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Il più grande farmaco che guarisce è il Vuoto

Spesso soffriamo per la solitudine a cui siamo poco abituati ma solo facendo spazio al vuoto nella nostra vita si crea la possibilità che qualcosa di nuovo si presenti.

Il più grande farmaco che guarisce è il Vuoto

"Nelle stanze di Andrea": opera di Loredana Cacucciolo (Galleria Piziarte.net)

Quasi tutti ci troviamo a vivere periodi di solitudine non voluta che in genere iniziano con una perdita, un lutto, un abbandono o lo struggente desiderio di qualcuno. Eccezionalmente, con una pandemia. Molti, in questo momento, sono infatti obbligati a stare a casa da soli. Un giorno, il marito della scrittrice Ardis Whitman abbracciò in fretta la moglie, si precipitò fuori di casa, fu colpito da un attacco di cuore e non tornò mai più. Anni dopo lei scrisse alcuni lati inaspettatamente gratificanti della solitudine: <Come il primo debole sole dopo la pioggia, c’è un tenue eppur crescente calore che è connaturato nella solitudine, inattesa quanto lo è il dolore. Il calore viene dal ricordo…e anche da un senso crescente della nostra identità personale. Quando viviamo circondati dagli altri, parte della passione e dell’intuito che ci sono naturali filtra via nella dispersione delle piccole conversazioni. Nei momenti più difficili si crederebbe che quanto stia accadendo sia la fatica umana definitiva: forgiare l’anima. La potenza della vita viene da dentro; va in quella direzione. Pregate, meditate. Raggiungete quei luoghi di luce che sono dentro di voi>. Ecco che il più grande farmaco che guarisce è il Vuoto. Nonostante per il senso comune la parola vuoto evochi qualcosa di negativo (viviamo in un’epoca in cui non siamo mai da soli, siamo sempre connessi e il silenzio ci fa paura), la psicologia, soprattutto quella ad orientamento junghiano, sa bene quanto benessere possa derivare dalla ricerca del vuoto. E’ nel vuoto che i disagi e l’anima trovano ristoro e forze. Il vuoto mentale è difatti salutare: preoccupazioni, dolori, paure, ossessioni e ragionamenti inutili fluiscono via, fuori da noi. Le parole aumentano il disagio, il vuoto guarisce. Tale senso di vuoto rende inoltre la psiche pronta ad accogliere le novità in modo costruttivo. Solo facendo spazio al vuoto nella nostra vita si crea la possibilità che qualcosa di nuovo si presenti. Del resto, anche i Taoisti lo dicevano: il Vuoto è un’energia fondamentale per darci equilibrio, stabilità e tranquillità. Vuoto, Silenzio e Nulla sono stati d’animo con cui guardare dentro se stessi. Occorre, perciò, avere spazio dentro di sé, fare vuoto, per far emergere se stessi. E’ bene, dunque, vedere la solitudine come una necessità dell’anima, un’occasione e non qualcosa da cui fuggire. <Da tale vuoto assoluto…sboccia meravigliosamente l’azione>.

BIBLIOGRAFIA

Jean S. Bolen. Le dee dentro la donna. Astrolabio Ubaldini Edizioni. 1991.

E. Herrigel. Lo Zen e il tiro con l’arco. Adelphi. 1987.

https://www.riza.it/psicologia/l-aiuto-pratico/7143/il-primo-ricostituente-della-mente-il-vuoto.html 

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Tiziana Prencipe

Tiziana Prencipe

Il desiderio è una forza che ci attraversa. E’ diversa. Non è la forza dell’io semplicemente, ma è qualcosa di ulteriore rispetto all’io. E’ così che la psicologia mi ha trovato e io mi sono fatta trovare. Ho conseguito, quindi, la laurea in psicologia clinica e della salute a Chieti e, ben presto, la specializzazione in psicoterapia presso l’Istituto Riza di medicina psicosomatica di Milano. Non solo una preparazione professionale, ma un vero e proprio percorso interiore. Ho ottenuto poi un master in perizia e psicologia giuridica e attualmente svolgo la libera professione in qualità di psicologa e psicoterapeuta, esperta in tecniche di rilassamento a mediazione corporea e tecniche immaginative.  Al contempo sono relatrice in numerosi convegni, corsi e dibattiti su tematiche di psicologia. Una mente e dunque un corpo. Un corpo danzante, una passione chiamata ballo: per anni atleta agonista della federazione italiana danza sportiva. Quando qualcuno rinuncia ad ascoltare la chiamata del proprio desiderio, lì la vita si ammala.

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