come direttore, tramite lui sono arrivato alla Bonelli su Nick Raider, che è stato una sorta di scuola, poi Napoleone, personaggio creato da Carlo Ambrosini e infine sono approdato a Tex agli inizi degli anni 2000

Tu disegni uno dei personaggi più famosi del panorama italiano, Tex, credo che praticamente non esista persona che non lo conosca e la maggior parte di noi ha divorato gli albi (Tex piace anche al pubblico femminile). Quando si ha il compito di lavorare su una figura totemaica come questa, come si arriva alla definizione vera e propria del lavoro? Che approccio hai avuto? Hai tenuto conto del "passato" stilistico del personaggio oppure hai preferito lavorarci ex novo?

Tex esce da 73 anni di storia editoriale, è uno dei personaggi del fumetto di maggior successo nella storia, Come spesso accade Tex ha un gruppo di fan molto legati, io stesso sono appassionato del west sin da piccolo, pertanto avevo già una formazione sul genere. Pertanto quando Sergio Bonelli mi ha chiesto di lavorare su Tex in realtà è stato per meè stato un ritorno alle origini, non partivo da zero. Ero cresciuto con Giovanni Ticci, Ivo Milazzo di Ken Parker… Per quanto riguarda la definizione del personaggio, prima e dopo Villa prima non c'è caratterizzazione di Tex, quello di Galeppini è tipico, Villa invece ha dato nuova vita al suo volto rendendolo più realistico e robusto rispetto al classico.

Puoi parlarci di come ti documenti prima di metterti al lavoro su una storia nuova?

Cerco sempre di procurarmi libri per la documentazione, che è una parte importante del mio lavoro, rispetto al passato adesso con il web è più facile trovare del buon materiale. Mi piace usare le foto tradizionali del west, la mitizzazione western fatta dal cinema hollywoodiano spesso non è attinente. Faccio un grande lavoro su abiti e interni, ad esempio, si vedono sempre fucili winchester io invece cerco di differenziare, metto anche le colt. Per fare fumetti bisogna sempre documentarsi con scrupolo

Quando inizi una nuova storia in genere leggi prima tutta la sceneggiatura prima di iniziare oppure procedi a step?

Avercela... se la ho tutta la leggo, per un disegnatore è comodo poterla avere completa perchè agevola lo sviluppo della storia dei personaggi, ad esempio, a volte ti capita un personaggio che caratterizzi meno perchè pensi che sarà poco importante nella vicenda, ma poi succede il contrario! Comunque è importante anche sapersi adeguare alle esigenze produttive, tenete presente che spesso gli sceneggiatori lavorano in contemporanea su più storie.

Mi piacerebbe sentire da te un ricordo legato a Sergio Bonelli...

Ho un bel ricordo di lui, era sempre gentile, io poi lo vedevo come una sorta di uomo che ha creato il fumetto. Era anche un grande affabulatore, nella sua vita ha fatto tanti viaggi e quando ci si trovava a qualche cena ti trascinava nei racconti in maniera affascinante. Ricordo di una volta quando io e un altro collega facemmo con lui un viaggio in macchina per arrivare in Liguria e lui ci ha tenuti per tutto il tempo a bocca aperta ad ascoltare i suoi racconti.

Quali difficoltà tecniche hai trovato in Tex?

All’inizio nelle prime pagine l’atmosfera western anche se avevo passione per il genere fino a quel momento i miei lavori erano in ambito metropolitano, avevo imparato a disegnare le macchine… La prima storia di Tex che ho disegnato si svolgeva nel deserto del Gila, spazi vuoti e cieli bianchi che non sapevo come gestire, poi lavorando ho imparato a farlo. Ovviamente un’altro elemento difficile nel western sono i cavalli. Disegnarli in un fumetto, mentre si muovono coerentemente con il cavaliere non è semplice, credo siano il tormentone di chi si accinge a fare il western. Il viso di Tex anche è difficile da fare, i suoi comprimari ( Kit Carson ad esempio) sono caratterizzati, ma il suo è regolare e basta pochissimo per tradire il personaggio stesso, basta accentuare un particolare per andare fuori registro.


Preferisci realizzare le scene statiche o le dinamiche?

Le scene dinamiche e gli ambienti all’aperto li preferisco diciamo che un po pesanti da disegnare sono le scene con i dialoghi tra persone che durano per varie pagine, nel fumetto si legge da sinistra verso destra e quando questi personaggi parlano tipo attorno ad un tavolo diventa complicato.

C'è qualche personaggio che non hai fatto e ti piacerebbe fare?

Sono più legato alle storie, agli autori che ai personaggi.Il vero valore aggiunto è la storia con dei bei dialoghi scorrevoli. In generale mi piacciono i personaggi non regolari con particolari accentuati.


Quali sono i prossimi progetti in cantiere?

E’ appena uscito in edicola il mio ultimo lavoro l’albo “Sfida a Fort Owen” sceneggiato da Mauro Boselli. Una storia di ben 310 pagine!

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Alessia Paragone

Alessia Paragone

Laureata in Materie letterarie presso l'Università degli studi de L'Aquila, docente presso l'Istituto Comprensivo Santa Chiara Pascoli Altamura di Foggia, giornalista pubblicista dal 1996.Ha collaborato e scritto per numerose testate locali e nazionali specializzate nel settore fumetto. Tra le sue passioni il mondo delle nuvole parlanti e l'arte come fuga dalla normalità.

 

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